Sicilia, affari di “stato”

Oltre 6 milioni di passeggeri, declassato per venderlo a privati?
Oltre 6 milioni di passeggeri, declassato per (s)venderlo a privati?

Prendiamolo come vogliamo, o ci piace meglio, il termine “stato”. Se leggiamo questa voce nel dizionario Devoto-Oli, veniamo a sapere che “stato” è “la condizione reale che presenta una cosa o una persona rispetto alle sue caratteristiche contingenti”, e se scriviamo questo termine con la “S” maiuscola, cioè “Stato”, si intende “la struttura gerarchica e burocratica del Paese in quanto politicamente organizzato”. In un modo o in un altro, quindi, se discutiamo di questioni importanti che riguardano la Sicilia, in un modo o in un altro, riteniamo di non essere in errore se tali questioni le definiamo “affari di stato”.

A cosa ci riferiamo?

Ci riferiamo a tante, tante cose che accadono nell’Isola, cose che sono sotto gli occhi di tutti, “cose” che dovrebbero essere “Siciliane”, ma che non sono “cose nostre” perché in Sicilia non vengono determinate, in quanto la Sicilia non decide nonostante abbia un suo Parlamento e suoi rappresentanti nel Governo nazionale.

Esempi? Tanti, ma ne esponiamo solo due per i recenti dibattiti aperti (volontari, involontari o strumentali?):

  • il declassamento dell’aeroporto di Catania Fontanarossa e la (conseguenziale?) ipotesi di vendita (o svendita?) a compagini (multinazionali?) private;
  • la realizzazione del MUOS (americano) a Niscemi;

L’aeroporto di Catania-Fontanarossa.

È stato “declassato” nonostante la sua consistente mole di traffico (oltre sei milioni e mezzo di passeggeri in un anno), utilizzato da sette provincie e oggi collocato al 16° posto, dietro scali la cui attività non è significativa. Ai vertici ENAC si discute già su quale Compagnia internazionale “privata” indirizzarne la vendita. Non è una novità il tentativo di “svendere” lo scalo aereo etneo: per la cosiddetta “privatizzazione”, in passato, si sono espressi eminenti personaggi politici (siciliani!), imprenditori (siciliani!) più o meno accreditati, responsabili degli stessi Enti della Società di gestione. In passato le mire su questo aeroporto, però, erano circoscritte territorialmente, cioè erano mire quasi esclusivamente “siciliane”. Oggi il discorso è diverso, è cambiato: gli appetiti sono (almeno in apparenza) “stranieri”. Più che giustificata la presa di posizione dell’ex presidente della Camera di Commercio di Catania e attuale presidente Confcommercio Sicilia, Pietro Agen che ha sostenuto …mi ha spaventato la prontezza dell’intervento dell’on. Vito Riggio, perché quando l’aeroporto di Catania diventa sedicesimo in Italia, perché questo dice la classifica ed è superato da due aeroporti sardi, messi assieme fanno la metà del movimento di Catania e che entrambi sono gestiti interamente dal pubblico, mi chiedo: perché si dice che Catania deve vendere velocemente e si indica anche il prezzo di vendita (….) Io comincio ad avere dei dubbi anche sul fatto che si debba vendere. Prima ero favorevole, ora comincio ad avere dubbi. Perché mi chiedo: in Italia, i privati pensano di poter comprare ciò che produce utili e di lasciare al pubblico ciò che produce perdite. Se questo è il percorso allora cambio idea. Dico non vendiamo più, perché l’aeroporto di Catania produce utili…”.

Bene. Abbiamo dimenticato che lo scalo di Catania è dato “in concessione” dal ministero dei Trasporti-ENAC! Bene, ebbene: questa “concessione” può essere revocata in qualsiasi momento a seguito di decisione governativa e gli Enti che compongono la Società aeroportuale (l’ASAC poi trasformata in SAC), che hanno “creato” in pratica questa scalo alla fine potranno non avere alcuna voce in capitolo sulla questione “vendere o non vendere”!

Il MUOS di Niscemi.

Ci siamo occupati spesso su queste colonne de “La Voce dell’Isola” del pericoloso apparato militare in fase di costruzione a Niscemi, e abbiamo espresso chiaramente la nostra opinione: proteste e volontà politiche siciliane (leggasi le prese di posizione del neo presidente della Regione, Rosario Crocetta) non approderanno a nulla: il Governo nazionale ha deciso che questo impianto deve essere realizzato, dunque sarà realizzato. Gli accordi Italia-USA non possono di certo essere compromessi da una estemporanea “volontà siciliana” contraria. A conferma che i “patti” sono  “indissolubili” (se mai fosse stata necessaria una dimostrazione di ciò) c’è la bella medaglia che è stata data dagli americani al generale Claudio Graziano, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito: a Graziano è stata conferita la “Legion of merit”, una delle massime decorazioni delle forze armate statunitensi. A consegnare l’onorificenza, a nome del presidente Barack Obama, sarà lunedì prossimo il comandante dell’Esercito USA in Europa, il generale Donald M. Campbell. E’ significativa, per chi sa comprendere, la motivazione di questo riconoscimento: per “la profonda consapevolezza del generale Graziano della continua esigenza di interoperabilità, preparazione delle missioni e supporto alle forze americane basate in Italia da parte dell’Esercito Italiano porterà fondamentalmente un positivo impatto sugli Stati Uniti, sulla NATO e sull’Italia”.

Oggi il presidente Crocetta si preoccupa dei lavori in corso per il Muoso, ma a Niscemi, in contrada feudo Ulmo sin dal 1991 esiste una delle più grandi stazioni di telecomunicazione della Marina USA nel Mediterraneo. Si tratta della “Naval Radio Transmitter Facility (NRTF) N8″, utilizzata per le trasmissioni in alta e bassa frequenza (HF ed LF) dei comandi e delle forze militari operanti in una vastissima area compresa tra il Mediterraneo, l’Asia sud-occidentale, l’Oceano Indiano e l’Oceano Atlantico. Attualmente a Niscemi sono installate 41 antenne di trasmissione HF ed una LF; il centro di telecomunicazione è sotto il controllo della U.S. Naval Computer and Telecommunication Station Sicily (NAVCOMTELSTA – NCTS Sicily) che ha sede a NAS II Sigonella. NCTS Sicily assicura le comunicazioni supersegrete e non, delle forze di superficie, sottomarine, aeree e terrestri e dei centri C4I (Command, Control, Computer, Communications and Intelligence) di Stati Uniti ed alleati NATO. “Essendo parte della Navy’s ForceNet Vision – si legge nel sito ufficiale della base di Sigonella – NAVCOMTELSTA Sicily lega insieme sensori, piattaforme di comando e controllo, decision makers, sistemi d’arma che permettono di progredire nella Guerra Globale al Terrorismo”. Le infrastrutture dei centri di Sigonella e Niscemi “forniscono il supporto tattico C4I al Comando Navale USA in Europa (COMUSNAVEUR), ai Comandi della V e VI Flotta (COMFIFTHFLT e COMSIXTHFLT), al Comando delle forze aeree nel Mediterraneo (COMFAIRMED), ai Comandi del 7° e 8° Gruppo Sottomarino (COMSUBGRUs 7 and 8), al CTF 67, al VP Squadron ed ai 44 Tenant Commands attraverso la comunicazione nelle frequenze LF, HF, UHF, EHF ed SHF”. In Sicilia, inoltre, altre basi militari statunitensi sono operative, la più nota, ovviamente, è quella di Sigonella. Crocetta e gli altri politici siculo-nazionali (l’interrogativo, crediamo, sia opportuno) perché non hanno mai speso prima una sola parola o espresso un protesta?

Sicilia affari di “stato”.

Quelli citati, come detto, sono soltanto due esempi degli affari di “stato” in Sicilia: parleremo in seguito dell’affare di “stato” che riguarda l’estrazione del petrolio nel territorio isolano; parleremo anche dei petrolchimici che cambiano padrone: parleremo del continuo sfruttamento delle risorse siciliane. Sfruttamento, purtroppo, che è stato ed è possibile per la compiacenza, se non connivenza, del politici siciliani che hanno lasciato fare (o per incompetenza, o per opportunismo) a chi ha detenuto e detiene il potere a Roma o in altre parti del mondo, senza mai contrapporsi. Non sappiamo quale valenza possa avere oggi una protesta “politica” che non ha (e non può avere) sbocchi.

Sicilia militarizzata e occupata, Sicilia sempre in (s) vendita: affari di “stato”….

Salvo Barbagallo

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