La battaglia civile di Marco Pannella. Una domanda posta a tutti noi

ITALY PANNELLA SEGGI VACANTIAllora, Marco: cosa vuoi, cosa chiedi, perché ti stai martirizzando con sette giorni di sciopero della fame e della sete?

L’obiettivo è sempre quello: ottenere che lo Stato italiano interrompa la flagranza tecnicamente criminale in termini di diritto internazionale e della “ex” Costituzione italiana. Mentre continuano ad arrivare conferme dalla giurisdizione europea, abbiamo fornito lo strumento perché questo possa accadere formalmente in dieci giorni. Come episodio enorme, storico, dopo 30 anni di tradimento ed illegalità“.

Parla con la voce impastata, Pannella. Da giorni è ricoverato nella clinica romana “Nostra Signora della Mercede”, gestita da suore che sanno bene il suo essere anticlericale: “Ed è per questo che mi vogliono bene e pregano per me”, dice lui con un sorriso che fa da contrasto con le labbra screpolate.

I bollettini medici sono terrorizzanti, angoscianti. Questione di ore, e i danni al fisico di questo vecchio leone di 82 anni, provato da anni di precedenti digiuni e strapazzi fisici di ogni tipo, rischiano davvero di essere irreversibili, fatali. Amici e collaboratori ostentano, in sua presenza ottimismo. Sanno bene che ogni appello a smettere, a bere anche un sorso d’acqua ottiene l’effetto contrario, il radicarsi ulteriormente in questa forma di lotta estrema. Lui è affabile, gentile, ti guarda con quegli occhi azzurri nel viso scavato e l’espressione è di sorpresa. Poi ti butta lì: “Io rischio per la vita, non la morte”.

I lanci di agenzie e i messaggi di solidarietà, appoggio e sostegno arrivano a ondate. Cittadini semplici e personalità, le più varie: dal segretario della CISL Raffaele Bonanni a Vasco Rossi, e centinaia di altri. Anche i giornali cominciano a muoversi, e televisioni pubbliche e private, che solitamente lo ostracizzano, cominciano ad accorgersi.

Già”, fa lui, “e si continua a parlare di “protesta”. Io non protesto. Semmai denuncio. Semmai chiedo che si rispetti la legge che non è la mia, ma quella che si sono dati coloro che per primi la violano…”.

Della cosa si parla…

Della cosa si parla…”, ripete lui. “Hai visto i servizi in televisione? Dicono che faccio lo sciopero della fame e della sete e mi ritraggono in vecchi filmati dove appaio grasso, in forma, pimpante…”.

Sciatteria, i giornalisti sono fatti così…

Sciatteria o calcolo poco importa; in ogni caso è grave, e il danno sicuro. Ma non importa la mia immagine. Su di me hanno detto e scritto di tutto e il suo contrario. Ma gli obiettivi di questa lotta vengono sfregiati, perdono di credibilità…”.

La gente però è con te…

La gente che sa, che riusciamo a raggiungere, ed è una minoranza…I più sono “brava gente” che non sa, a cui viene tenuta nascosta la verità, i fatti…”.

Il lettore si sarà a questo punto accorto di un’anomalia, il “tu” tra intervistato e intervistatore. Non s’usa, ma con Pannella come si fa? Lo conosco da più di trent’anni. Su di lui ho scritto almeno cento articoli, e una biografia fatta a sua insaputa, perché altrimenti – ne sono certo, mi avrebbe dissuaso – e ho avuto la soddisfazione di vederli spuntare una lacrima di commozione quando gli ho finalmente presentato il volume. Il suo: “Ma-vaffa-n…!”, è stata la più bella recensione tra quelle avute. Aggiungo che non c’è cosa che voi possiate aver pensato e pensiate, che io non abbia, una volta almeno, pensato e pensi. Anch’io l’ho mandato a quel paese, anch’io ho sbuffato e fatto ricorso ai santi del calendario per il suo saper essere insuperabilmente un rompicoglioni; Volete aggiungere che è logorroico, confusionario, chiede tutto e il suo contrario, è capace di dirti le cose più atroci e insieme di gesti delicati quanti nessun altro mai, che è popolano e raffinato insieme, che i suoi sono mille e un difetto? Avete ragione. Marco è una benedizione, ma – anche – per fortuna che ce n’è uno. Immaginatene due insieme…

E però Leonardo Sciascia in un articolo scritto per il quotidiano madrileno “El Pais”, ebbe a dire che Marco “è il solo politico italiano che costantemente dimostra di avere il senso del diritto, della legge e della giustizia”. Marco ha scritto sul “Corriere della Sera” Eugenio Montale, che di elogi era assai parco, è l’uomo che ispirato sorge “dove il potere nega, in forme palesi, ma anche con mezzi occulti, la vera libertà”, e lo accosta, pensate!, ad Andrej Sacharov, “soli e inermi, essi parlano anche per noi”.

Indro Montanelli già nel 1979 Indro Montanelli diceva: “…E’ un figlio discolo e protervo, un giamburrasca devastatore che dopo aver appiccato il fuoco ai mobili e spicinato il vasellame, è scappato di casa per correre le sue avventure in prateria. In caso di pericolo o di carestia, lo vedremo tornare portandosi al seguito mandrie di cavalli e di bufali selvaggi, quali noi non ci sogneremo mai di catturare e domare”.

Marco ricorda un testo di un appello del 1976 aperto da Pietro Nenni:

Lo sottoscrissero tra gli altri da Giuseppe Saragat, Ferruccio Parri, Alberto Moravia, Elena Croce, Arrigo Benedetti, Guido Calogero, Aldo Visalberghi, Loris Fortuna, Giacomo Mancini, Riccardo Lombardi, Franco Fortini, Lucio Colletti, Antonio Baslini, Alessandro Galante Garrone, Ignazio Silone, moltissimi altri, politici, scrittori, registi, pittori, giornalisti…”.

E cosa chiedi? Tanti di quei firmatari sono morti…

Ma tanti sono ancora vivi: Giuliano Amato, Giorgio Galli, Francesco Alberoni, Franco Ferrarotti, Carlo Ripa di Meana, Giorgio Albertazzi, Bernardo Bertolucci, Dario Fo, Franca Rame, Adele Cambria, Maurizio Costanzo, Francesco Rosi, Umberto Eco, Stefano Rodotà…Che fanno, che vogliono fare? Continueranno a tacere o prenderanno posizione?”.

Te l’ho già domandato, ma lo richiedo: che obiettivo ti poni?

L’obiettivo è quello che, sotto lo slogan “Amnistia, Giustizia e Libertà”,  spinse prima nel Natale 2005 e poi a Pasqua del 2006 a scendere in piazza migliaia di cittadini e tra loro, nel comitato promotore, Giorgio Napolitano, Francesco Cossiga, Rita Levi Montalcini, Don Antonio Mazzi, Giulio Andreotti, Emilio Colombo, Sergio Pininfarina, Giuliano Vassalli, Antonio Baldassarri. I nostri sono gli stessi motivi di fondo che nel 1976 indussero un elenco illustre, senza precedenti, ad aderire all’appello che riuscimmo a pubblicare a pagamento sulle pagine dei giornali che, provocando alcune tribune politiche di riparazione prima del voto, permise agli italiani di giudicare per la prima volta le nostre ragioni e battaglie. Io continuo assolutamente nello sciopero totale di fame e della sete, vedremo se arriveranno nomi vitali come nel 1976, perché quelli urgono. Servono personalità che dicano “sono pronto ad essere candidato. La conosci la poesia di quello che non reagiva mentre attorno a lui facevano il vuoto, e alla fine rimase vittima della sua stessa indifferenza?”

Bertold Brecht…

No”, corregge. “E’ del teologo e pastore protestante antinazista Martin Niemoller…l’ho conosciuto…“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari,/e fui contento, perché rubacchiavano./Poi vennero a prendere gli ebrei,/e stetti zitto, perché mi stavano antipatici./ Poi vennero a prendere gli omosessuali,/e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi./Poi vennero a prendere i comunisti,/e io non dissi niente, perché non ero comunista./Un giorno vennero a prendere me,/e non c’era rimasto nessuno a protestare”.

Si fa buio, e i medici premono. Marco è stanco, lo attendono altre analisi, altri controlli. Continua a fumare. Dice che aiuta la salivazione. Dunque? Lasciare Pannella solo, nella sua denuncia? Lui prima di salutare sillaba: “Se si vuole, si può; se si può, si deve…come diceva Primo Levi: se non ora, quando? Se non così, come?”.

Valter Vecellio

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One Thought to “La battaglia civile di Marco Pannella. Una domanda posta a tutti noi”

  1. Come possono commuovere le persone che hanno commesso reati?
    Com’è che il Sig. Pannella non si commuove per tutte le persone oneste che non riescono più a comperarsi da mangiare, che hanno sempre lavorato e pagato le tasse, che si sono comperati una casa con i sacrifici di una vita e adesso non riescono più a mantenersela?

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