Terremoto L'Aquila. 6 anni ai tecnici, informazioni carenti

Sette componenti della Commissione Grandi Rischi condannati oggi per aver fornito insufficienti informazioni alla popolazione abruzzese appena una settimana prima della tragica scossa che ha devastato L’Aquila e il territorio abruzzese. Circa una settimana prima di quel tragico 6 aprile 2009 la Commissione valutando il lungo incessante perdurare di microscosse (molte di queste comunque avvertite distintamente dalla popolazione) aveva rassicurato tutti sulla improbabilità di una forte scossa sismica. Alle 3.32 di quel 6 aprile invece la scossa arrivò, creando distruzione, morte, migliaia di sfollati, disperazione.
Oggi, con questa sentenza, si chiude il primo grado di giudizio con una condanna pesantissima per  Franco Barberi, Enzo Boschi, Mauro Dolce, Bernardo De Bernardinis, Giulio Selvaggi, Claudio Eva e Gianmichele Calvi. Per tutti la pena è di sei anni di reclusione, contro i 4 richiesti dalla Pubblica Accusa.  Tutti giudicati colpevoli di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose. In più è stata comminata per tutti l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Ammonta a 7,8 milioni di euro il risarcimento disposto dal giudice. A questa cifra vanno sommate le spese giudiziarie delle parti civili che ammontano a oltre 100 mila euro.

Contrastanti le reazioni. Parecchi terremotati giudicano anzi mite la condanna, ma non altrettanto la comunità scientifica che oggi si interroga e commenta: “È la morte del servizio prestato dai professori e dai professionisti allo Stato” (parole del fisico Luciano Maiani -attuale presidente della Commissione Grandi Rischi- al quotidiano La Repubblica). Ed anche la politica è (nulla di nuovo all’orizzonte) spaccata in tal senso. Per il presidente del Senato Schifani si tratta di “una sentenza un po’ strana e imbarazzante. Pone un problema serio e grave in relazione al quale chi sarà chiamato in futuro a ricoprire questi ruoli si farà da parte“.

Comunque la si veda, dalla prospettiva delle vittime o da quella dei tecnici, questa sentenza pone un punto di ripartenza per la sicurezza da Grandi Rischi in Italia. Come garantire che un evento si verifichi o meno? Come evitare un’infinità di falsi allarmi con conseguente e continuo stress emotivo? Come tutelare i cittadini? E come gli stessi tecnici? Interrogativi cui evidentemente, ancora una volta, è la politica a dover dare risposte. Stabilendo con precise norme (di non facile individuazione) cosa può diventare allarme e cosa no. Assumendosi però il rischio, anche in tema normativo, di sbagliare. O imparando, una volta per tutte in Italia, a prevenire.

Luigi Asero

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