A Randazzo 67 anni dopo la fine di Antonio Canepa

A Randazzo 67 anni dopo la fine di Antonio Canepa, creatore e capo dell’EVIS, l’Esercito Volontario Indipendenza Siciliana. L’occasione: la presentazione di due volumi del giornalista Salvo Barbagallo – “Antonio Canepa, ultimo atto” e “L’uccisione di Antonio Canepa” – nella Sala Consiliare del Comune. A parlare del delicato argomento il sindaco della cittadina pedemontana, Ernesto Del Campo, il presidente dell’Istituto per la Cultura Siciliana, Corrado Rubino, il presidente dell’Istituto “Terra  Liberazione”, Mario De Mauro.

La manifestazione, sotto l’egida dell’Istituto per la Cultura Siciliana e dello stesso Comune di Randazzo, ha raccolto nella Sala Consiliare un pubblico di poco più di una cinquantina di persone.

Randazzo: una vetusta città le cui origini ed il cui nome si perdono nella notte dei tempi o, se preferite, nel buio del mistero. Esisteva al tempo di Roma; esisteva prima? Ci sarebbe tanto da scoprire: ma qui comincia a dilagare l’usanza di tuffarsi sul lavoro e le intuizioni di qualche altro, espropriandolo possibilmente anche di ogni merito. E sembrerebbe che la cittadinanza asseconda certi “vezzi”, quando addirittura non gioisce.

Capita così che una nutrita folla partecipa entusiasticamente ad una “conferenza”, nel corso della quale vengono presentate anche, come assoluta novità, “intuizioni e scoperte” già dette e scritte, che vengono presentate ardite teorie  che, ove accolte dal mondo scientifico, sarebbero più che una rivoluzione copernicana. Pensate che la similitudine delle figure geometriche o delle proiezioni (ortogonali)  delle costellazioni (sulla terra, come sembra facessero alcuni in tempi andati) non è più condizionata da uguaglianza degli angoli e rispetto dei rapporti delle distanza e dell’orientamento (all’epoca); ma dalla sussistenza e collocazione approssimativa di alcuni “punti”. E capita altresì che è numericamente modesta, come detto, l’affluenza alla “conferenza” su Canepa quando in essa vengono presentate verità e documenti, frutti di intenso lavoro e ricerca; quando viene narrata la nostra storia recente; quando si dimostra che già la storia recente è nascosta nelle tenebre dei misteri; quando viene “proiettata” la sistematica e millenaria “spoliazione” della storia e dei ricordi nostri e di tutta la “nazione siciliana”.  Sarà che così succede perché la “verità” è un pesante fardello da conquistare, da portare, come la libertà: e la libertà di un popolo si fonda sulla conoscenza della sua  storia, delle sue radici.

Da apprezzare la buona volontà del primo cittadino di Randazzo, Ernesto Del Campo, che ha fatto sua la proposta dell’Istituto perla CulturaSiciliana, presentando nel luogo deputato i due libri su Antonio Canepa. Randazzo, sicuramente suo  malgrado, è stata protagonista di uno degli eventi più tragici del primissimo dopoguerra, quando ancora l’Italia non era Repubblica: l’uccisione del capo dell’Evis e di due giovani militanti, Carmelo Rosano e Giuseppe Lo Giudice, in un presunto scontro a fuoco con una pattuglia di carabinieri, alla periferia della cittadina, in contrada Murazzo Rotto, il 17 giugno del 1945. Quelle uccisioni probabilmente determinarono una svolta nel futuro della Sicilia: il governo provvisorio italiano da lì a pochi mesi, per frenare e annullare la forte spinta indipendentista, concesse alla Sicilia l’Autonomia Speciale, quell’Autonomia sbandierata da tutti i politici, nel corso di decenni, come “conquista”, ma mai applicata. Il tutto, ovviamente, a danno della Sicilia e dei Siciliani.

La presentazione dei libri del giornalista Salvo Barbagallo a Randazzo voleva essere anche una verifica sull’interesse che quel momento storico poteva avere, a distanza di tanto tempo, nei cittadini di Randazzo: l’interesse non c’è stato. E’ come se gli abitanti di Randazzo, quelli più anziani, soprattutto, avessero voluto cancellare dalla memoria quell’episodio, del quale resta, a ricordo, solo un cippo nel luogo, appunto, del presunto conflitto a fuoco.

Un atto di coraggio, dunque, quello del sindaco Ernesto Del Campo che ha mostrato una sensibilità che i suoi concittadini forse già gli rimproverano. Parlare di Canepa a Randazzo? Forse è ancora un tabù, e forse, ancora, è questo il motivo principale per il quale il giornalista Salvo Barbagallo, nella sua lunga ricerca, non è riuscito a raccogliere sul posto significative testimonianze e documenti di prima mano. Anche Randazzo fa parte integrante di “quel” mistero mai chiarito pienamente.

Apprezzabili gli intenti dell’Istituto per la Cultura Siciliana che si è fatto carico di rinverdire una memoria “cancellata”, approfittando della ricerca puntigliosa di Salvo Barbagallo tradotta in libri.

Apprezzabili anche gli “sfoghi” indipendentisti dell’Istituto Terra e Liberazione, che possono apparire fuori tempo, anacronistici, ma che mostrano incredibile sete di conoscenza da parte dei giovani e uno spirito che non vuole spegnersi.

A Ernesto Del Campo è stata lanciata una sfida, quella di farsi carico di approfondimenti e ulteriori analisi sull’episodio di Murazzo Rotto: un dovere da parte di chi amministra, in nome della collettività, Randazzo.

Guido Di Stefano

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