Elezioni Sicilia: il balletto delle alleanze ma nessun programma veramente politico

Fra poco più di due mesi i Siciliani andranno alle urne per eleggere un nuovo governatore della Regione e un nuovo Parlamento dell’Isola. Dopo (ma forse anche prima) delle dimissioni di Raffaele Lombardo, si è aperto il balletto delle possibili candidature che vedono impegnati le solite compagini politiche, con i soliti leader, mentre quale nuova, forza trasversale, apparizione sulla scena animerà ulteriormente l’esistente confusione.

“Confusione” è probabilmente un termine non adatto a descrivere pienamente l’attuale stato di cose: fra i cosiddetti leader politici oggi sul mercato non c’è, infatti, “confusione”, ma unanime (anche se “di parte”) proposizione. Cioè, tutti sono concordi nell’obbiettivo finale: conquistare il Palazzo del Governo, prendere (o riprendere) quelle poltrone che costituiscono uno dei poteri principali per dominare la Sicilia.

Non c’è niente di nuovo sotto il sole di Sicilia, anche se qualche quotidiano locale (apparentemente) lo spera, tanto che è disposto per la pubblicità elettorale imminente di fare sui prezzi sconti dell’ottanta per cento a chi è “nuovo” ed abbia meno di 50 anni.

Quando tanti anni addietro – quando c’erano ancora le lire e nessuno ancora ipotizzava una moneta comune, l’euro – scrivendo sulle competizioni elettorali (comunali, provinciali, regionali, nazionali, europee) che perennemente si susseguivano, ci chiedevamo il perché un candidato spendesse fior di milioni di lire per ottenere uno scranno che produceva solo poche centinaia di migliaia di lire al mese. L’obbiettivo che i candidati intendevano raggiungere non era quello dello “stipendio” (fra l’altro, a tempo), ma il potere che poteva dare la poltrona che si cercava di conquistare. In un certo senso, quei candidati disposti a spendere milioni di lire a fronte di migliaia di lire, effettuavano un investimento sulla propria persona in vista di “utili” dati per certi. In caso contrario, perché avrebbero dovuto spendere tanti quattrini?

Per dirla in breve, forse solo a pochi (chissà quanto pochi) candidati, usciti dalla tenzone elettorale “vittoriosi”, interessava veramente il bene della collettività. I “vittoriosi” alla fine hanno gestito i “beni” della collettività, ma a favore di chi?

Comune, Provincia, Regione, Stato hanno avuto sempre gli strumenti per creare sviluppo e benessere. Se sviluppo e benessere, nel corso dei decenni trascorsi dalla nascita della Repubblica e dell’Autonomia isolana, l’Italia, la Sicilia, non hanno raggiunto, i casi sono due: o chi ha usato gli strumenti a disposizione delle Istituzioni non li ha saputi usare, o li ha saputi usare bene (troppo bene!), ma per fini che con il benessere della collettività poco hanno avuto a che vedere.

Sul piano nazionale non si parla di elezioni anticipate, in questo momento. Sul piano regionale, in Sicilia, si è già in aperta competizione. All’uomo della strada cosa è dato sapere, cosa è dato apprendere? Cosa dicono, soprattutto, i mass media locali? Bisognerebbe avvertire i Siciliani di stare molto attenti e di approfondire e capire meglio quello che quotidianamente viene ammannito loro. Innanzitutto incominciano i sondaggi. I sondaggi che dicono? Che se si andasse alle urne oggi, il quaranta per cento degli aventi diritti al voto se ne starebbe a casa. Già questa informazione è un pugno nello stomaco: la gente capisce (o interpreta) che non c’è proprio alcun futuro davanti. L’indice dei non votanti potrebbe alzarsi pericolosamente. Domanda: chi vuole questo? L’astensionismo fa solamente il gioco di chi il potere lo ha avuto e lo vuole mantenere.

Le elezioni – oggi più che mai – sono come una medaglia che presenta due facce: da una parte ci stanno i pretendenti al trono, dall’altra i sudditi che, magari, quei pretendenti non vogliono, ma sono costretti a subirli, perché sono imposti e non scelti, e perché sul mercato…non ce ne sono altri. In uno stato di cose siffatto è facile cadere nella trappola dell’astensionismo.

I Siciliani, tutti gli Italiani, dovrebbero svegliarsi ed avere un impulso a reagire. Ma, se mancano i leader che possono indicare la strada, come si fa? Non certo come fanno i vari grilli che si possono ascoltare o incontrare di notte nelle campagne.

A poco più di due mesi dalle elezioni regionali il quadro che si presenta è desolante: da tempo è iniziato il balletto per possibili (a volte improbabili) alleanze fra le varie parti politiche. I nomi che vengono posti sul tavolo delle trattative sono più che noti, ed ognuno sostiene che amalgamando questa e quella compagine si può vincere. “Vincere” è un termine che la memoria ha cancellato, è un termine che si tenta di ignorare, ma è quello che caratterizza questa o quella competizione elettorale. Vincere, per fare cosa, una volta ottenuta la “vittoria”?

I Siciliani, per caso, hanno sentito proposte di programma o di programmi che possono fare uscire dal baratro la Sicilia? Fino ad oggi, per quel che ci risulta (ma potremmo sbagliare) di programmi non si parla, di “proposte” per rilanciare lo sviluppo dell’Isola, non si parla. Di proposte per smilitarizzare l’Isola, non si parla. Di porre un freno o, quantomeno, un concreto controllo sulle trivellazioni, non si parla. Di trasporti si parla: solo per vedere calare paurosamente il numero di convogli da e per la Sicilia e in Sicilia. Dei milioni di euro sprecati (o dati senza criterio) per fare Cinema in Sicilia, non si parla, i bilanci non si conoscono.

Cosa dovrebbero cambiare queste nuove elezioni? Un cambiamento certo ci sarà: cambierà il nome del governatore della Sicilia, potranno cambiare tanti nomi di deputati. Nella pratica, non muterà nulla anche se i nomi saranno diversi: tutti saranno riconducibili a quelli che hanno avuto il potere in precedenza.

Salvo Barbagallo

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