"Vent'anni", riflessioni e dibattiti

Presso la biblioteca comunale di Misterbianco, si è tenuta la presentazione del libro “VENT’ANNI” di Daniela Gambino ed Ettore Zanca (Coppola Editore); hanno partecipato Natya Migliori e Antonio Mazzeo (che hanno collaborato alla stesura del libro), l’Assessore alla cultura Barbara Bruno e la giornalista Rosa Maria Di Natale. Si tratta del secondo incontro della “Festa della Legalità”: inaugurata con la marcia di martedì 10 luglio e che si concluderà sabato 21 luglio con la partita della legalità, cui prenderanno parte amministratori locali, operatori della giustizia e volontari delle associazioni. Sono le 21 e la biblioteca comincia a popolarsi dei ragazzi dell’associazione Libera che, con dedizione, preparano tutto il necessario affinché l’incontro si svolga in modo costruttivo e piacevole. Fuori vengono allestiti banchetti con libri di personaggi che sono diventati simboli della lotta alla criminalità organizzata: Giorgio Ambrosoli, Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Rosario Livatino, Pippo Fava, ma anche uomini che non hanno mai perso il proprio senso di giustizia come Salvo D’Acquisto e tanti altri ancora. Sullo schermo gigante cominciano a intravedersi i primi volti, le prime fasi, i concerti antimafia, e Don Luigi Ciotti che spiega l’importanza dei beni confiscati alla mafia. Andrea Rapisarda, uno degli attivisti di Libera, dà qualche informazione in più sulle origini e i compiti del gruppo: “Libera per tutti è nata nove anni fa e da allora ci occupiamo di diverse attività nel campo del sociale – un esempio su tutti l’aiuto fornito agli stranieri per favorirne e promuoverne l’integrazione – e così anche nel campo della legalità abbiamo collaborato con Libera trovandoci d’accordo su diversi temi”. Non si può restare indifferenti verso questi giovani, che in un momento d’incertezza perenne, continuano a lottare concretamente per ideali nobili e cercano di trasformare la propria indignazione in azione positiva per l’intera collettività. Rifiutano il puzzo del compromesso morale, e già questo significa moltissimo per ciascuno.

Natya Migliori, giornalista e insegnante, che ha contribuito alla realizzazione del libro, si espone e lo fa attraverso un’analisi lucida del fenomeno mafioso, di ieri e oggi: “Tutti eravamo scossi nel periodo delle stragi; avevo solo diciotto anni e a scuola, al liceo N. Spedalieri, avevamo la fortuna di approfondire e confrontarci sui temi di attualità. Parlammo di Buscetta, grazie al quale vennero a galla diversi segreti, e poi vedemmo, con i nostri occhi, il giudice Caponnetto piangere e dire che tutto era finito. Per fortuna non è così, perché ci sono giudici che continuano a combattere; per non dimenticare la presenza di alcune associazioni sul territorio che rappresentano una speranza per il futuro. Una critica mi sento, però, di farla: ho vissuto nel trapanese, mi sono occupata di cronaca giudiziaria, e ho scoperto che c’è un divario d’impegno non indifferente fra la Sicilia occidentale e quella orientale, e fin quando non s’intraprende una strada comune, non si potrà mai pensare a un’azione veramente unitaria contro la mafia”. Anche Antonio Mazzeo, l’altro giornalista che si è occupato della stesura del libro, ne approfitta per esprimere il suo pensiero, allargando, di fatto, il confronto su temi che, solo apparentemente, si pongono al di fuori del dibattito: ”Quando esplodevano le bombe qui, esplodevano anche nell’ex Jugoslavia. C’è un filo che collega le nostre bombe con quelle, specie se si va a vedere il traffico di armi internazionali e, tra queste, quelle prodotte anche nel nostro paese. Dal 91/92 L’Italia non ha ripudiato la guerra – tradendo, di fatto, la sua Costituzione – e ha cancellato la solidarietà come valore politico. Oggi, in Italia, viene continuamente colpito duramente l’art. 21 e fare il giornalista militante vuol dire per ciascuno scegliere alcuni temi, come ad es. il ponte sullo stretto, e portare avanti il proprio mestiere come un impegno doveroso”. Il discorso poi si fa vago e si proietta su temi, come ad es. l’improbabile (ad avviso di chi scrive) connessione fra le stragi degli anni passati e la teoria dello Stato neoliberale come causa di tutti i mali, che hanno il merito di creare un sussulto ma che andrebbero trattati in ben altri modi.

Conclusa la serata, una frase, non detta, sembra aleggiare nell’aria: “In un mondo in cui la menzogna è potente, la verità si paga con la sofferenza”. Ma da oggi, questo ci fa meno paura!

Salvo Pappalardo

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