Don Raffaè, il capro coi baffi

Quarantotto ore di fuochi d’artificio e poi più niente. Sembrava si fosse trovato il capro espiatorio ideale nella figura del presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo, il responsabile di tutti i mali del paese. Lo spread sale di nuovo? Non si riesce a trovare una soluzione ai mali atavici dell’Italia sottoposta alla cura da cavallo dei tecnici? Colpa di Don Raffaè. Avevano cominciato i quotidiani della borghesia bene, quelli con sedi prestigiosi nelle capitali del Nord produttivo (e un po’ evasore), sparando, per l’ennesima volta, i numeri dello scandalo Regione Sicilia. Troppi dipendenti, troppi dirigenti, troppo tutto. Sul banco degli imputati il politico che mangia nervosamente carta (così lo descrivevano i bozzettistici ritratti che si sono susseguiti sulle cronache di alcuni giornali negli scorsi giorni) e che attende un giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa (che, al di là di come finirà la vicenda Lombardo, si conferma un reato che lascia più scappatoie agli imputati che appigli alle accuse, visti i risultati complessivi nel corso degli anni della sua applicazione). Un losco figuro, di cattivo carattere, con propensione alla reazione spropositata e vendicativa. Da far dimettere assolutamente (come se gli inviti alle dimissioni “spontanee” di questo 2012, da Rosy Mauro a Nicole Minetti, non avessero sortito effetti ostinati e contrari).

Poi ci si è messa anche una figura angelicata come quella dell’ex presidente di Confidustria Sicilia Ivan Lo Bello a sparare contro il baffo più cattivo del Paese (altro che D’Alema…) e lì si è capito chi era con i buoni e chi con i cattivi. Da una parte i tecnici, Lo Bello (che voglia un futuro da tecnico pure lui, magari a Palazzo D’Orleans?) e le coscienze belle del giornalismo nazionale. Dall’altro il cattivo Raffaele.

Ora, chi scrive e questo giornale non hanno mai mandato a dire a Lombardo cosa si pensa della sua politica (e soprattutto del suo sterile appropriarsi di un valore così grande come quello dell’Autonomia Regionale, a cui questo giornale è legato sin dalla sua fondazione) ma le castronerie sentite e lette negli ultimi giorni ce lo hanno reso improvvisamente più simpatico. Paragoni tra le altre regioni (e provincia) a statuto speciale e lo statuto autonomistico siciliano che sono cose che avrebbero provocato (almeno ai tempi dei miei studi universitari) un immediato licenziamento dall’esame con una richiesta di ritorno non prima di sei mesi. E che invece hanno condito seriosi editoriali delle più belle firme a libro paga dei suddetti quotidiani, pieni di inviti al commissariamento della Regione inesistente nei fatti (oltre che nella norma). Inviti che, nel giro di poche ore però, hanno dovuto registrare l’oggettiva retromarcia del governo, con tanto di profumato “rimborso” di quattrocento milioni consegnato (finora solo via comunicati stampa prontamente riportati dai quotidiani) proprio al buon Lombardo. Che si prepara a chiedere nell’incontro che avrà tra qualche giorno con il Presidente del Consiglio altri “risarcimenti”, come da Costituzione. E poi (speriamo) a dimettersi in buon ordine, come aveva promesso ben più di qualche mese fa.

Ci resta solo da chiedere cosa verrà dopo. Certo perché se Don Raffaè è il diavolo, chi saranno i cherubini che verranno a prendere il suo posto? Magari un senatore dell’Udc, supportato da quel Pd che finora non ha avuto neanche la forza di cacciare Lombardo a cui ha garantito, esplicitamente o meno, supporto “tecnico”? Fosse così, la nostra regione si beccherà l’ennesimo erede della Balena Bianca come suo nocchiero (dopo Cuffaro e Lombardo). Proprio una rivoluzione, non c’è che dire. A meno che non ci sia la scelta tecnica (ovvero senza supporto di consenso elettorale, per dirla con parole povere) anche per la nostra regione. E allora si, che saremmo apposto. Tornano in mente le parole di un osservatore straniero, Goethe, che tanti anni fa scriveva: “L’Italia senza la Sicilia non lascia immagine nello spirito: soltanto qui è la chiave di tutto.” Ma che brutta immagine. E che pessimo spirito…

Giovanni Percolla

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