Trapani: una diocesi lacerata

Il vescovo rimosso, Francesco Miccichè

La Chiesa non sta bene. Negli ultimi mesi, non assistiamo solo a episodi opachi che coinvolgono prepotentemente il mondo della politica, ma ci imbattiamo, con violenza, in affari sporchi che investono la Chiesa – e il popolo dei fedeli – nella sua interezza: tra “corvi”, legionari, ciellini, lefebvriani, banche, e via dicendo, appare sempre più concreto il pericolo di uno scontro interno tra fazioni contrapposte all’interno del Vaticano, il cuore pulsante del Cattolicesimo. Così, non solo a Roma, ma anche in periferia, ci scontriamo con vicende oscure da cui pare impossibile spillare un goccio di verità.

A Trapani, da quasi un anno, l’intera diocesi sembra non avere pace: dal contrasto che ha visto come protagonisti l’allora vescovo Francesco Miccichè con Don Treppiedi – incaricato di gestire gli affari amministrativi e giuridici della Curia- alle indagini della Guardia di finanza sull’improvvisa scomparsa di un milione di euro dalle casse della Curia. Non è tutto: dopo la decisione del prelato di sospendere a divinis il sacerdote Ninni Treppiedi – accusato di molti illeciti amministrativi – e l’invio del “visitatore apostolico” Domenico Mogavero (Vescovo di Mazara del Vallo), adesso, come un fulmine a ciel sereno, arriva anche la rimozione del vescovo di Trapani, Francesco Miccichè. Occuperà il suo posto Monsignor Plotti, il quale per prima cosa cercherà di ristabilire un ordine all’interno di una diocesi lacerata da faide interne.

Tuttavia, la vicenda continua a essere avvolta da un alone di mistero: perché il Vaticano ha deciso di rimuovere dal suo incarico il vescovo? Quali sono le motivazioni? Perché accettare la sospensione a divinis di un presbitero per poi togliere poteri a chi, come Miccichè, aveva deciso proprio per quella sospensione? Uno scenario ingarbugliato che, allo stato attuale, vede i due litiganti (Miccichè e Treppiedi) come gli unici sconfitti; sullo sfondo emergono fatti a dir poco sconcertanti: un vescovo rimosso senza essere indagato, un prete – da anni lodato dalla Curia trapanese (e non solo) – sospeso a divinis per sospetti giri di denaro e altri illeciti amministrativi, e voci ambigue relative al coinvolgimento di mafia e massoneria.

Il 19 Maggio, Francesco Miccichè inviò una lettera ai fedeli dopo esser stato sollevato dalla Santa Sede dal suo incarico di vescovo. Le sue parole sono abbastanza indicative di come il Vaticano versi in uno stato confusionale che pare sempre più difficile da governare: “Si tratta di un complotto che non ha solo riferimenti locali nel prete sospeso a divinis ma ha trovato sponde, purtroppo, anche in più alti livelli della Chiesa dove il verdetto contro di me era stato scritto prima di qualsiasi verifica. Un complotto, a mio danno, che ha coagulato forze interne ed esterne alla Chiesa. Miccichè è proprio un fiume in piena e rincara la dose: “Pago per aver denunciato la cultura mafiosa presente anche al nostro interno? Pago per aver denunciato la cappa della massoneria? Pago per non aver fatto accordi con nessun politico per aver contributi ed elargizioni? Pago per essermi esposto dove la Chiesa non si era mai esposta? L’ex vescovo di Trapani, inoltre, scrive che “pregherà perché il fumo di Satana, che sembra essersi impossessato di alcuni settori della Chiesa, non prevalga sul corpo di Cristo”.

Prima del “fumo di Satana” – con il massimo rispetto – noi comuni mortali ci chiediamo da che parte sta la verità e vogliamo i nomi e cognomi di chi, in nome della mafia o della massoneria, abbia tratto vantaggio da questi ipotetici complotti.  Gesù, ai Giudei che avevano creduto in lui, disse “la verità vi farà liberi”…anche con le tasche vuote, aggiungiamo noi!

Salvo Pappalardo

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