Chiesta la cassa integrazione per i dipendenti Wind Jet

Sembra che la compagnia aerea etnea Wind Jet chiederà 48 mesi di cassa integrazione per i suoi dipendenti.

«Incapace di proseguire l’attività con l’unica prospettiva di essere posta in liquidazione». Queste erano state le parole lapidarie, che non lasciavano spazio a interpretazioni, di Stefano Rantuccio, amministratore delegato della Wind Jet, con le quali annunciava ai sindacati, la sera del 24 aprile, il licenziamento collettivo di 504 dipendenti.

A fine aprile invece, tramite una lettera firmata sempre da Rantuccio, l’azienda apre nuovi scenari per i lavoratori Wind Jet. La cassa integrazione sarà chiesta per i 442 lavoratori con contratto a tempo indeterminato. Un trattamento che, di questi tempi, a qualcuno appare già come un privilegio.

Carmelo De Caudo segretario provinciale della Filt Cgil ha dichiarato: «Una soluzione che dà certamente più garanzie rispetto alla mobilità e che serve da paracadute nell’attesa che il personale venga assorbito da Alitalia».

Il destino è invece incerto per i 62 dipendenti a tempo determinato. «Per loro la decisione sarà presa dall’azienda alla scadenza del contratto», dice ancora De Caudo.

In attesa che l’operazione di acquisizione, firmata lo scorso aprile con il gruppo Cai Alitalia, vada in porto (a luglio la decisione dell’Antitrust), è stata costituita la newco, la Wind Jet Spa, che verrà ceduta alla compagnia di bandiera e in cui confluiranno i lavoratori da assorbire. Ma non ci sarà posto per tutti. A deciderlo sarà Alitalia. Ma è già certo che nella compagnia di bandiera non ci sarà posto per tutti e la Wind Jet ha ribadito la necessità di tagli. Come già annunciato, a rischiare di più è il personale di terra. «La notizia positiva – dice De Caro – è che chi non verrà assorbito da Alitalia godrà della cassa integrazione».

Per la cessione della compagnia aerea catanese, di proprietà di Antonino Pulvirenti, al gruppo Cai manca ancora l’autorizzazione dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato. C’è il rischio che con la fusione Alitalia abbia il monopolio su alcune tratte e che ciò provochi un aumento dei prezzi per i viaggiatori. Il verdetto è atteso per i primi di luglio. L’autorità antitrust si pronuncerà, infatti, in questi giorni sulla decisione di avviare o meno l’istruttoria relativa all’operazione e, in caso affermativo, decreterà dopo 45 giorni se e in quale misura autorizzarla.

Marco Sansavini, direttore vendite, distribuzione e customer care di Alitalia, a Italpress, a margine di un convegno ha dichiarato: «L’interesse da parte del Gruppo Alitalia per Wind Jet rimane assolutamente forte. Siamo convinti che questa operazione consentirà di rafforzare il Gruppo Alitalia creando una nuova e più ampia offerta low cost di qualità e di grande valore per i viaggiatori italiani, affiancando l’offerta Wind Jet a quella di Air One». Ha inoltre aggiunto: «Con le sinergie che si possono ottenere da questa operazione si potranno moltiplicare le opportunità di viaggio per i clienti italiani e potrà anche crescere la capacità del Paese di attrarre flussi turistici dall’estero in particolare verso la Sicilia. Naturalmente l’esito finale dell’operazione è subordinato alle autorizzazioni da parte di tutte le Autorità competenti».

Wind Jet è attualmente la sesta compagnia aerea italiana (6,2% del mercato nazionale) e sui suoi 12 airbus hanno volato nel 2011 circa 3 milioni di passeggeri. Da quando è stata fondata da Pulvirenti, nel 2003, ha dimostrato come sotto gli slogan del low cost possa sventolare anche la bandiera italiana.

Dal primo volo, inaugurato il 18 giugno 2003 con rotta Catania-Roma, è stato un crescendo continuo: sono sorte tre sedi operative (Catania, Palermo e Forlì, poi sostituita con Rimini) e sono stati istituiti voli verso la Russia e l’Est Europa a prezzi più che competitivi consolidando un modello di business basato sul low cost che in Italia era sconosciuto.

Tuttavia, dal 2009 a oggi la situazione è cambiata radicalmente: dall’aumento del prezzo del carburante (+75%) a una sequela di incidenti che hanno avuto effetti pesantissimi sul bilancio per una cifra che si avvicina ai 30 milioni di euro.

Per Antonino Pulvirenti, che è celebre anche nelle cronache sportive grazie alla presidenza del Catania Calcio, è una grossa battuta d’arresto. Ne risente pesantemente la sua immagine di imprenditore siciliano che «si è fatto da solo». Partito da una Standa a Belpasso, paesino in provincia di Catania, è arrivato a creare e controllare un impero che va dai voli low cost agli hotel di lusso. Eletto nel 2006 imprenditore dell’anno in Sicilia dalla rivista Capital, Pulvirenti ha un raggio d’azione molto vasto. L’imprenditore catanese, che a febbraio ha festeggiato i suoi 50 anni, detiene Meridi, un gruppo tanto vasto quanto articolato che gestisce diverse attività tramite l’holding Finaria: si va da Fortè, una catena di 85 supermercati molto attiva soprattutto in Sicilia e Calabria, a Platinum resort & hotels, una serie di alberghi di lusso che a Taormina ha i suoi due fiori all’occhiello, passando per Sorsy e morsy, la prima catena di ristorazione che è riuscita ad abbinare la cultura del fast food alla cucina siciliana. Sempre sotto il controllo di Meridi, ci sono Logene, una società che opera nel campo della logistica, AZ Arancia Biorossa, attiva nel settore agrumicolo, e l’Etna Golf Resort che si trova a Castiglione di Sicilia in provincia di Catania.

 

Corrado Rubino

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