Vuoi essere un Uomo libero?

Una frase sentita dire molte volte,  forse anche troppo spesso, è stato il giusto pretesto per definire la rilevanza di una asserzione deprecabile in sede penale, in quanto la Suprema Corte di Cassazione, Sez. V Penale, con la sentenza del 27 marzo 2012 n.11621 haritenuto sussistere i reati di ingiuria e minaccia.

I Giudici di ultima istanza, infatti, hanno analizzato la portata dell’affermazione, disvelando una presunta “superiorità” dell’autore del reato, che combinata con la promessa di una vendetta, può essere percepita dall’ascoltatore come plausibile, proprio in ragione del fatto che l’autore lascia intendere di essere in una posizione in cui può arrecare nocumento al destinatario.

La Suprema Corte, dunque, ha qualificato tale locuzione come un’offesa all’onore e al decoro della persona a cui era indirizzata, proprio poiché essa assumeva i connotati di una invettiva vertente a creare una soggezione e, comunque, un timore reverenziale nella vittima.

Una fattispecie di colore, che però ci consente di trarre alcune riflessioni su questo folklore umano dandoci la possibilità di leggerla mediante un’analisi sociologica dell’attualità.

La contingente crisi economica riveste sempre più le caratteristiche di una viepiù esponenziale gravità, in quanto si manifesta non solo sotto il profilo economico-finanziario, ma anche sociale, culturale e persino morale.

Una situazione di frammentazione sociale , tipica dell’evoluzione dei tempi, produce uno smodato individualismo che porta con sé come corollario il riaffiorare delle cosiddette differenze sociali tra uomini.

George Simmel, con il pionieristico saggio “La differenziazione sociale” metteva a fuoco, l’aumento della complessità sociale tout court: dai fenomeni apparentemente secondari (come la moda, enorme serbatoio di differenze e connessioni tra i gruppi sociali, che proprio nel loro distinguersi si relazionano all’insieme della società) alla diversità dei ruoli che fa sì che qualcuno, appartenendo contemporaneamente a cerchie differenti, possa essere, poniamo, buon padre di famiglia da una parte, e un terribile delinquente dall’altra, il tutto per il solo fatto di appartenere ontologicamente ad una cerchia, ad un territorio ecc….

È una teoria che porta , dunque, ad un paradosso che provocatoriamente possiamo sintetizzare : “chi nasce a Scampia , per il solo fatto di appartenere ad un determinato territorio, condizionato dalla presenza malavitosa e dalla disoccupazione, di essere figlio di un cinquantenne operaio  disoccupato, è un delinquente. Mentre un uomo che si radica nel territorio di Forte dei Marmi, figlio di un gestore di lidi per vip, magari che vive la propria esistenza agiata nella dissolutezza e che ha amicizie con persone dappoco, è una persona perbene”.

Fuori dalle metafore e dalle esemplificazioni, è sociologicamente provato che allorquando si creano forti tensioni sociali, si realizza un divario tra i “ricchi” e i “poveri”.

Un ossimoro, che per dirlo in altri termini, è sintomo di una “stratificazione sociale”.

In questo quadro, è sempre più incessante l’esigenza di ricominciare a chiederci dove stiamo andando, quali sono i progetti dell’umanità per il suo futuro: è nei momenti di crisi che parole come “sviluppo umano”, “bene comune”, “dignità dell’uomo”, “fratellanza ed eguaglianza”, si manifestano, anche ai più distratti e indifferenti, in tutta la loro concretezza.

Dinnanzi a tali odiose ed insopportabili divisioni, frutto della tracotanza degli individui, bisogna riscoprire l’eguaglianza sostanziale degli uomini, nell’ambito dell’eternamente giovane e prorompente fenomeno socio–culturale dell’ “ecobioumanesimo”.

Si, un ecobioumanesimo, ossia un movimento culturale e filosofico, che si fonda sull’applicazione sociale della formula in natura della ellisse e dei filamenti del dna nel momento in cui si coniugano con altri dna: “non perdono nulla di loro stessi, ma creano il nuovo”.

Difatti, possiamo affermare che se gli uomini sono ontologicamente eguali in quanto tutti appartenenti alla comune famiglia dell’umanità, sono sotto il profilo esistenziale diversi, poiché si distinguono per attitudini e doni, che rendono ogni individuo, nessuno escluso, “speciale” nella costruzione del nuovo ordine collettivo.

Potremmo dire , riassumendo, che l’ecobioumanesimo, nell’uguaglianza della diversità umana,  radica il progresso dell’umanità, in quanto “non divide ma unisce”, dando a tutti pari dignità ed onore e soprattutto considerando l’apporto dell’altro come un in più e non un di meno.

In una siffatta prospettiva, viene scardinata l’odierna concezione della libertà umana, che viene troppo spesso vissuta come l’inizio e la fine della libertà altrui.

Il nuovo concetto di libertà, pertanto, si basa sulla libertà altrui, non come confine di quella individuale, ma come amplificazione della stessa, come traduzione su un piano collettivo del concetto di libertà, che si nutre e si arricchisce del contributo di tutti gli uomini, purché decidano di intraprendere la via della libertà ed abbandonino il vizio e l’egoismo.

Potremmo dire, in conclusione, che sarebbe più incisivo ed idoneo dire provocatoriamente non “lo sa chi sono io” ma “Tu non sai chi siamo Noi, Io e Te ed assieme a noi tutta l’Umanità”, od ancora rispondere all’invito, apparentemente banale ma intrinsecamente complesso,: “Vuoi essere un uomo libero?”.

Daniel Amato

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