Ritorna il libreria "La sorella di Mozart"

Rita Charbonnier

Rita Charbonnier è nativa di Vicenza, ha vissuto a Matera, Mantova, Genova, Trieste, per poi stabilirsi a Roma. Ha fatto studi musicali e ha frequentato la scuola di Teatro dell’Istituto  Nazionale del Dramma Antico di Siracusa. È stata attrice e cantante in teatro, recitando al fianco di celebri artisti. In seguito si è dedicata alla scrittura e, dopo aver collaborato come giornalista con riviste di spettacolo, ha iniziato a scrivere sceneggiature e infine romanzi. Il primo, La sorella di Mozart (Corbaccio 2006), ha riscosso un grande successo in Italia e all’estero, tradotto in ben dodici Paesi.  Ha pubblicato per le Edizioni Piemme il suo secondo romanzo La strana giornata di Alexandre Dumas.

Sempre per Piemme, La sorella di Mozart è stato ristampato in edizione best-seller, nel 2011, e sta continuando a riscuotere un successo straordinario. Rita Charbonnier ha girato il mondo ma con la Sicilia e Siracusa in particolare ha un rapporto privilegiato. Qui è cominciata la sua carriera artistica con l’attività teatrale, ha frequentato la scuola di Teatro dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico, ha conosciuto il grande Giusto Monaco. I suoi occhi si illuminano quando pensa a Siracusa: “Ho ricordi meravigliosi! Ogni volta che sono tornata a Siracusa mi è sembrato di rivivere tutto e mi sono molto emozionata. Quello della scuola di teatro è stato un periodo fantastico: avevo finito il liceo e iniziavo un’avventura insieme ad altri ragazzi come me. Eravamo alloggiati in albergo, in camera doppia, e i più fortunati avevano la vista sul mare… ricordo anche le scorpacciate di pesce; prima di venire in Sicilia non avevo mai mangiato pesce così buono. E poi gli spettacoli estivi al teatro greco, e l’emozione di esibirsi davanti a una platea immensa, fatta di tantissime persone che però riesci a vedere tutte in faccia, una per una. Nessun altro teatro dà le stesse sensazioni. Ricordo anche la straordinaria umanità delle persone che ho conosciuto, la generosità, il senso dell’ospitalità che ha qualcosa di unico. E la voglia di farci scoprire le bellezze del luogo… una volta mi convinsero a fare il bagno in mare vicino alla Fonte Aretusa, e rimasi scioccata dalle correnti gelide di acqua dolce che emergono con violenza da sotto la sabbia. Non esiste niente di simile al mondo, ne sono sicura”.

Gran bella persona Rita, con il suo caratterino, con repentini sbalzi di umore che mi fanno stare sulla difensiva, attento a misurare le parole. Determinata a raggiungere i propri obiettivi ma sempre nella più assoluta correttezza, non ama i compromessi e le mezze misure. O bianco o nero. Se una persona non le va a genio non è che glielo manda a dire. Quasi mi intimidisce. Standole di fronte mi inceppo, rimango rigidamente sull’attenti come un baccalà, persino bal…bal…bettt…oo.

Mi è capitato di imbattermi un paio di anni addietro in un suo libro: “La strana giornata di Alexandre Dumas”.  Mi sono reso subito conto, già dalla lettura dei primi capitoli, che si trattava di un incontro fortunato, così come lo sono tutti gli incontri che in qualche maniera arricchiscono la nostra esistenza. Uno scrittore in particolare, se illuminato dalla grazia, può veicolare valori, trasmettere conoscenze, strappare all’oblio situazioni e persone condannate ingiustamente dalla storia, sempre ingrata nei confronti dei più deboli. Quel romanzo conteneva qualcosa di felicemente impalpabile destinato  a lasciare il segno nella mia mente e nella mia immaginazione. Come una dolce melodia che fluttua nell’aria e cerchi di afferrarla con mano. Un intrigo di emozioni, di situazioni coinvolgenti, di meditate pause, accelerazioni, cambi di scena. Un corteggiamento raffinato al lettore, un concedersi per subito ritrarsi, prolungando l’attesa, il desiderio di sapere come va a finire. Maria Stella, la protagonista del romanzo, brillava di luce vivida, eroina e portavoce di tutte le ingiustizie subite dalle donne nel corso dei secoli. E non è poco, in questo periodo di bunga bunga, di scorciatoie facili per arrivare alla notorietà, di tette che valgono più di un cervello, che una scrittrice riesca a trasmettere con efficacia un messaggio di tali contenuti. Una scrittura così matura, così curata in tutte le sue sfaccettature non è mai figlia della casualità. Occorre studio,  profondità di pensiero, spessore intellettuale e uno smisurato talento. Mi piace immaginare la signora Charbonnier con gli occhiali da miope, i capelli arruffati, ingobbita, avvolta in una nuvola di fumo,  chiusa nella sua stanza, a dannarsi per un aggettivo che non la soddisfa, un vocabolo che non rende, una soluzione che tarda ad arrivare; sacramentare per una virgola impigliatasi fuori posto, afferrare il gatto (di peluche) per la coda e scaraventarlo dal balcone per una telefonata che arriva nel momento meno propizio. Ciò che fa la differenza tra uno scrittore professionista e uno che scrive per semplice diletto.

A distanza di un paio d’anni ho letto “La sorella di Mozart” ristampato da Piemme in edizione best-seller. E qui il mio compito si fa particolarmente ingrato. Mi chiedo cosa posso aggiungere di nuovo, io, improvvisato critico di periferia,  ad un romanzo che ha fatto il giro di mezza Europa, ha varcato l’Oceano e di cui si sono già occupati eminenti letterati. Penso che classificare questo libro nel genere dei romanzi storici mi sembra estremamente riduttivo, c’è molto di più: la magia della musica, l’amore fraterno, l’amore carnale, le complicità, le aspirazioni adolescenziali, il sogno; il sogno che s’infrange contro una barriera di gretto materialismo. Cosa c’è di più crudele che togliere a una creatura la possibilità di seguire le proprie aspirazioni? Privarla della sua linfa vitale. Condannarla a un’esistenza piatta.

La Charbonnier scava nei sentimenti delle persone, indaga, intreccia passioni, vulnerabilità, prepotenze e malcostumi. E come sempre i dialoghi sono  ammalianti come canti di sirene. Anna Maria Mozart si eleva con la forza di un titano, una figura estremamente poetica, quasi commovente. Un talento, forse pari al fratello, costretto a rimanere soffocato dal  padre maschilista. Anche qui, come nell’altro romanzo, una grande donna destinata a subire ingiustizie. Anche qui la grande determinazione della scrittrice a tirarla fuori dalle tenebre. Una sfida quella di Rita, come a volersi fare beffe delle soverchierie; come a voler dimostrare che la letteratura è in grado di regalare l’immortalità, rivoluzionare menti e preconcetti. E ci ha messo molto della sua fantasia in quanto di Nannerl Mozart ci sono pochissime documentazioni che ne rivelino il  carattere. Penso che se questo romanzo è diventato un best-seller, lo è diventato legittimamente, per la sua forza dirompente, per la sua capacità espressiva. Niente trucchi e niente inganni. Niente trovate pruriginose ed espedienti commerciali che fanno cassetta. Semplicemente un romanzo, un grande romanzo.

Salvo Zappulla

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