Il procuratore Pasquale Pacifico nel mirino della mafia

I carabinieri hanno scoperto un progetto criminale di un attentato ai danni del sostituto procuratore Pasquale Pacifico, della direzione distrettuale antimafia di Catania. L’attivita’ investigativa e’ stata diretta dai magistrati della Procura della Repubblica di Messina, che ha la competenza sui reati che coinvolgono i magistrati di Catania, in stretta sinergia con quelli della Procura della Repubblica di Catania. Il provvedimento e’ stato notificato ieri sera dai carabinieri del Comando provinciale di Messina a Orazio Finocchiaro, 40 anni appartenente del clan dei “Cappello-Carateddi” che secondo l’accusa avrebbe mandato l’ordine all’esterno mentre si trova detenuto in una struttura carceraria del Nord Italia. Il dott. Pacifico coordina le inchieste sui clan Cappello e Laudani. Ha tra l’altro coordinato l’operazione ”Revenge” della squadra mobile della questura di Catania sul gruppo emergente dei “Carateddi” capeggiato dal boss, ora detenuto, Sebastiano Lo Giudice.

All’epoca emerse che la cosca aveva in progetto di aprire una sanguinosa faida con esponenti della famiglia Santapaola per ottenere il controllo degli affari illeciti a Catania, in particolare, il traffico di sostanze stupefacenti. Il dott. Pasquale Pacifico insieme ai sostituti la dott.ssa Giovannella Scaminaci e il dott. Francesco Testa ha lavorato nelle indagini che hanno permesso l’arresto del boss Giovanni Arena, ritenuto esponente di spicco di Cosa Nostra ed inserito nell’elenco dei 30 latitanti piu’ pericolosi d’Italia.  I messaggi inviati da Orazio Finocchiaro con scritto “sono pronti i kalashnikov per colpire Pacifico” sarebbero stati intercettati dalla Squadra mobile della Questura di Catania nella seconda meta’ dell’anno scorso nel carcere di Siracusa. Il destinatario dei messaggi sarebbe stato un altro esponente dello stesso clan, che stava per essere scarcerato. Il boss, sarebbe tornato in liberta’ a breve, e secondo gli inquirenti, una volta libero avrebbe cercato di assumere il controllo del clan.

Alfio Musarra

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