Como risolve il problema piccioni: basta sparargli. Per ordinanza.

La notizia è stata segnalata inizialmente dall’edizione online del quotidiano La Repubblica, che con un preciso articolo a firma di Lucia Landoni, annuncia la trovata dell’amministrazione provinciale di Como per risolvere un annoso problema: quello dei piccioni e della loro invadenza in campo agricolo. Che già ci sembra un po’ ridicolo come problema. Non per la collega lariana, ci mancherebbe altro, ma per un organo istituzionale qual è la Provincia Regionale.

I fatti sono facilmente discutibili. I piccioni arrecano danno alle coltivazioni e agli allevamenti, attirati dalle sementi che sono usate come mangime per gli animali, i piccioni entrano nelle stalle e le loro deiezioni finiscono nel cibo che viene dato al bestiame, rischiando di causare infezioni e malattie. Scatta quindi il problema igienico.

Ed ecco che dopo anni di provvedimenti e ordinanze, controllando abbiamo trovato provvedimenti già dal 2006, l’assessore provinciale alla Caccia -ironia della sorte- Mario Colombo ha così deciso di istituire dei corsi, al termine dei quali sono stati rilasciati ottanta attestati di “coadiutori del controllo numerico del piccione”, una dicitura burocratica che tradotta in italiche parole significa “cacciatori al soldo delle istituzioni”.

Dichiara, sempre a Repubblica l’assessore: “Abbiamo rilasciato patentini … a chi ha frequentato un corso di formazione sulla biologia della specie e i comportamenti dei volatili. Hanno conseguito l’abilitazione 80 persone che entreranno in azione dalla prossima settimana. Il che però non significa assolutamente che per le colline comasche gireranno pattuglie di cecchini per sterminare i piccioni. Gli agricoltori che vedono le nuove seminagioni particolarmente danneggiate potranno rivolgersi alla Provincia e noi invieremo un cacciatore per un intervento mirato… evidentemente ci saranno abbattimenti, ma lo scopo di questo intervento è anche dissuasivo. Speriamo che gli uccelli, venendo continuamente disturbati dalla presenza umana, decidano di allontanarsi dai campi almeno fino a quando i semi saranno germogliati. Dopo di che il problema non sarà più così grave… Abbiamo voluto attendere il più possibile che la situazione cambiasse, ma i danni erano ormai eccessivi. Ogni volta che piccioni, cinghiali e cervi causano problemi alle coltivazioni la Provincia deve intervenire e rimborsare le perdite. Questo incide notevolmente sul bilancio. E oltre all’aspetto economico, non bisogna trascurare quello igienico“.

Infine, quasi a volersi scusare contro le inevitabili polemiche, l’assessore Colombo conclude: “Il problema principale è comunque rappresentato dall’animale uomo. In montagna non c’è un sovrappopolamento di piccioni perché là la specie si autoregolamenta in maniera naturale. Nelle città e nelle pianure molto abitate, invece, si trova molto più cibo e di conseguenza proliferano piccioni, ratti e scarafaggi. Ci lamentiamo delle specie infestanti, ma in realtà la più infestante di tutte è la nostra”.

Gli “animalisti a tutti i costi” a questo punto potrebbero obbiettare che è sulla specie più infestante che si deve agire, ma non vogliamo arrivare a estremizzare. Limitiamoci a due semplici constatazioni.

Si sparerebbe a scopo dissuasivo contro i piccioni, e per i citati cinghiali e cervi? E poi l’intervento dissuasivo sarebbe compiuto da “dissuasori” inviati per interventi mirati su richiesta dei contadini. Forse i piccioni rimarranno in attesa del dissuasore di pronto intervento? E ancora, un dubbio, minimo, da persone che forse provano a vedere il marcio: è lecito conoscere i costi di questa operazione? Domande che ci piacerebbe avessero una risposta.

In merito, e concludiamo, forse andrebbero almeno visionate le Leggi n° 189/2004 e  281/1991, rispettivamente su “Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché dell’impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate” e “Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo”.

Luigi Asero

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