Arrestato a Brescia, progettava attentato a sinagoga di Milano

Un giovane di 20 anni, Jarmoune  Mohamed, è stato arrestato stamane dalla Polizia di Stato a Brescia. L’accusa è quella  di essere coinvolto in attività di addestramento all’uso di armi e di esplosivi per finalità di terrorismo. Era diventato un fanatico della jihad (pur non essendo abituale frequentatore di moschee) e sul suo computer aveva studiato nei dettagli come violare le misure di sicurezza che proteggono il Tempio ebraico di Milano, in via della Guastalla, indicando in una sorta di «sopralluogo virtuale» le possibili vie d’accesso e le misure di sorveglianza.

L’operazione, coordinata dalla Procura Distrettuale Antiterrorismo di Cagliari, è stata condotta dal Servizio Centrale Antiterrorismo della Dcpp/Ucigos e dalle Digos delle Questure di Cagliari e Brescia.

Jarmoune vive a Brescia da 14 anni e lavora nella zona come operaio. Gestiva pagine e gruppi su Facebook dove si inneggiava all’uso di armi ed esplosivi. Le indagini hanno assunto anche rilievo internazionale, l’uomo infatti aveva contatti con una donna a Londra. La donna è stata contemporaneamente fermata dalla Metropolitan Police nella sua abitazione londinese e si stanno ora cercando possibili ulteriori collegamenti.

Un documento ritrovato sul pc del giovane Mohamed analizza, in particolare, le misure di sicurezza adottate presso la sinagoga di Milano. C’è da dire però che non sono state trovate tracce di armi, né alcun piano operativo di attacco. Potrebbe trattarsi quindi di una sorta di morbosa curiosità, resa rischiosa dal pubblicare su internet le misure di sicurezza rilevate e le esatte mappe dei locali che potrebbero essere oggetto di attacco di tipo terroristico.

A spiegare l’attività sul web di questo giovane ci pensa Claudio Galzerano, dirigente Dccp/Ucigos (divisione terrorismo internazionale) che lo presenta come una sorta di mago del computer, un hacker che si sarebbe appassionato della jihad su internet e che, virtualmente, cercava di rendersene partecipe. Molto bravo però a spiegare l’uso delle armi, cosa che gli ha procurato l’accusa di “addestramento all’uso con finalità di terrorismo”.

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