Bocciata l'apertura dell'ennesimo centro commerciale in provincia di Catania

La bocciatura dell’ennesimo centro commerciale previsto nel territorio di Motta S. Anastasia è ritenuta sensazionale e storica dall’associazione commercianti di Catania, che, negli ultimi dieci anni, ha dato battaglia contro la smisurata apertura di grandi strutture di vendita nella provincia etnea. Ed, infatti, martedì scorso, per la prima volta, la competente conferenza dei servizi ha respinto la richiesta di apertura di un nuovo centro commerciale da realizzarsi in prossimità dell’omonimo svincolo autostradale sulla Catania – Palermo.

Nella fattispecie si sarebbe trattato di un outlet di circa 35 mila metri quadrati, con specializzazione nel settore dell’alta moda, con refluenza specie nel comune di Catania. “Abbiamo sempre chiesto alla Regione Siciliana – afferma Riccardo Galimberti Presidente provinciale di Confcommercio – un contesto normativo che tenesse in considerazione la necessità di salvaguardare l’assetto urbano dei nostri comuni, obiettivo che si realizza anche attraverso la salvaguardia delle micro imprese commerciali. Con tale spirito Confcommercio ha sempre chiesto un limite all’apertura dei grandi centri commerciali, misura che, a scanso di equivoci, è ritenuta possibile anche dalla Corte di Giustizia Europea”.

La provincia di Catania presenta già la più alta concentrazione di centri commerciali rispetto al numero di abitanti, con circa 460 mq. di superficie di vendita per 1000 abitanti nell’area metropolitana, una percentuale, a detta della Confcommercio, tra le più alte d’Europa. Per l’associazione commercianti è stato il funzionario Francesco Sorbello a seguire l’iter amministrativo in sede di conferenza dei servizi, ove le associazioni di categoria partecipano solo a titolo consultivo, mentre hanno diritto di voto il Comune, la Regione, la Camera di Commercio e la Provincia, “In sede di conferenza dei servizi – afferma Sorbello – occorre far valere il rispetto delle normative esistenti, piacciano o meno. E’ nostro dovere, pertanto, analizzare gli studi d’impatto che vengono proposti dal richiedente l’autorizzazione e dare un parere tecnico. Non vi è, quindi, alcuna pregiudiziale contro nessuno, semmai contestiamo il contesto normativo che in questi anni ha dilaniato il piccolo commercio e con esso le nostre Città. Nel caso di Motta i nostri rilievi hanno riguardato diversi punti proposti dalla ditta e ritenuti errati: dal bacino d’attrazione all’analisi economica, dalla spesa attratta ai ricavi dichiarati. Ad esempio, il bacino d’attrazione proposto dalla ditta, infatti, non teneva in considerazione comuni ove erano già state rilasciate autorizzazioni per altri centri commerciali”.

La decisione è stata sofferta e mal digerita dal Sindaco di Motta Sant’Anastasia Angelo Giuffrida che lamenta un trattamento che pregiudicherebbe importanti sbocchi occupazionali. Anche su questo fronte la Confcommercio, unica organizzazione ad aver preso parte alla conferenza dei servizi, manifesta le proprie perplessità. “Lo sviluppo del territorio – dichiara il presidente Galimberti – non può essere affidato solo alla distribuzione, ove si perdono migliaia di aziende e di occupati. La verità è che la politica dimostra ancora una volta di non avere un’idea di sviluppo possibile, mira alla strada più facile che è anche quella meno sicura. La politica, a tutti i livelli, non sa affrontare la questione dello sviluppo e dell’occupazione, senza ricorre ai centri commerciali. L’atteggiamento di Confcommercio è volto anche a tutelare le imprese e i relativi livelli occupazionali che già operano all’interno dei centri commerciali esistenti e che già soffrono per inflazione di offerta”. È da credere che la vicenda avrà un seguito giudiziario.

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