Arrestato il militare già indagato per lo stupro a L'Aquila

È stato arrestato il 23 febbraio il militare Francesco Tuccia, 21 anni, già sentito in merito allo stupro di una giovane studentessa avvenuto in provincia de L’Aquila avvenuto il 13 febbraio all’uscita da una discoteca. La giovane gravemente ferita fu poi abbandonata nella neve alta e solo per un caso non morì, il suo corpo svenuto fu notato dal gestore della stessa discoteca che allertò immediatamente i soccorsi. I Carabinieri hanno alla fine arrestato il giovane, che era stato subito individuato.

Tuccia, in servizio al 33° Reggimento di Artiglieria Acqui di stanza a L’Aquila si era difeso parlando di rapporto consenziente e ipotizzando solo una “pratica estrema”. Ma sono proprio le ferite, profonde, riportate dalla giovane rimasta sotto choc per giorni,  che portano gli inquirenti a ipotizzare il tentativo di praticare una violenza definita “estrema“, con tutta probabilità utilizzando uno o più oggetti non ancora rinvenuti dagli investigatori.

Il giovane, di origini irpine, è ora accusato di violenza sessuale aggravata e tentato omicidio. Sulle ferite,  subìte dalla ragazza originaria di Tivoli, e definite “gravissime, probabilmente invalidanti“,   insieme ad altri riscontri testimoniali e legati agli esami dei Ris di Roma, la procura ha ricostruito “con chiarezza” la vicenda.

I tre amici dell’arrestato, due militari e una ragazza, inizialmente sentiti dagli investigatori sarebbero invece risultati assolutamente estranei ai fatti, precisa una nota dei Carabinieri. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal Gip dell’Aquila Romano Gargarella, che ha condiviso le conclusioni investigative dei Carabinieri. Il pm David Mancini ha coordinato le indagini.

I vertici del 33° Reggimento Artiglieria Acqui, una volta formalizzato l’ordine d’arresto per il caporale Francesco Tuccia, hanno attivato tutte le procedure amministrative per salvaguardare l’immagine dell’Esercito e anche dello stesso personale coinvolto. È probabile che nei confronti del giovane militare della provincia di Avellino scatti la sospensione dall’incarico. Nei giorni scorsi, per due volte, ufficiali del reggimento hanno inviato una richiesta alla Procura della Repubblica dell’Aquila per conoscere la posizione dei tre militari sospettati.

Sull’ipotesi del tentato omicidio, ha sottolineato  l’avvocato Alberico Villani, “devo verificare in che forma è articolata, è facile dire tentato omicidio: si può dare uno schiaffo a una persona che cade e batte la testa ed essere indagati per tentato omicidio”. L’avvocato difensore non si sbilancia nel merito dei prossimi passi della strategia difensiva, anche se nei giorni scorsi aveva affermato che parlando con il suo assistito si era fatto l’idea di un rapporto sessuale consenziente.

Pare che di quest’idea non siano però Carabinieri e magistrati, né probabilmente la stessa povera vittima.

 

 

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