Odio razziale: operazione dei militari del ROS a Roma, 5 arresti

I cinque sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla diffusione dell’odio razziale, apologia di fascismo, incitamento alla violenza e alla discriminazione, azioni contro la comunità ebraica e Alemanno. Il leader dell’organizzazione, Maurizio Boccacci, è noto dagli anni Settanta. Si definisce “soldato fascista senza compromessi”.

L’operazione, coordinata dal Pm Luca Tescaroli della Procura romana è scattata questa mattina ed è stata eseguita dai militari del Reparto Operativo Speciale dei Carabinieri. Altre 11 persone sarebbero indagate a vario titolo. Questi i nomi degli arrestati: Maurizio Boccacci, 54 anni, residente ad Albano Laziale; Stefano Schiavulli (26 anni, di Roma); Giuseppe Pieristé (54 anni, di Ascoli Piceno); Massimiliano De Simone (43 anni, di Roma) e Daniele Gambetti (26 anni, di Albano Laziale). Perquisizioni sono in corso anche nel Napoletano, a Perugia e Salerno.

I reati contestati agli arrestati sono l’associazione per delinquere finalizzata alla diffusione di idee fondate sull’odio razziale, l’apologia di fascismo, l’incitamento alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici e religiosi.

In particolare Maurizio Boccacci è un esponente molto noto nell’ambiente della destra eversiva, con un lungo passato di militante. Negli anni Settanta fece parte del MSI e del Fuan. Ex ompagno di scuola dell’ex terrorista Nar Giusva Fioravanti. Nel 1984 fondò il Movimento Politico Occidentale, di cui fu leader fino al 1993 quando il gruppo si sciolse.  Si definisce “soldato fascista senza compromessi” e sostiene di ammirare “quello che Hitler ha fatto. Gli ebrei erano dei nemici che si opponevano ai suoi disegni”.

Il gruppo di Militia, che fino a poco tempo fa aveva la “sede” nella palestra popolare Primo Carnera nel quartiere di Vigne Nuove, è accusato di aver compiuto negli ultimi due anni svariate azioni di minaccia contro la comunità ebraica romana, e il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. I militanti sono accusati, tra l’altro, di aver macchiato le pietre d’inciampo sistemate davanti alle abitazioni delle vittime della deportazione e di aver deturpato con scritte neo-naziste i muri della capitale.

Luigi Asero

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