Manovra 2011 – Tartassate le società in perdita

LE SOCIETA’ IN PERDITA SARANNO TARTASSATE
CON TRE ANNI DI PERDITA SI ACQUISISCE LO STATUS DI SOCIETA’ NON OPERATIVA
NEL CONTEMPO SI AUMENTA DI 10,5 PUNTI PERCENTUALI L’IMPOSTA DOVUTA.
QUESTE NOVITA’ NEL DECRETO APPENA CONVERTITO IN LEGGE

L’aliquota Ires sul reddito minimo delle società di comodo, in seguito alla “Manovra economica” appena approvata, è aumentata di 10,5 punti percentuali, passando dal 27,5% al 38%.
Contemporaneamente viene stabilito che le società in perdita per 3 anni consecutivi (oppure per 2 + 1 in cui è stato dichiarato un reddito inferiore a quello minimo) si considerano non operative a partire dal successivo periodo d’imposta.

Grazie al mix dei due interventi legislativi, le società che risultano in perdita per tre anni consecutivi pagheranno tasse nella misura del 38%, mentre quelle normalmente in utile restano ad una tassazione del 27,5%. Non male come accanimento terapeutico. Infatti, nell’attuale situazione economica, di forte crisi e di sensibile riduzione dei consumi, le società sono più soggette a chiudere in perdita piuttosto che in utile. Bene, nessun problema, in Italia le tasse si pagheranno ugualmente. A nulla importa se l’azienda ci rimette, il socio “Stato” (quello che non mette le mani nelle tasche degli italiani) riesce a prendersi la sua parte anche dalle società che conseguono perdite. Una trovata esclusiva e mai, dicasi mai, pensata fino a questo momento.

Questa tassazione sarà inevitabile. Non sarà possibile evitarla né facendo rientrare la società di comodo in un consolidato fiscale, né applicando il regime di trasparenza fiscale. Non sarà possibile compensare la maggiore imposta con perdite o oneri deducibili di altri soggetti.

Ma cosa sono le società di comodo? Secondo la storica dottrina fiscale, sono quelle società che possiedono dei patrimoni (beni strumentali, immobili, investimenti finanziari) e che producono dei ricavi incongruenti, in relazione a determinate percentuali di calcolo. Questo fatto le fa risultare società create apposta per intestarsi determinati beni. Da qui il “non operative”.

In effetti può accadere che beni – soprattutto di lusso – vengano intestati a società che di fatto non sono create per esercitare un’attività economica, ma solo per fare in modo che i proprietari continuino ad utilizzarli, sfruttando allo stesso tempo tutti i vantaggi che la loro intestazione alla società porta. La possibilità di dedurre i costi di gestione ad esempio. La fuoriuscita dall’applicazione del Redditometro. Queste società sono definite fiscalmente “non operative” o “di comodo”. Se queste società producono ricavi e proventi inferiori a determinati minimi, calcolati secondo uno schema percentuale ben determinato, (test di operatività), si considerano di comodo e il reddito da tassare non è quello contabile, ma viene calcolato presuntivamente, con determinate percentuali applicate sul valore dei beni della società.

Ora a questi soggetti, vengono equiparati anche le società che, subendo le difficoltà della crisi economica di questi anni, chiudono in perdita. Una inclusione automatica tra i soggetti non operativi delle società che dichiarano, per tre periodi di imposta consecutivi, una perdita ovvero per due periodi di imposta delle perdite e per uno un reddito imponibile inferiore a quello minimo.

Per fortuna che l’impianto che ha storicamente generato la fattispecie relativa alle società di comodo è rimasto valido. Grazie a ciò, anche nel caso di società in perdita da più anni, sarà possibile ricercare alcune vie di fuga da questo nuovo salasso.
La prima ipotesi di esclusione dalla disciplina vale per i soggetti congrui e coerenti rispetto agli studi di settore ovvero per le società quotate. Una seconda ipotesi, risiede nella possibilità di richiedere la disapplicazione mediante la presentazione di una apposita istanza formulata all’agenzia delle entrate secondo quanto previsto dall’articolo 37 bis, comma 8, del dpr n. 600 del 1973. Qualcuno pensa malignamente che non se ne sono ancora accorti.
La decorrenza del salasso dovrebbe essere dall’anno d’imposta 2012. Abbiamo ancora 100 notti di tranquillità. Sonni d’oro.

16/09/2011 – Mirco Arcangeli

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