I sarcofagi degli Aragonesi nella Cattedrale di Catania

Il 16 maggio del ‘52 apparve sul “Giornale dell’Isola” un articolo di Guglielmo Policastro dal titolo “Vicende storiche e piccola cronaca dei sepolcri regali della Cattedrale”.  A tale proposito nell’articolo era citata una relazione scritta il 28 gennaio del 1589 a seguito della visita fatta da monsignor don Fabrizio Mandosio nella Cattedrale di Catania. Si trattava dei sarcofagi regali degli Aragonesi di Sicilia e di cui fino al 1952 non se ne vedeva più traccia in chiesa. Forse fu dopo aver letto quest’articolo che il prof. Letterio De Gregorio, rappresentante della Soprintendenza, si rese conto che nelle pareti interne dell’abside centrale, sopra il coro capitolare ligneo e sotto gli stucchi, dov’erano indicate maldestramente le sepolture di alcuni componenti della famiglia reale degli Aragonesi, si potevano celare due opere d’arte antica di notevole importanza.

 

Infatti, a sinistra di chi guarda l’abside centrale, fu trovato il sarcofago contenente i resti della regina Costanza d’Aragona e a destra fu trovato quello di altri componenti la famiglia reale di Sicilia. I due sarcofagi furono tolti da quelle posizioni (dove restano ancora visibili, sopra il coro ligneo, i danni provocati agli affreschi) e collocati nella cappella della Madonna dopo il 1958, anno in cui fu effettuata una ricognizione dello stato dei resti mortali dei reali di Sicilia. Già nel 1597 i lavori per il nuovo assetto del presbiterio avevano provocato un primo spostamento dei sarcofagi e il loro posizionamento al di sopra del nuovo coro ligneo.

Prima di quell’anno la posizione dei sepolcri regali era si nell’abside centrale ma sicuramente quasi ad altezza d’uomo. Nel 1628 lo scempio viene completato danneggiando irrimediabilmente i sarcofagi reali. In particolare quello della regina Costanza venne scalpellato (tranne il volto e il cuscino) per far meglio aderire gli stucchi che avrebbero coperto le due tombe. Anche il sarcofago del re Federico II fu coperto di stucchi senza però prima avere traslato al suo interno i resti degli altri suoi eredi presenti in Cattedrale compresi quelli della regina Maria che erano nella cappella di Sant’Agata accanto all’altare. E così il capitolo degli “Aragonesi siciliani” fu chiuso, seppellito sotto uno strato di stucco. Oggi la cappella della Madonna non sempre è visitabile perché rimane aperta solo nel mese di maggio ed in altre poche occasioni. Chi avrà l’occasione di potere entrare al suo interno vedrà, entrando a destra, i due sarcofagi posti uno di fronte all’altro. Quello che per primo attira l’attenzione è il grande sarcofago in cui riposano i resti del re Federico II d’Aragona, di suo figlio Giovanni, di suo nipote Ludovico, della pronipote Maria, regina di Sicilia, e del di lei figlio Federico morto a meno di due anni. Per la degna sepoltura di Federico II re di Sicilia che aveva scelto Catania come sua sede, fu usato un sarcofago antico e fu collocato nell’abside centrale del Duomo. Un’opera d’arte che fra i sarcofagi del tipo “Sidamara” (purtroppo a noi è giunto gravemente danneggiato) si colloca fra gli esempi più importanti. Questa tipologia di sarcofago si data genericamente al III sec. d.C. ed è lavorato su tre lati ma chiuso da un coperchio che non è pertinente al sottostante manufatto. La ricognizione del 1958, fatta all’interno di questo sepolcro, confermò la presenza di alcuni dei personaggi che hanno fatto la storia della Sicilia dai Vespri alla cosiddetta età dei Martini.

Federico II d’Aragona re di Sicilia. Era il figlio terzogenito di Pietro III re d’Aragona e Catalogna e dell’ultima discendente della dinastia Sveva, Costanza di Hohenstaufen, figlia di Manfredi re di Sicilia. Era già Vicario del regno di Sicilia nel 1291 quando il 15 gennaio1296, in sede di Parlamento a Catania, fu acclamato dai siciliani re di Sicilia, in quanto il fratello Giacomo, re d’Aragona, aveva praticamente vendutola Sicilia a Carlo II d’Angiò detto lo zoppo. Resistette validamente all’assalto degli Angioini, sostenuti da papa Bonifacio VIII, finché col trattato di Caltabellotta (1302) ottenne da un lato di conservare l’isola col titolo riduttivo di re di Trinacria e dall’altro accettò che, alla sua morte,la Siciliapassasse alla casa d’Angiò: per suggellare la pace sposò Eleonora figlia di Carlo II. Ma nel 1313, rotta la pace, assunse il titolo di re di Sicilia con il nome di Federico II e nominò suo erede al trono suo figlio Pietro dando così origine ad una dinastia di “Aragonesi di Sicilia”. Alla sua morte, avvenuta per malattia nel 1337, il re che aveva ridato dignità ai siciliani fu sepolto nella città che egli stesso aveva eletto a sua residenza. La moglie Eleonora gli sopravvisse sei anni fino al 1343 quando morì a Nicolosi nel solitario convento di San Nicolò alla rena (sabbia nera dell’Etna). Anche lei fu sepolta a Catania ma nella chiesa di San Francesco d’Assisi che si vuole sia stata fatta erigere da lei stessa.

Nel sarcofago vi sono anche i resti di Giovanni d’Aragona duca di Atene e di Neopatria, che era figlio di Federico II d’Aragona e fratello minore di Pietro II e che morì a Catania nel 1348.

Nel 1355,  all’età di 17 anni, Ludovico d’Aragona erede al trono di Sicilia, morì di malattia presso il castello di Aci e venne sepolto assieme ai resti del nonno Federico II re di Sicilia essendo figlio di Pietro II d’Aragona. L’anno stesso della morte del padre Ludovico fu incoronato re di Sicilia e, dopo la solenne cerimonia svoltasi a Palermo, fece ritorno a Catania assieme alla madre Elisabetta e allo zio Giovanni duca di Atene e di Neopatria. Morti entrambi, dal 1352 Ludovico passò sotto la tutela delle sorelle Costanza ed Eufemia. La reggenza invece passò nelle mani del conte Blasco Alagona leader del partito dei “catalani” che morì cinque giorni dopo la morte del re Ludovico.

Il sarcofago “Sidamara” accoglie anche i resti di Maria d’Aragona, regina di Sicilia, nata a Catania nel 1363, figlia di Federico III d’Aragona detto il Semplice  e di Costanza di Castiglia a sua volta figlia di Pietro IV re d’Aragona e Catalogna. Maria nacque nella residenza reale di castello Ursino nel 1363. Sua madre Costanza morì dandola alla luce e la piccola Maria successe al padre nel 1377 sotto la tutela del conte Artale Alagona. Attorno alla giovane regina divamparono gli intrighi. Il partito di Artale aveva interesse affinché la regina andasse in sposa al potente Gian Galeazzo Visconti, facendo così uscire la Sicilia dalla sfera d’influenza della Real Casa d’Aragona per entrare in quella italiana capeggiata dalla signoria viscontea. Ma nel 1380 Guglielmo Raimondo III dei Moncada rapì Maria dal castello Ursino e dopo una tappa ad Augusta la portò in Sardegna e quindi in Aragona, dove la consegnò al nonno Pietro IV che la voleva sposa per un altro suo nipote, Martino figlio del duca di Montblanch. Nel 1391 furono celebrate le nozze a Barcellona e nel 1398 i due sposi furono solennemente incoronati a Palermo. Dopo sette anni dal matrimonio, alla fine di ottobre del 1398, Maria diede alla luce nello stesso luogo dov’era nata lei, al castello Ursino, il figlio Federico che purtroppo muore nell’agosto del 1400. Maria morì a Lentini nel 1402 due anni dopo e assieme al figlio venne sepolta a Catania, in Cattedrale, e poi accolta nello stesso sarcofago in cui vi erano i resti dei componenti del casato reale. Sulla parete di fronte c’è invece il sarcofago medievale della regina Costanza d’Aragona, figlia di Pietro IV re d’Aragona e Catalogna, e sposa di Federico III detto il semplice, re di Sicilia. Morì di parto nel 1363 dopo aver dato alla luce la figlia Maria futura regina di Sicilia. Il sarcofago medievale è formato dalla cassa che è decorata su due lati e da un coperchio su cui è scolpita la figura intera della regina sul letto di morte con ai piedi la corona e un cane. Sulla cassa è raffigurato uno scorcio del piano antistante il Duomo di Catania e la Loggia dei Giurati e al centro della scena si scorge la regina che prega ai piedi della Madonna. In questi due artistici, poco noti, ma soprattutto colpevolmente danneggiati sarcofagi riposano personaggi che sono stati protagonisti della storia della Sicilia lungo tutto il ‘300; secolo in cui i siciliani cercarono inutilmente di concretizzare le idee di liberta e indipendenza nate con la rivolta del Vespro.

05/09/2011 – Corrado Rubino

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