Il parco archeologico si svela in doppio volto
L’università di Berna presenta le nuove scoperte nell’ambito de “Le Notti di BCsicilia” focus sul sito che unisce città bassa sul mare e acropoli.
Il direttore del parco l’Arch. Domenico Targia: “Pieno sostegno delle istituzioni per un patrimonio di primissimo piano”.
BUONFORNELLO (Termini Imerese) – Il Tempio della Vittoria, maestoso e silente, ha fatto da sfondo ideale a una serata che non è stata solo una lezione di storia, ma la certificazione della straordinarietà di un parco archeologico unico nel suo genere e il riconoscimento del lavoro che lo sta valorizzando.
Ieri, 28 Agosto 2025, il convegno organizzato da BCsicilia presso il Museo Pirro Marconi ha acceso i riflettori su un sito che vive di una duplice anima: quella della “città bassa” che si affaccia sul mare e quella della “città alta” che domina dalle colline, un binomio che pochi luoghi al mondo possono vantare.
Un segno di apprezzamento istituzionale di altissimo livello ha aperto i lavori. Il Direttore del Parco, arch. Domenico Targia, nel portare i suoi saluti, ha infatti trasmesso alla platea i personali messaggi di vicinanza e sostegno dell’Assessore Regionale alla Cultura e del Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana. Un passaggio non solo formale, ma un chiaro e importante sigillo politico al lavoro di valorizzazione portato avanti finora, a conferma di come Himera sia ormai giustamente considerata un patrimonio che merita un posto in primo piano nel panorama culturale italiano e mediterraneo.
L’evento, inserito nel ricco cartellone de “Le Notti di BCsicilia”, ha avuto poi come fulcro scientifico la presentazione dei risultati della campagna di scavo 2025 dell’Università di Berna, restituendo un’immagine di Himera come crocevia di civiltà, stratificato e sorprendente.
Dopo i saluti di Alfonso Lo Cascio, Presidente regionale di BCsicilia, la parola è passata alla dott.ssa Elena Mango, archeologa e docente dell’Università di Berna, che ha illustrato al pubblico i dati emersi dalle recenti indagini.
Proprio la dott.ssa Mango ha offerto una delle chiavi di lettura più innovative per comprendere la vera essenza di Himera, definendola “UNA POLIS una POLICENTRICA ”, un organismo urbano complesso i cui diversi nuclei – la città bassa sul mare e l’acropoli sulla collina – dialogavano tra loro, ciascuno con una precisa funzione strategica, economica e sociale.
«La priorità del nostro lavoro – ha spiegato l’archeologa – non è solo portare alla luce reperti, ma raccontare una scoperta nei luoghi dove un popolo ‘viveva’ il suo tempo.
La campagna 2025 è stata dedicata a cercare di capire le dinamiche interne e la storia profonda di questa colonia, per ricostruire la vita quotidiana dei suoi abitanti in tutti i suoi aspetti».
In un passaggio che ha catturato l’attenzione della platea, la Mango ha poi svelato una scelta metodologica pionieristica che caratterizza i loro scavi: lavorare di notte, sotto la luce di lampade ad energia solare. Una decisione che va oltre il romanticismo del setacciare la terra sotto le stelle.
«È una scelta dettata dal rispetto di una tendenza green che vogliamo rafforzare – ha chiarito –. Siamo pionieri di nuove tendenze legate alla ricerca archeologica, che deve coniugare il rigore scientifico con il massimo rispetto per l’ambiente che stiamo indagando. Scavare di notte, con luci alimentate dal sole, ci permette di ridurre al minimo l’impatto energetico e di operare in condizioni termiche migliori, proteggendo al tempo stesso sia il team di lavoro che gli stessi reperti dal caldo diurno».
Proprio questo approccio innovativo ha contribuito a risultati eccezionali, confermando l’eccezionalità del sito con la scoperta, nella zona a monte, di quello che gli esperti definiscono “il più grande impianto di produzione artigianale del V secolo a.C. di tutto il mondo magno-greco”, un complesso per la fabbricazione di laterizi e ceramiche che servì anche per erigere il celebre tempio.
GLORIA E SIMBOLO DI UNA CITTÀ:
Fondata nel 648 a.C. da coloni greci, Himera visse il suo momento di massimo splendore proprio nel 480 a.C., quando le armate guidate da Gelone di Siracusa e Therone di Agrigento sconfissero l’esercito cartaginese del generale Amilcare. Per celebrare quella vittoria epocale, fu innalzato il Tempio della Vittoria, simbolo eterno di potenza e identità.
La sua sorte, però, fu segnata da un tragico destino. Settant’anni dopo, nel 409 a.C., i Cartaginesi, guidati da Annibale Magone, tornarono per vendetta. La città fu assediata, rasa al suolo e la sua popolazione fu sterminata o venduta come schiava. Himera scomparve per sempre dalla storia, abbandonata e dimenticata per secoli, sepolta dalla terra e dalla memoria, fino a quando gli scavi moderni non ne hanno riportato alla luce l’imponente “legacy”.
IL TESORO DI HIMERA: LA PHIALE D’ORO CHE RITORNA IN SICILIA
Questo capolavoro assoluto dell’oreficeria ellenistica, un piatto rituale d’oro massiccio di quasi un chilo (gr. 982), è un’emozione che toglie il fiato. Non è un semplice reperto, ma un concentrato di storia, abilità artistica e mistero. La sua superficie è un trionfo di decorazioni: fasce concentriche di ghiande, eleganti motivi lineari e uno sciame di api finemente sbalzate che sembrano pronte a spiccare il volo. Al centro, l’omphalos è inciso con tralci vegetali di una bellezza mozzafiato, mentre sul bordo esterno reca, inciso con grafia greca, il nome del suo antico proprietario: Damarco.
Storia di un recupero che sembra uscire da un romanzo giallo internazionale: trafugata da scavi clandestini nei dintorni di Caltavuturo, iniziò un viaggio oscuro attraverso la rete del mercato nero dell’arte, transitando in Svizzera per finire nella collezione privata di un magnate di New York. Solo grazie a un’indagine magistrale della Procura di Termini Imerese e del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico dei Carabinieri, questo simbolo perduto della magnificenza siciliana è stato strappato all’oblio e restituito all’Italia nel 1999, tornando per sempre là dove la sua storia era cominciata.
UN PARCO CHE UNISCE DUE MONDI
Oggi il parco archeologico racconta integralmente questa storia. La “città bassa”, con il suo impianto urbano, le case, le botteghe e le necropoli, parla della vita quotidiana, dei commerci e dei contatti con il Mediterraneo. La “città alta” (o Himera superiore), fortificata e arroccata sulle colline, con le sue grandi aree sacre e pubbliche, racconta invece il potere, la religione e la difesa.
«Himera è un esempio raro di completezza», ha spiegato il direttore Targia nel suo intervento. «Qui non troviamo solo un tempio o un teatro isolato, ma l’intero spettro di una polis greca, dalla sua nascita al suo tragico tramonto, dalla zona portuale e commerciale fino all’acropoli. È un museo a cielo aperto che si estende dal mare alla collina, un unicum che abbiamo il dovere di valorizzare e far conoscere al mondo, proprio come la nostra Phiale d’Oro, simbolo di una bellezza che non può essere trattenuta ma deve essere restituita alla sua terra».
Giuseppe Smedile
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