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	<title>La voce dell&#039;isola</title>
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	<description>Giornale siciliano di politica, cultura, informazione, economia, turismo, spettacolo - Edizione online</description>
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		<title>Strage a Buenos Aires, treno non riesce a frenare in stazione</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 21:07:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tragedia a Buenos Aires nelle prime ore di oggi, erano le 8.32 (ora locale) quando un treno pendolari entra come ogni mattina in stazione. Questa volta entra però in maniera troppo veloce, pare a 26 Km orari. Il treno non riesce a frenare e si schianta contro i respingenti di fine binario. Sono attimi, è un macello. Il bilancio, non definitivo purtroppo, parla di 49 morti e oltre 600 feriti, di cui almeno 200 in gravi condizioni. Il treno era affollatissimo e pare viaggiasse con parte delle porte aperte. Lo scontro è stato violentissimo e visto il gran numero di passeggeri è stato molto difficoltoso per i soccorritori portare subito tutti nei pronti soccorsi cittadini. Parecchie vittime sono state assistite sui marciapiedi intorno alla stazione ferroviaria.</p>
<p style="text-align: justify;">La stazione coinvolta è quella di Once, una delle stazioni di Buenos Aires dove confluisce la linea urbana Sarmiento. Sarebbero comunque ancora decine i passeggeri rimasti intrappolati fra le lamiere e i pompieri stanno lavorando alacremente, anche con ausilio di fiamma ossidrica, per liberarli e soccorrerli entro il più breve tempo possibile. Tutta la stazione è stata trasformata in una temporanea stazione di accoglienza per i feriti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora tutto da comprendere in merito al motivo per cui il treno si è schiantato, l&#8217;impianto frenante non avrebbe funzionato. Pare che in tutte le precedenti stazioni il treno si fosse fermato correttamente, non avrebbe cioè dato sintomi di anomalie dell&#8217;impianto frenante. Dipendenti e referenti sindacali delle linee Sarmiento puntano però il dito contro l&#8217;impresa concessionaria Tba (Trenes de Buenos Aires) per l&#8217;incidente di Once. L&#8217;accusa è di mancata manutenzione, di mancanza di capacità di previsione e di superficialità nella gestione di tutto il servizio.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessun italiano, secondo quanto riferito dalla Farnesina, sarebbe rimasto coinvolto nell&#8217;incidente.</p>

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		<title>All&#8217;opinione pubblica internazionale: la verità sulla Grecia</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 18:14:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Esiste un complotto internazionale che ha l&#8217;obiettivo di cancellare il mio paese. E’ iniziato nel 1975 opponendosi alla civiltà neo-greca, è continuato con la distorsione sistematica della nostra storia contemporanea e della nostra identità culturale e adesso sta cercando di cancellarci anche materialmente con la mancanza di lavoro, la fame e la miseria. Se il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><a href="http://www.lavocedellisola.it/2012/02/22/allopinione-pubblica-internazionale-la-verita-sulla-grecia/gal_5058/" rel="attachment wp-att-2876"><img class="alignleft size-medium wp-image-2876" title="gal_5058" src="http://www.lavocedellisola.it/wp-content/uploads/2012/02/gal_5058-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Esiste un complotto internazionale che ha l&#8217;obiettivo di cancellare il mio paese. E’ iniziato nel 1975 opponendosi alla civiltà neo-greca, è continuato con la distorsione sistematica della nostra storia contemporanea e della nostra identità culturale e adesso sta cercando di cancellarci anche materialmente con la mancanza di lavoro, la fame e la miseria.</strong></p>
<p><strong>Se il popolo greco non prende la situazione in mano per ostacolarlo, il pericolo della sparizione della Grecia è reale. Io lo colloco entro i prossimi 10 anni.</strong></p>
<p style="text-align: right;">di Mikis Theodorakis</p>
<p>&nbsp;</p>
<div style="text-align: justify;"><strong>Di noi, resterà solo la memoria della nostra civiltà e delle nostre battaglie per la libertà</strong>.</div>
<div style="text-align: justify;">Fino al 2009 il problema economico non era grave. Le grandi ferite della nostra economia erano la <strong>spesa esagerata per la difesa del paese</strong> e la <strong>corruzione di una parte dei politici e dei giornalisti</strong>. Per queste due ferite, però, erano corresponsabili anche dei paesi stranieri. Come la Germania, la Francia, il Regno Unito e gli Stati Uniti che guadagnavano miliardi di euro da noi con la vendita annuale di materiale bellico. Questa emorragia continua ci metteva in ginocchio e non ci permetteva di crescere mentre offriva grandi ricchezze ai paesi stranieri. Lo stesso succedeva con il problema della corruzione. La società tedesca Siemens manteneva un dipartimento che si occupava della corruzione dei nostri politici, per poter piazzare meglio i suoi prodotti nel mercato greco. <strong>Di conseguenza, il popolo greco è stato vittima di questo duetto di ladri, Greci e Tedeschi, che si arricchivano sulle sue spalle</strong>.
</div>
<div style="text-align: justify;">È evidente che queste due ferite potevano essere evitate se i due partiti al potere (filo americani) non avessero raccolto tra le loro fila elementi corrotti, i quali, per coprire l’emorragia di ricchezze (prodotte dal lavoro del popolo greco) verso le casse di paesi stranieri, hanno sottoscritto prestiti esagerati, con il risultato che il debito pubblico è aumentato fino a 300 miliardi di euro, cioè il 130% del Pil.
</div>
<div style="text-align: justify;">Con questo sistema, le forze straniere di cui ho detto sopra, guadagnavano il doppio. Dalla vendita di armi e dei loro prodotti, prima; dai tassi d’interesse dei capitali prestati ai vari governi (e non al popolo), dopo. Perché come abbiamo visto, il popolo è la vittima principale in ambedue i casi. Un esempio solo vi convincerà. I tassi d’interesse di un prestito di 1 miliardo di dollari che contrasse Andreas Papandreou nel 1986 dalla Francia, sono diventati 54 miliardi di euro e sono stati finalmente saldati nel…2010!</p>
<p>Il Sig. <strong>Juncker</strong> ha dichiarato un anno fa, che aveva notato questa grande emorragia di denaro dalla Grecia a causa di spese enormi (ed obbligatorie) per l’acquisto di vari armamenti dalla Germania e dalla Francia. Aveva capito che i nostri venditori ci portavano direttamente ad una catastrofe sicura ma ha confessato pubblicamente che non ha reagito minimamente, per non colpire gli interessi dei suoi paesi amici!
</div>
<div style="text-align: justify;">Nel 2008 c’è stata la grande crisi economica in Europa. Era normale che ne risentisse anche l’economia greca. Il livello di vita, abbastanza alto (eravamo tra i 30 paesi più ricchi del mondo), rimase invariato. C’è stata, però, la crescita del debito pubblico. Ma il debito pubblico non porta obbligatoriamente alla crisi economica. I debiti dei grandi paesi come gli USA e la Germania, si contano in tris miliardi di euro. <strong>Il problema era la crescita economica e la produzione</strong>. Per questo motivo furono contratti prestiti dalle grandi banche con tasso fino al 5%. In questa esatta posizione ci trovavamo nel 2009, fino a quando in novembre è diventato primo ministro <strong>Georges Papandreou</strong>. Per farvi capire cosa ne pensa oggi il popolo greco della sua politica catastrofica, bastano questi due numeri: <strong>alle elezioni del 2009 il partito socialista ha preso il 44% dei voti. Oggi le proiezioni lo portano al 6%</strong>.
</div>
<div style="text-align: justify;">Papandreou avrebbe potuto affrontare la crisi economica (che rispecchiava quella europea) con prestiti dalle banche straniere con il tasso abituale, cioè sotto il 5%. Se avesse fatto questo, non ci sarebbe stato alcun problema per il nostro paese. Anzi, sarebbe successo l’incontrario perché eravamo in una fase di crescita economica.</p>
<p>Papandreou, però, aveva iniziato il suo complotto contro il proprio popolo dall’estate del 2009, quando si è incontrato segretamente con il Sig. <strong>Strauss Kahn</strong> per portare la Grecia sotto l’ombrello del FMI (Fondo Monetario Internazionale). La notizia di questo incontro è stata resa pubblica direttamente dal Presidente del FMI.
</div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Per passare sotto il controllo del FMI, bisognava stravolgere la situazione economica reale del nostro paese e permettere l’innalzamento dei tassi d’interesse sui prestiti</strong>. Questa operazione meschina è iniziata con l’aumento “falso” del debito interno, dal 9,2% al 15%. Per questa operazione criminale, il Pm Peponis, ha chiesto 20 giorni fa, il rinvio a giudizio per Papandreou e Papakostantinou (Ministro dell’economia). Ha seguito la campagna sistematica in Europa di Papandreou e del Ministro dell’economia che è durata 5 mesi, per convincere gli europei che la Grecia è un <em>Titanic</em> pronto per andare a fondo, che i greci sono corrotti, pigri e di conseguenza incapaci di affrontare i problemi del paese. <strong>Dopo ogni loro dichiarazione, i tassi d’interesse salivano, al punto di non poter ottenere alcun prestito e di conseguenza il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea hanno preso la forma dei nostri salvatori, mentre nella realtà era l’inizio della nostra morte</strong>.
</div>
<div style="text-align: justify;">Nel Maggio del 2010 è stato firmato da un solo Ministro il famoso <strong>primo accordo di salvataggio</strong>. Il diritto greco, in questi casi, esige, per un accordo così importante, il voto favorevole di almeno tre quinti del parlamento. <strong>Quel primo accordo è dunque illegale. La troika che oggi governa in Grecia, agisce in modo completamente illegale</strong>. Non solo per il diritto greco ma anche per quello europeo.
</div>
<div style="text-align: justify;">Dal quel momento fino ad oggi, se i gradini che portano alla nostra morte sono venti, siamo già scesi più della metà. Immaginate che con questo <strong>secondo accordo</strong>, per la nostra “salvezza”, <strong>offriamo a questi signori la nostra integrità nazionale e i nostri beni pubblici</strong>. Cioè Porti, Aeroporti, Autostrade, Elettricità, Acqua, ricchezze minerali ecc. ecc. ecc. i nostri, inoltre, monumenti nazionali come l’Acropolis, Delfi, Olympia, Epidauro ecc. ecc. ecc.; <strong>perché con questi accordi abbiamo rinunciato ad eventuali ricorsi</strong>.
</div>
<div style="text-align: justify;"><strong>La produzione si è fermata, la disoccupazione è salita al 20%</strong>, hanno chiuso 80.000 negozi, migliaia di piccole fabbriche e centinaia di industrie. In totale hanno chiuso 432.000 imprese. Decine di migliaia di giovani laureati lasciano il paese che ogni giorno si immerge in un buio medioevale. Migliaia di cittadini ex benestanti, cercano nei cassonetti della spazzatura e dormono per strada. Intanto si dice che siamo vivi grazie alla generosità dei nostri “salvatori”, dell’Europa, delle banche e del Fondo Monetario Internazionale. <strong>In realtà, ogni pacchetto di decine di miliardi di aiuti destinato alla Grecia torna per intero indietro sotto forma di nuovi incredibili tassi d’interesse</strong>.
</div>
<div style="text-align: justify;">E siccome c’è bisogno di continuare a far funzionale lo stato, gli ospedali, le scuole ecc., la troika carica di extra tasse (assolutamente nuove) gli strati più deboli della società e li porta direttamente alla fame. <strong>Un&#8217;analoga situazione di fame generalizzata l’avemmo all’inizio dell’occupazione nazista nel 1941</strong>, con 300.000 morti in 6 mesi. Adesso rivediamo la stessa situazione. Se si pensa che l’occupazione nazista ci è costata 1 milione di morti e la distruzione totale del nostro paese, com’è possibile per noi greci accettare le minacce della sig.ra Merkel e l’intenzione dei tedeschi di installare un nuovo <em>Gauleiter</em>… e questa volta con la cravatta…
</div>
<div style="text-align: justify;">E per dimostrare quant’è ricca la Grecia e quanto lavoratori sono i greci, che sono coscienti dell&#8217; Obbligo di Libertà e dell’amore verso la propria patria, c&#8217;è l&#8217;esempio di come si reagì all&#8217;occupazione nazista dal 1941 all’Ottobre del 1944. Quando le SS e la fame uccidevano 1 milione di persone e la Vermacht distruggeva sistematicamente il paese, derubando la produzione agricola e l’oro dalle banche greche, i greci hanno fondato il <strong>movimento di solidarietà nazionale</strong> che ha sfamato la popolazione ed hanno creato un esercito di 100.000 partigiani che ha costretto i tedeschi ad essere presenti in modo continuo con 200.000 soldati. Contemporaneamente, i greci, grazie al proprio lavoro, sono riusciti non solo a sopravvivere ma a sviluppare, sotto condizioni di occupazione, l’arte neo greca, soprattutto la letteratura e la musica.
</div>
<div style="text-align: justify;">La Grecia scelse la via del sacrificio per la libertà e la sopravvivenza. Anche allora ci colpirono senza ragione e noi rispondemmo  con la Solidarietà e la Resistenza, e siamo riusciti a vincere. La stessa cosa che dobbiamo fare anche adesso con la certezza che il vincitore finale sarà il popolo greco.<strong>Questo messaggio mando alla Sig.ra Merkel ed al Sig. Schäuble, dichiarando che rimango sempre amico del Popolo Tedesco ed ammiratore del suo grande contributo alla Scienza, la Filosofia, l’Arte e soprattutto alla Musica!</strong> E forse, la miglior dimostrazione di questo è che tutto il mio lavoro musicale a livello mondiale, l’ho affidato a 2 grandi editori tedeschi “Schott” e “Breitkopf” con cui ho un’ottima collaborazione.
</div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Minacciano di mandarci via dall’Europa</strong>. <strong>Ma se l’Europa non ci vuole 1 volta, noi, questa Europa di Merkel e Sarkozy, non la vogliamo 10 volte</strong>.
</div>
<div style="text-align: justify;">Oggi è domenica 12 Febbraio. Mi sto preparando per prendere parte con <strong>Manolis Glezos</strong>, l’eroe che ha tirato giù la svastica dall’Acropolis, dando così il segnale per l’inizio non solo della resistenza greca ma di quella europea contro Hitler. Le strade e le nostre piazze si riempiranno di centinaia di migliaia di cittadini che esprimeranno la propria rabbia contro il governo e la troika. Ho sentito ieri il nostro Primo ministro – banchiere, rivolgendosi al popolo greco, dire che “siamo arrivati all’ora zero”. <strong>Chi, però, ci ha portati all’ora ZERO in due anni?</strong> Le stesse persone che invece di trovarsi in prigione, ricattano i parlamentari per firmare il nuovo accordo, peggio del primo, che sarà applicato dalle stesse persone con gli stessi metodi che ci hanno portato all’ora ZERO! <strong>Perché? Perché questo ordina l’FMI e l’Eurogroup, ricattandoci che se non obbediremo ci sarà il fallimento…</p>
<p></strong></div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Stiamo assistendo al teatro della paranoia</strong>. Tutti questi signori, che in sostanza ci odiano (greci e stranieri) e che sono gli unici responsabili della situazione drammatica alla quale hanno portato il paese, minacciano, ricattano, ordinano con l’unico scopo di continuare la loro opera distruttiva, cioè di portarci sotto l’ora ZERO, fino alla nostra sparizione definitiva.
</div>
<div style="text-align: justify;">Siamo sopravvissuti nei secoli, in condizioni molto difficili ed è certo che se ci porteranno con la forza, con la violenza, al penultimo gradino prima della nostra morte, i Greci, non solo sopravvivranno ma rinasceranno. In questo momento presto tutte le mie forze all’unione dinamica del popolo greco. Sto cercando di convincerlo che <strong>la Troika e l’FMI non sono una strada senso unico</strong>. Che esistono anche altre soluzioni. Guardare anche verso la Russia per una collaborazione economica, per lo sfruttamento delle nostre ricchezze minerarie, con condizioni diverse, a favore dei nostri interessi.
</div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Per quanto riguarda l’Europa, propongo di interrompere l’acquisto di armamenti dalla Germania e dalla Francia</strong>. E dobbiamo fare tutto il possibile per prendere i nostri soldi, che la Germania ancora non ha saldato dal periodo della guerra. Tale somma ad oggi è quasi 500 miliardi di euro!!!</div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div>
<div style="text-align: justify;"><strong>L’unica forza che può realizzare questi cambiamenti rivoluzionari è il popolo greco, unito in un enorme Fronte di Resistenza e Solidarietà, per mandare via la troika (FMI e Banche) dal paese</strong>. Nel frattempo devono essere considerati nulli tutti gli accordi illegali (prestiti, tassi d’interesse, tasse, svendita del paese ecc.). naturalmente, i loro collaboratori greci, che sono già condannati nella coscienza popolare come traditori, devono essere puniti.
</div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Per l’Unione di tutto il Popolo stò dedicando tutte le mie energie e credo che alla fine ce la faremo</strong>. Ho fatto la guerra con le armi in mano contro l’occupazione nazista. Ho conosciuto i sotterranei della Gestapo. Sono stato condannato a morte dai Tedeschi e sono vivo per miracolo. Nel 1967 ho fondato il PAM, la prima organizzazione di resistenza contro i colonnelli. Ho agito nell’illegalità contro la dittatura. Sono stato arrestato ed imprigionato nel “mattatoio” della dittatura. Alla fine sono sopravvissuto e sono ancora qui.
</div>
<div style="text-align: justify;"><strong>Oggi ho 87 anni ed è molto probabile che non riuscirò a vedere la salvezza della mia amata patria. </strong>Ma morirò con la mia coscienza tranquilla, perché continuo a fare le mie battaglie per gli ideali della Libertà e del Diritto fino alla fine.</div>
<p style="text-align: justify;">N.d.E.: <em>Lettera scritta il 12 febbraio, poco prima che anche lui subisse la reazione da parte delle forze di polizia schierate in difesa di un parlamento pronto a varare norme penalizzanti per l’economia greca e per i cittadini, specie per le fasce più deboli.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per concessione di <a href="http://www.megachip.info/tematiche/democrazia-nella-comunicazione/7756-lettera-aperta-di-mikis-theodorakis.html" target="_blank">Megachip </a><br />
Fonte: <a href="http://www.spitha-kap.gr/el/articles/?nid=2102" target="_blank">http://www.spitha-kap.gr/el/articles/?nid=2102</a><br />
Data dell&#8217;articolo originale: 20/02/2012<br />
URL dell&#8217;articolo: <a href="http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=6882">http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=6882</a></p>
</div>
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		<title>Maltempo, deraglia un treno a Taormina</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 17:50:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È deragliato nella serata di ieri, a causa di un movimento franoso determinato dal maltempo, un treno regionale nei pressi della stazione di Taormina-Giardini. Sul posto si sono immediatamente recati sanitari del 118 e Polizia di Stato. Per fortuna il deragliamento non ha portato gravi conseguenze e si registrano soltanto contusioni per i due macchinisti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.lavocedellisola.it/2012/02/22/maltempo-deraglia-un-treno-a-taormina/treno-2/" rel="attachment wp-att-2867"><img class="alignleft size-medium wp-image-2867" title="treno" src="http://www.lavocedellisola.it/wp-content/uploads/2012/02/treno-284x280.jpg" alt="" width="284" height="280" /></a>È deragliato nella serata di ieri, a causa di un movimento franoso determinato dal maltempo, un treno regionale nei pressi della stazione di Taormina-Giardini. Sul posto si sono immediatamente recati sanitari del 118 e Polizia di Stato. Per fortuna il deragliamento non ha portato gravi conseguenze e si registrano soltanto contusioni per i due macchinisti e uno dei 26 passeggeri a bordo. I macchinisti coinvolti sono Pietro Scordi e Filippo Alternato. Tutti medicati al Pronto Soccorso dell&#8217;ospedale Sirina di Taormina.</p>
<p style="text-align: justify;">Trenitalia, divisione servizi regionali, ha predisposto un servizio di mezzi sostitutivo in attesa della rimozione dei detriti e del pieno ripristino della linea ferroviaria. Il treno regionale coinvolto è il Siracusa-Messina.</p>
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		<title>Morto a Palermo l&#8217;editore Enzo Sellerio</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 17:38:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[CULTURA]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.lavocedellisola.it/2012/02/22/morto-a-palermo-leditore-enzo-sellerio/storie_sellerio-b/" rel="attachment wp-att-2863"><img class="alignleft size-medium wp-image-2863" title="storie_sellerio-b" src="http://www.lavocedellisola.it/wp-content/uploads/2012/02/storie_sellerio-b-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></a>Aveva 88 anni Enzo Sellerio, è morto oggi, stroncato da un infarto. La sua casa editrice è uno dei pilastri della cultura in Sicilia.</p>
<p style="text-align: justify;">Nato nel 1924, padre italiano (Antonio), madre russa (Olga Andes), dopo essersi laureato in giurisprudenza nel 1944, diviene assistente di Istituzioni di Diritto Pubblico alla Facoltà di Economia e Commercio di Palermo nel 1947. Nel frattempo scopre la fotografia e dopo una breve esperienza giornalistica e spronato dal suo amico Bruno Caruso partecipa, nel 1952, ad un concorso fotografico regionale dove vince il primo premio, 50.000 lire; nello stesso anno le sue fotografie vengono pubblicate sulla rivista Sicilia, un periodico quadrimestrale di livello europeo,  i suoi scatti furono poi pubblicati da una fra le più importanti riviste di Zurigo. Poco dopo si trasferì in America, ma rimase poco in quel continente, preferì poi tornare nella sua Palermo, definitivamente. La sua Sicilia lo aiuta a realizzare gli scatti che lo portano al successo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1955 il primo reportage, “Borgo di Dio”, che è considerato uno dei capolavori della fotografia neorealista in Italia. Negli anni a seguire una serie di personali lo portano ben presto ai vertici della fotografia nazionale ed internazionale. Nel 1969, spinto da un&#8217;idea chiacchierando con Leonardo Sciascia e Antonio Buttitta, fonda, assieme alla moglie Elvira Giorgianni, deceduta nel 2010, la &#8221;Sellerio Editore&#8221;, casa editrice che annovera tra le sue pubblicazioni i più grandi scrittori contemporanei</p>
<p style="text-align: justify;">Documenta tanto, documenta tutto, documenta l&#8217;esperienza di Danilo Dolci, racconta attraverso le sue fotografie l&#8217;Etna e la sua Palermo. Celebri quei fotogrammi che ritraggono alcuni ragazzini della Kalsa giocare a formare un plotone di esecuzione fucilando per finta un loro coetaneo. O il vecchio curvo che porta il suo asinello a vedere la portaerei americana.Sellerio era anche critico nei confronti della sua Palermo e la sua critica ne delineava senza dubbio il suo amore.</p>
<p style="text-align: justify;">Di Palermo raccontava: &#8220;<em>Palermo è senza scheletro. Come faccia a camminare non lo so. In questo senso è un luogo miracolato. Se tornassi a fotografare, per divertimento farei un servizio sulla maledizione dei normanni. Guardi che cosa hanno combinato. A Monreale con due statue di bronzo alte quattro metri hanno rovinato il portico del duomo. La sala Duca di Montalto a Palazzo dei Normanni è un luogo che per come è stato restaurato sarà molto apprezzato dagli ortopedici perchè lì cadere è molto facile</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Palermo, la sua Palermo, si appresta oggi a custodire per sempre le spoglie di un altro dei suoi uomini illustri.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ffffff;">Luigi Asero</span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Guerra del gas: Italia fuori dal Piano di indipendenza energetica UE</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 13:23:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Azerbajdzhan]]></category>
		<category><![CDATA[Eni]]></category>
		<category><![CDATA[Gasdotto Transanatolico]]></category>
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		<category><![CDATA[Trans-Adriatic Pipeline]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>

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		<description><![CDATA[Il consorzio Shakh Deniz esclude il gasdotto sostenuto dal governo italiano dall’itinerario di cui l’Azerbajdzhan si avvarrà per l’invio dell’oro blu centro-asiatico in Europa. L’isolamento energetico di Roma rende il Belpaese sempre più dipendente dalla Russia monopolista, e mette a serio repentaglio il nostro interesse nazionale Se mai il gas dal centro Asia sarà trasportato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.lavocedellisola.it/2012/02/22/guerra-del-gas-italia-fuori-dal-piano-di-indipendenza-energetica-ue/3190-753412/" rel="attachment wp-att-2857"><img class="alignleft size-medium wp-image-2857" title="3190-753412" src="http://www.lavocedellisola.it/wp-content/uploads/2012/02/3190-753412-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" /></a>Il consorzio Shakh Deniz esclude il gasdotto sostenuto dal governo italiano dall’itinerario di cui l’Azerbajdzhan si avvarrà per l’invio dell’oro blu centro-asiatico in Europa. L’isolamento energetico di Roma rende il Belpaese sempre più dipendente dalla Russia monopolista, e mette a serio repentaglio il nostro interesse nazionale</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Se mai il gas dal centro Asia sarà trasportato in Italia, a gestire il traffico saranno svizzeri, norvegesi e tedeschi. Questa è la decisione presa dal consorzio incaricato della gestione del giacimento Shakh Deniz: una delle riserve di gas naturale più ricca al Mondo, per questo individuata dall’Unione Europea come serbatoio da cui attingere oro blu per diminuire la dipendenza dalla Russia.</p>
<p style="text-align: justify;">Come riportato dall’autorevole Trend, il gasdotto TAP – Trans Adriatic Pipeline, compartecipato dalle compagnie elvetica EGL, dalla norvegese STATOIL, e dalla tedesca E.On – è stato designato come unica via su cui il consorzio azero intende puntare per il trasporto del proprio gas in Europa meridionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa scelta rappresenta una sconfitta per l’Italia e perla Grecia, i cui governi hanno attivamente sostenuto l’Interconnettore Turchia-Grecia-Italia – ITGI: candidato alternativo alla TAP, compartecipato dalle compagnie turca BOTAS, greca DESFA, ed italiana Edison.</p>
<p style="text-align: justify;">Maggiori dettagli sul perché di tale scelta non sono stati resi noti, ma alcuni esperti hanno evidenziato come il consorzio azero abbia ritenuto più sicuro un gasdotto prevalentemente terrestre, con capacità di trasporto superiore rispetto ad una conduttura interamente sottomarina: a discapito delle pressioni politiche di Roma e Atene.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, la TAPè progettata per il trasporto del gas dalla Grecia a Brindisi passando per l’Albania, mentre l’ITGI collega il Mare Egeo allo Ionio fino ad Otranto.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, la presenza italiana nella corsa all’approvvigionamento diretto al Centro-Asia potrebbe subire ulteriori limitazioni, in quanto la decisione definitiva del consorzio Shakh Deniz riguarderà la scelta tra un “tragitto meridionale” – rappresentato dalla TAP – ed uno “settentrionale” servito dal gasdotto Nabucco: infrastruttura compartecipata dalle compagnie bulgara Bulgargaz, romena Transgaz, ungherese MOL ed austriaca OMV.</p>
<p style="text-align: justify;">Se, come probabile, gli azeri punteranno sul secondo progetto, l’oro blu importato dal Bacino del Caspio sarà convogliato dalla Turchia al terminale di Baumgarten, in Austria, attraversola Bulgaria,la Romania e l’Ungheria: il nostro Paese perderebbe così una preziosa opportunità per diversificare le proprie forniture di gas, per le quali oggi l’Italia è fortemente legata alla Russia.</p>
<p style="text-align: justify;">L’importanza per l’Europa dell’Azerbajdzhan e delle sue risorse naturali è nata dalla politica energetica della Commissione Barroso, che, per scalfire il monopolio di Mosca nella compravendita di gas nel Vecchio Continente, ha stretto accordi con Baku per l’importazione di oro blu centroasiatico.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il trasporto di questo carburante in Europa dal Gasdotto Transanatolico – TANAP: infrastruttura deputata al trasporto del gas dal Mar Caspio allo stretto del Bosforo, compartecipata dalle compagnie azera SOCAR, turca BOTAS, olandese Shell e britannica British Petroleum, e sostenuta dai governi di Baku e Ankara – è scoppiata una vera e propria gara tra diverse condutture: espressioni di differenti interessi, tra i quali il consorzio Shakh Deniz è stato costretto ad una scelta lunga ed accurata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’Europa litiga, la Russia vince</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’assenza di una proposta unica europea, e il proliferare dei gasdotti, rischia però di rallentare irreversibilmente l’inizio dell’invio di gas centro-asiatico in Europa, e favorire la politica energetica della Russia, la quale, intenzionata com’è a mantenere la propria egemonia sull’Unione Europea, sta percorrendo con successo due diverse strade.</p>
<p style="text-align: justify;">Per affossare il patto tra Bruxelles e Baku, il monopolista statale russo, Gazprom, ha progettato la costruzione del Southstream: gasdotto sottomarino ideato per trasportare il proprio gas dalla Russia meridionale in Europa attraverso il fondale del Mar Nero e, successivamente, due tronchi che, dalla Grecia, serviranno verso sudla Puglia, e verso nord i Balcani ela Pianura Padana.</p>
<p style="text-align: justify;">Compartecipato da Gazprom, dal colosso italiano ENI, dalle compagnie tedesca, francese e greca Wintershall, EDF e DEPA, e da quelle nazionali di Macedonia, Serbia, Slovenia e Montenegro, il Southstream ricopre un tragitto speculare a quello progettato dalla Commissione Barroso per importare il gas dall’Azerbajdzhan.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, consapevole di non essere in grado di soddisfare la richiesta di gas – sempre più alta da parte degli acquirenti Occidentali –la Russiaha puntato sull’acquisizione totale o parziale dei gasdotti dei Paesi dell’Unione Europea, e in tale direzione ha già raggiunto accordi con Germania, Francia, Austria, Slovenia e Slovacchia.</p>
<p style="text-align: justify;">La quasi certa prossima cessione a Mosca del sistema infrastrutturale energetico dell’Ucraina – a cui Kyiv sarà presto costretta in cambio di uno sconto sulle tariffe per il gas – permetterà al Cremlino il controllo diretto dei gasdotti tramite i quali l’Italia importa l’oro blu necessario per sostenere la propria economia.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questa ragione, la diminuzione dell’importanza del BelPaese nella politica della Commissione Barroso, e, più in generale, il fallimento della strategia di Bruxelles e Baku, da cui dipende la realizzazione degli obiettivi della Russia, costituisce un serio colpo all’indipendenza energetica italiana, e, in misura ben maggiore rispetto alla crisi dell’Euro, mette a serio repentaglio la nostra sicurezza nazionale.</p>
<p><strong>Matteo Cazzulani</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>All’Italian American Museum presentazione di un film di Johm Orlando sui cantanti italo-americani</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 13:18:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Italian American Museum]]></category>
		<category><![CDATA[John Orlando]]></category>
		<category><![CDATA[New York]]></category>
		<category><![CDATA[“A time to Remember”]]></category>

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		<description><![CDATA[Un’interessante segnalazione per i nostri lettori che si trovano negli Stati Uniti: domani all’Italian American Museum di New York (155 Mulberry Street, New York) sarà presentato in anteprima il film di John Orlando “A time to Remember”. Il film è “una storia del 20° Secolo, che presenta i cantanti italo-americani che hanno dato un’impronta culturale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.lavocedellisola.it/2012/02/22/allitalian-american-museum-presentazione-di-un-film-di-johm-orlando-sui-cantanti-italo-americani/seg1/" rel="attachment wp-att-2852"><img class="alignleft size-full wp-image-2852" title="SEG1" src="http://www.lavocedellisola.it/wp-content/uploads/2012/02/SEG1.jpg" alt="" width="216" height="234" /></a><a href="http://www.lavocedellisola.it/2012/02/22/allitalian-american-museum-presentazione-di-un-film-di-johm-orlando-sui-cantanti-italo-americani/seg2/" rel="attachment wp-att-2853"><img class="alignright size-full wp-image-2853" title="SEG2" src="http://www.lavocedellisola.it/wp-content/uploads/2012/02/SEG2.jpg" alt="" width="202" height="250" /></a>Un’interessante segnalazione per i nostri lettori che si trovano negli Stati Uniti: domani all’Italian American Museum di New York (155 Mulberry Street, New York) sarà presentato in anteprima il film di John Orlando “A time to Remember”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il film è “una storia del 20° Secolo, che presenta i cantanti italo-americani che hanno dato un’impronta culturale, e non soltanto canora, agli States.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel film passaggi inediti della vita e della carriera musicale degli artisti “nostrani”: fra i molti alla ribalta dei ricordi, non solo degli anziani ma di tutti gli appassionati di musica, Mario Lanza, Frank Sinatra, Dean Martin, Tony Bennett, Jimmy Durante, Perry Como e Connie Francis.</p>
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		<title>La tragedia di Marcinelle e la memoria cancellata</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 13:14:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[LETTERATURA E LIBRI]]></category>
		<category><![CDATA["Baci da non ripetere"]]></category>
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		<category><![CDATA[Campiello]]></category>
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		<category><![CDATA[Natasha Kampusch]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Di Stefano]]></category>
		<category><![CDATA[“Nel cuore che ti cerca”]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi è capitato di leggere e di recensire un paio d’anni addietro un libro di Paolo Di Stefano: “Nel cuore che ti cerca”, un libro che prendeva spunto da uno scabroso fatto di cronaca,  la storia di Natasha Kampusch, la ragazza scomparsa a Vienna nel &#8217;98, seviziata e tenuta sequestrata per otto anni. Un libro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.lavocedellisola.it/2012/02/22/la-tragedia-di-marcinelle-e-la-memoria-cancellata/cat2/" rel="attachment wp-att-2845"><img class="alignleft size-full wp-image-2845" title="CAT2" src="http://www.lavocedellisola.it/wp-content/uploads/2012/02/CAT2.jpg" alt="" width="228" height="221" /></a>Mi è capitato di leggere e di recensire un paio d’anni addietro un libro di Paolo Di Stefano: “Nel cuore che ti cerca”, un libro che prendeva spunto da uno scabroso fatto di cronaca,  la storia di Natasha Kampusch, la ragazza scomparsa a Vienna nel &#8217;98, seviziata e tenuta sequestrata per otto anni. Un libro finalista al Campiello. Ero rimasto molto colpito dalle capacità di Paolo nel trattare un argomento così delicato con una profondità e un pudore tale da rendere il linguaggio molto poetico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono giornalisti d’assalto, che urlano e sgomitano per farsi sentire. E ci sono giornalisti come Paolo Di Stefano che bussano prima di entrare. La classe non è acqua. Anche qui una vicenda scabrosa, una catastrofe, anzi una catastròfa di proporzioni più vaste avvenuta a Marcinelle, in Belgio, l’8 agosto 1956, nel distretto carbonifero di Charleroi. Le condizioni di insicurezza e abbandono là sotto trasformarono un semplice equivoco in una delle stragi più gravi della storia mineraria. Dei 274 lavoratori scesi per iniziare il turno del mattino, 262 (di cui 136 immigrati italiani) caddero vittime di un banale incidente che provocò un incendio alla profondità di 975 metri. Erano in gran parte meridionali: abruzzesi, pugliesi, siciliani, uomini del sud con il cuore grande e le tasche vuote, capaci di spartirsi un pezzo di formaggio con il compagno che non aveva nulla da mangiare. Persone barattate con una manciata di carbone di cui francamente, a parte i familiari e gli amici, non importava niente a nessuno. Operai, gente umile cancellata dalla memoria con un moto di fastidio. Lo Stato italiano per primo che non si degnò minimamente di inviare un rappresentante sul luogo della tragedia, la giustizia e le autorità belghe che avevano fretta di chiudere l’incidente di percorso, evitando polveroni dannosi all’immagine del Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure la catastròfa aveva reciso vite di lavoratori, distrutto famiglie, infranto i sogni e l’avvenire di quanti avevano lasciato la propria terra per un pezzo di pane. Le scene descritte da Paolo, con le mogli dei minatori che piangono e si disperano davanti ai cancelli della miniera in fiamme, sono sintomatiche e strappano al lettore una fitta lancinante di dolore. Ci si sente impotenti di fronte a quegli esseri umani e alla loro tragedia, si sente il dovere di cingerli in un abbraccio ideale, ci riportano a un senso di fratellanza tra gli uomini, che sempre dovrebbe essere la nostra stella polare.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.lavocedellisola.it/2012/02/22/la-tragedia-di-marcinelle-e-la-memoria-cancellata/cat/" rel="attachment wp-att-2846"><img class="alignright size-full wp-image-2846" title="CAT" src="http://www.lavocedellisola.it/wp-content/uploads/2012/02/CAT.jpg" alt="" width="160" height="228" /></a>Le testimonianze che il giornalista fa emergere sono di rabbia, rassegnazione, sconforto, risentimento. Ognuno reagisce a modo suo ma sempre con grande dignità, caratteristica della gente umile, abituata a cadere e a risorgere con le proprie forze. Molti erano bambini allora e si ritrovarono orfani in terra straniera. La bellezza e il fascino di questo libro consiste nel fatto di portare all’indietro le lancette dell’orologio, riparare a un gravissimo torto, ridare vita e identità a quanti frettolosamente e colpevolmente sono stati destinati all’oblìo. Erano esseri umani con una sola esistenza da spendere, non anelli di una catena di montaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Paolo a distanza di anni è ridisceso in quella miniera, tra le fiamme dell’inferno, li ha scossi quei cadaveri, li ha riportati in vita, dato loro una nuova dignità, una nuova veste, una nuova voce per raccontare al mondo il loro strazio. A questo punto che importa di chi furono le responsabilità maggiori, se di Iannetta che provocò l’incidente o di qualche altro che aveva responsabilità maggiori delle sue.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cronista ha raccolto le sue testimonianze, si è documentato, ha tastato con mano le ferite ancora aperte, ci ha messo dentro tutto il suo talento di scrittore, la delicatezza e la sensibilità che lo contraddistinguono, le ha offerte al lettore affinché si faccia la sua opinione e, soprattutto, conservi nella memoria il ricordo di tante vite spezzate, fratelli, emigranti che hanno contribuito alla crescita del nostro Paese- Emigranti come quelli che arrivano da noi e spesso ci dimentichiamo di trattare come esseri umani.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Paolo Di Stefano è nato ad Avola (Siracusa) nel 1956. È inviato del «Corriere della Sera». Ha pubblicato inchieste e romanzi, tra cui</em><em> Baci da non ripetere (1994, Premio Comisso), Tutti contenti (2003, Superpremio Vittorini e Flaiano), Nel cuore che ti cerca (2008, Premio Campiello e Brancati).</em></p>
<p><strong>Salvo Zappulla</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="right">                 <strong>                                        La catastròfa</strong></p>
<p align="right"><strong>                                                                                             di Paolo Di Stefano</strong><strong><br />
Sellerio editore Palermo</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Costa Concordia, restano 7 dispersi</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 12:49:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Toscana]]></category>
		<category><![CDATA[Costa Concordia]]></category>
		<category><![CDATA[Dayana Arlotti]]></category>
		<category><![CDATA[Dispersi Costa Concordia]]></category>
		<category><![CDATA[Isola del Giglio]]></category>
		<category><![CDATA[Procura di Grosseto]]></category>

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		<description><![CDATA[Proseguono malgrado le avverse condizioni le ricerche dei dispersi del naufragio della Costa Concordia all&#8217;Isola del Giglio. I Vigili del Fuoco hanno individuato altri quattro corpi nella parte sommersa. Restano così altri undici dispersi. Fra i corpi individuati anche quello della piccola Dayana Arlotti di appena 5 anni, riminese. Ora si cerca di capire come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.lavocedellisola.it/2012/02/22/costa-concordia-restano-7-dispersi/concordia_inabissata-2/" rel="attachment wp-att-2839"><img class="alignleft size-medium wp-image-2839" title="Concordia_Inabissata" src="http://www.lavocedellisola.it/wp-content/uploads/2012/02/Concordia_Inabissata-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" /></a>Proseguono malgrado le avverse condizioni le ricerche dei dispersi del naufragio della Costa Concordia all&#8217;Isola del Giglio. I Vigili del Fuoco hanno individuato altri quattro corpi nella parte sommersa. Restano così altri undici dispersi. Fra i corpi individuati anche quello della piccola Dayana Arlotti di appena 5 anni, riminese. Ora si cerca di capire come poter procedere al recupero delle salme che sono state individuate.</p>
<p style="text-align: justify;">Venti forti e mare mosso hanno più volte interrotto le procedure di individuazione e recupero e anche i tecnici dell&#8217;azienda incaricata per lo svuotamento dei serbatoi hanno dovuto, più volte, interrompere le loro operazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando ai dispersi i Vigili del Fuoco stanno procedendo ad allestire un vero e proprio cantiere subacqueo al fine di poter recuperare in condizioni di sicurezza le salme e procedere alla ricerca degli altri dispersi.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul fronte investigativo la Procura di Grosseto potrebbe procedere nei prossimi giorni all&#8217;iscrizione sul registro degli indagati di altre persone, sulla base di nuovi riscontri investigativi. Si parla anche di personale di terra e manager del gruppo Costa, ma al momento non si hanno notizie più precise e si attende l&#8217;evoluzione degli eventi.</p>
<p style="text-align: justify;">Aggiornamento h 19.00: i Vigili del Fuoco hanno individuato altri 4 corpi nella stessa zona del precedente ritrovamento. I corpi ritrovati sono pertanto 8 e si procederà a breve al recupero delle salme. Restano 7 i dispersi. Continuano comunque le operazioni di recupero.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Rientrano le salme dei militari morti in Afghanistan</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 12:38:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Puglia]]></category>
		<category><![CDATA[SICILIA]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono rientrate oggi le salme dei tre militari morti in un incidente in Afghanistan durante una missione di recupero di un&#8217;unità. Stamane è atterrato a Ciampino il C-130 con le salme del Caporal Maggiore Capo Scelto Francesco Currò, del Caporal Maggiore Scelto Luca Valente e del Caporal Maggiore Scelto Francesco Paolo Messineo. Ad accogliere le salme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.lavocedellisola.it/2012/02/22/rientrano-le-salme-dei-militari-morti-in-afghanistan/c130/" rel="attachment wp-att-2835"><img class="alignleft size-medium wp-image-2835" title="c130" src="http://www.lavocedellisola.it/wp-content/uploads/2012/02/c130-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" /></a>Sono rientrate oggi le salme dei tre militari morti in <a title="Incidente in Afghanistan, morti tre militari. Due siciliani e un pugliese" href="http://www.lavocedellisola.it/2012/02/20/incidente-in-afghanistan-morti-tre-militari-due-siciliani-e-un-pugliese/" target="_blank">un incidente in Afghanistan</a> durante una missione di recupero di un&#8217;unità. Stamane è atterrato a Ciampino il C-130 con le salme del Caporal Maggiore Capo Scelto Francesco Currò, del Caporal Maggiore Scelto Luca Valente e del Caporal Maggiore Scelto Francesco Paolo Messineo. Ad accogliere le salme dei tre militari, il Capo di Stato Maggiore della Difesa generale Abrate e il Capo di Stato Maggiore dell&#8217;Esercito, generale Claudio Graziano, che ha espresso sentimenti di &#8220;<em>affettuosa vicinanza e sincera partecipazione al dolore dei familiari dei caduti</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">I feretri saranno trasportati con un C 130 Hercules e un C 27 in Sicilia e in Puglia per i solenni funerali.</p>
<p style="text-align: justify;">La salma di Currò a Messina sarà trasferita a palazzo Zanca dove, nel Salone delle Bandiere, sino alle 13 di domani sarà allestita la camera ardente. Il sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca ha disposto per domani, giorno dei funerali, il lutto cittadino. Per Francesco Paolo Messineo di Termini Imerese (Pa) la camera ardente sarà allestita domani dalle 10 alle 14,30 nel Palazzo Municipale di Termini: i funerali si svolgeranno  alle 15, nel Duomo della cittadina. La celebrazione eucaristica sarà presieduta dall&#8217;arcivescovo di Palermo, cardinale Paolo Romeo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il caporal maggiore capo Francesco Currò è stato promosso al grado di caporal maggiore capo scelto, il primo caporal maggiore Francesco Paolo Messineo è stato promosso al grado di caporal maggiore scelto e il primo caporal maggiore Luca Valente è stato promosso al grado di caporal maggiore scelto. La promozione, con decorrenza 19 febbraio 2012, è avvenuta ai sensi dell&#8217;articolo 1084 del decreto legislativo 66 del 15 marzo 2010.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ancora giornalisti occidentali uccisi in Syria</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 12:26:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[ESTERI]]></category>
		<category><![CDATA[Bachar al Assad]]></category>
		<category><![CDATA[Gilles Jacquier]]></category>
		<category><![CDATA[Le Monde]]></category>
		<category><![CDATA[Marie Colvin]]></category>
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		<category><![CDATA[Remi Ochlik]]></category>
		<category><![CDATA[Syria]]></category>
		<category><![CDATA[The Wall Street Journal]]></category>
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		<description><![CDATA[Muore ancora l&#8217;informazione in Syria, insieme al popolo siriano che prova con tutte le sue forze a ribellarsi al regime di Assad. Sono oggi due, una americana e un francese, i giornalisti morti a seguito di un violentissimo attacco a Homs, città martoriata da settimane. L&#8217;edificio in cui si trovavano nel quartiere di Bab Amro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.lavocedellisola.it/2012/02/22/ancora-giornalisti-occidentali-uccisi-in-syria/marie-colvin-con-camilla/" rel="attachment wp-att-2831"><img class="alignleft size-medium wp-image-2831" title="marie-colvin con Camilla" src="http://www.lavocedellisola.it/wp-content/uploads/2012/02/marie-colvin-con-Camilla-300x198.jpg" alt="" width="300" height="198" /></a>Muore ancora l&#8217;informazione in Syria, insieme al popolo siriano che prova con tutte le sue forze a ribellarsi al regime di Assad. Sono oggi due, una americana e un francese, i giornalisti morti a seguito di un violentissimo attacco a Homs, città martoriata da settimane. L&#8217;edificio in cui si trovavano nel quartiere di Bab Amro è stato più volte fatto oggetto di cannoneggiamenti, in tutta la città pare che si spari con una frequenza ormai devastante, non passano più di trenta secondi che non si senta l&#8217;eco di spari o colpi di mortaio.</p>
<p style="text-align: justify;">I giornalisti uccisi sono Marie Colvin, americana del Sunday Times e il fotografo Remi Ochlik, francese. Uccisi all&#8217;interno del centro stampa allestito dai ribelli siriani e fatto oggetto, come già scritto, di un violento cannoneggiamento da parte delle forze fedeli al regime di Assad. I due hanno provato a fuggire ma un razzo li avrebbe poi colpiti durante la fuga. Non erano certo nuovi a esperienze in territori a rischio avendo entrambi maturato grande esperienza sul campo in Medio Oriente così come in altri territori a rischio.</p>
<p style="text-align: justify;">Remi Ochlik, 28 anni, era un fotografo free lance. Collaborava con varie testate internazionali da Le Monde a Paris Match, dal Time Magazine al The Wall Street Journal. Nato a Thionville, nell&#8217;est della Francia, ha coperto nel 2011 le rivoluzioni in Tunisia, Egitto e Libia. L&#8217;anno scorso ha vinto il Gran Prix Photo Jean-Louis Calderon per tre fotoreportage. Proprio il 10 febbraio aveva vinto il World Press Photo e in un articolo su Paris Match ricordava il <a title="Siria. Muore un giornalista francese" href="http://www.lavocedellisola.it/2012/01/11/siria-muore-un-giornalista-francese/" target="_blank">collega,  morto sempre in Syria, Gilles Jacquier</a> con cui aveva trascorso l&#8217;ultima giornata.</p>
<p style="text-align: justify;">Marie Colvin invece era americana, aveva 54 anni ed era considerata una fra le reporter di guerra con maggior esperienza al mondo. Negli ultimi 20 anni aveva seguito praticamente tutti i maggiori conflitti (Iraq, Cecenia, Sri Lanka, Palestina. Nel 2001 perse un occhio a causa della scheggia di una granata in Sri Lanka. Vari i premi che le sono stati assegnati, in ultimo quello come miglior inviata dell&#8217;anno dalla stampa britannica.</p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #ffffff;">Luigi Asero</span></p>
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