Chiusa la scuola elementare di via Napoli a Francavilla di Sicilia

di Nello Cristaudo

 

La storica sede dell’istituto comprensivo, dove generazioni di francavillesi hanno ricevuto i primi rudimenti del sapere, è stata dichiarata non conforme alla normativa antisismica.  Con ordinanza sindacale n. 3 del 31/01/2019, pubblicata sul sito dell’Ente in tardissima ora, il primo cittadino Enzo Pulizzi, basandosi su una relazione tecnica della società di ingegneria AIG srl, da lui stesso incaricata nell’ottobre 2017, che ha evidenziato criticità per ciò che concerne la situazione sismica, ha emesso apposita ordinanza che di fatto ha sospeso le attività didattiche sine die.

Il sindaco Pulizzi, dopo aver più volte pubblicamente affermato che l’immobile necessità di interventi strutturali per adeguarlo alle norme antisismiche, ha messo nero su bianco dichiarando che la scuola «non è conforme alle costruzioni in zona sismica».

La chiusura è giustificata: «al fine  di salvaguardare l’incolumità e la sicurezza di quanti operano ed usufruiscono dell’immobile» si legge nel documento sindacale. Inoltre, l’atto vergato dal sindaco, afferma che: «non garantendo i livelli minimi di sicurezza per gli utenti, si impone l’immediata chiusura del plesso scolastico, e, pertanto, l’interdizione dello stesso alle attività didattiche ed amministrative dell’istituto comprensivo». Per cui fino a quando non sarà rimossa l’attuale situazione di pericolo, l’edificio sarà interdetto a chiunque.

Il problema è che adesso ci si dovrà muovere per ricercare un plesso dichiarato “sicuro” dove consentire agli studenti ed al personale docente e di segreteria, di poter stazionare senza che corrano eventuali pericoli nelle more che qualcosa venga fatta per lo storico edifico di via Napoli. Da quel che è dato sapere l’attuale amministrazione sarebbe propensa a buttar giù il plesso costruendone uno nuovo con le regole antisismiche. A tal fine ha già  presentato richiesta di finanziamento per circa cinque milioni di euro che si spera vengano erogati all’ente di piazza Annunziata, anche se già la prima presentazione del finanziamento non è andata a buon fine per motivi burocratici inerenti la richiesta, pare mal compilata.  Sulla stessa Scuola vi era già un finanziamento di circa 240 mila euro, ottenuto dall’amministrazione Monea con i fondi del programma ambientale  Paes  che non faceva pagare nessun tasso d’interesse ma pretendeva solo la restituzione della sorte capitale per la riqualificazione ambientale.

L’inaspettata chiusura della storica scuola elementare ha colto di sorpresa genitori, alunni, insegnanti, operatori della ristorazione e la dirigente scolastica, Angela Mancuso (foto di copertina ndr), alla quale non è rimasto altro da fare che ottemperare all’ordinanza sindacale.  Ma stamani i mugugni, purtroppo, erano tanti in quanto si diceva che il sindaco avrebbe fatto bene a dare lo stesso incarico anche per l’edificio ospitante il comune e quello dell’ex opera pia, su cui allo stato attuale, non si conosce se sono a norma o meno con le regole sismiche. Inoltre, ci si lamentava che prima di chiudere con immediata urgenza la scuola, creando enormi disagi, sarebbe stato opportuno trovare celermente un sito idoneo dove allocare i bambini della scuola elementare, magari consultando dei privati  ove ve ne fossero di interessati. Infine ci si chiedeva come mai, anziché pensare a progetti faraonici come la ricostruzione dell’intera scuola, non si provvedeva rapidamente a mettere in sicurezza l’attuale plesso con delle punture di cemento come fu fatto, in precedenza,  per la scuola media statale dall’allora amministrazione Nuciforo? In ultima analisi, alcuni si domandavano se esiste un documento dell’Ufficio Tecnico Comunale che fa propria la relazione della società AIG srl consigliando il così di fatto il primo cittadino a chiudere la scuola? Tutti quesiti, cui sicuramente nelle prossime ore, si registreranno posizioni diverse e discostanti, ma a cui i cittadini hanno necessità di sapere, nel rispetto di una democrazia partecipativa tanto decantata a cui bisogna però che tutti sottostiano.

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