C’è da chiedersi: in che tempi viviamo?

di Salvo Barbagallo

 

C’è da chiedersi: “Ma in che tempi viviamo? Cosa stanno riservandoci questi primi anni del Terzo Millennio?”.

Sono interrogativi che oggi in molti si pongono in Italia, in Sicilia e, ovviamente, anche al di fuori del nostro Paese.

In Italia si muore per presunta tifoseria, per una partita di calcio, e in Parlamento si assiste a risse tali da fare impallidire gli stessi frequentatori della “curva sud”. I cittadini assistono a queste “rappresentazioni” tragiche che dovrebbero far dimenticare i problemi che potranno cadere addosso a loro come conseguenza di una “manovra” che non capiscono.

Buonismo e integrazione vanno di pari passo, si contestano i presepi non si comprende bene per quale razionale motivazione, al Bambin Gesù viene cambiata la sua originaria pelle bianca in nera quasi che i sacerdoti volessero stravolgere la stessa religione cristiana, mentre il Papa si ritrova fin troppo impegnato a fronteggiare la pedofilia che ha invaso le fila di chi rappresenta la Chiesa cattolica.

La realtà odierna sta prospettando scenari apparentemente nuovi che sono, invece, la conseguenza di accadimenti verificatisi in precedenza. Ora domina il regno dell’opportunismo e dell’indifferenza mentre si fa avanti il nefasto proposito di governare con la paura e il ricatto. Esigenze legate alle invadenze hanno portato forze circoscritte territorialmente a uno sconsiderato accaparramento di importanti risorse. Gli interessi costituiti e le evidenti politiche delle potenze maggiori nelle loro stesse sfere di azioni, stanno provocando destabilizzazione e gli equilibri pre-esistenti vengono posti in discussione da soggetti alla ricerca di nuovi assetti di egemonia.

Problemi complessivi e problemi circoscritti si intrecciano in maniera vertiginosa: le cause originarie sono note, ma manca una Volontà condivisa per correre ai ripari. Nessuno sembra opporsi a una globalizzazione nel gretto significato di massificazione che annulla le identità, anziché svilupparla quale potenziamento delle stesse diverse identità nella più pura prospettiva di una fraterna collaborazione/aiuto fra i popoli. In molti parlano d’Europa ma pochi fanno riferimento ai Valori dell’europeismo, quelli dell’integrazione fra culture che non deve mai voler dire annullamento, per nessuno.

Le tragedie provocate dallo sconvolgimento della natura destano l’attenzione di uno “spettacolo”, per gli orrori del terrorismo e delle guerre dietro l’angolo non si cercano le cause primarie e immanenti, ma si spera soltanto che colpiscano altrove e non a casa propria. I Paesi dell’area del Mediterraneo si sono trasformati in campi di battaglia dove le Identità si annullano e prevalgono gli integralismi (pseudo) religiosi. Non c’è Primavera nel mondo Mediterraneo, soltanto oscurità all’interno della quale non c’è equilibrio.

E nel piccolo/grande mondo antico di una Sicilia che viene alla ribalta quasi esclusivamente per fatti di criminalità o di eventi nefasti, qualche autorevole personaggio pubblico si accorge (finalmente?) che un volo in aereo Roma-Catania può venire a costare 540 euro! Come se sconoscesse che per i trasporti (come per altro) la Sicilia è un’isola isolata e quindi, anche in questo settore, un’isola soggetta.

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