Summit di Palermo sulla Libia. Dal tavolo alla tavolata?

di Agostino Spataro

 

Domani, a Palermo, si aprirà la Conferenza internazionale sulla drammatica situazione in Libia, promossa, un po’ in solitario, dal governo italiano. Dalle ultime notizie in arrivo sembra confermato il timore, espresso fin dall’annuncio, che l’iniziativa possa risolversi in un’altra passerella riservata agli addetti ai lavori. Infatti, salvo improbabili sorprese, nessuno fra i capi di Stato invitati, specie quelli di maggior peso europeo e internazionale, sarà presente al tavolo di Villa Igiea.

A quanto pare, nemmeno il generale Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, con solidi addentellati internazionali, senza il quale diventa velleitario ogni discorso di soluzione della difficile situazione libica.
Non ci sarà la signora Angela Merkel ch’era data per certa, anzi per certissima.

La sua presenza, oltre a dare tono, avrebbe conferito una certa credibilità politica all’iniziativa visto che la cancelliera rappresenta un Paese assai importante, l’unico fra le potenze Nato che- bisogna ricordarlo- rifiutò di partecipare all’aggressione contro la Libia di Gheddafi e/o – come scrivemmo- contro gli interessi italiani in Libia e nel Mediterraneo.

Insomma, mentre tutti gli altri (Francia, Gb, Italia, USA, Russia, Cina, ecc) intrigano perché interessati alla spartizione del dividendo di guerra, la Germania ha mantenuto un profilo politico più sobrio, distaccato e pertanto potrebbe costituire, dal versante europeo, un riferimento politico e diplomatico più attendibile.

Si profila, dunque, un nuovo fallimento della bizzarra politica estera di questo governo che, nel caso della Libia, ha dovuto perfino registrare la fuga del suo ambasciatore da Tripoli senza riuscire a inviarne uno nuovo, possibilmente più gradito alle forze e alle istituzioni locali.

I vari rappresentanti governativi, consapevoli del possibile flop, mettono le mani avanti, tutti protesi a ridimensionare il ruolo e gli esiti della Conferenza.

Quasi a dire abbiamo tentato o, peggio, abbiamo scherzato.

D’altra parte, il disagio è comprensibile: quali impegni potranno essere assunti al tavolo del confronto quando gli attori convenuti, di fatto, potranno solo prendere nota e riferire?

Insomma, dopo un lungo lavorio in giro per il mondo (e anche una considerevole spesa) l’esito della Conferenza è affidato- come ha scritto il Giornale di Sicilia – alla tavolata ossia a una sontuosa “cena di lavoro tra i partecipanti, una sorta di “welcome dinner” per preparare il terreno al vertice vero e proprio di martedì…”

Dal tavolo dei colloqui alla tavolata il passo è stato davvero breve!

Pranzi e passerelle vanno bene se servono a qualcosa. Altrimenti meglio evitarli poiché possono risultare indigesti e rischiano di bruciare quel tanto di credibilità residua di un governo che forse non riuscirà a giungere alla prossima Pasqua di resurrezione.

La realtà della Libia, del mite popolo libico resta drammatica, in preda al caos politico, al terrorismo, alle divisioni tribali, alle violenze di ogni tipo.

Conseguenza di una guerra improvvida quanto asimmetrica che è stata vinta facilmente sul terreno militare, ma che si rischia di perdere sul terreno diplomatico e politico.

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