PALERMO SUMMIT LIBIA. Le cose dette e quelle non dette

di Salvo Barbagallo

 

Fra le informazioni divulgate dalla grande e piccola stampa sul summit della Libia conclusosi ieri a Palermo, vogliamo far riferimento a una delle ultime “note” diramate ieri dall’Agenzia AdnKronos, che riteniamo rispecchi adeguatamente ciò che è accaduto nella “48 Ore” di Villa Igeia:

“Un vertice tra luci e ombre quello sulla Libia. Alla sessione plenaria a Palermo della Conferenza non ha partecipato il generale Khalifa Haftar mentre la delegazione turca si è ritirata. Significativa però la lunga stretta di mano che è andata in scena a Villa Igiea tra i leader ‘rivali’, Haftar e il presidente del Consiglio Presidenziale della Libia Fāyez al-Sarraj, suggellata dal premier Giuseppe Conte.

CONTE – “Abbiamo voluto farci promotori di questa iniziativa nel pieno rispetto della ownership libica del processo. Le soluzioni non possono essere imposte dall’esterno” ha detto Conte intervenendo alla sessione plenaria della Conferenza per la Libia. “Il contributo della comunità internazionale deve rispettare vivamente la sovranità libica evitando indebite interferenze – ha sottolineato Conte – Spetta al popolo libico e ai suoi rappresentanti scegliere i tempi e le modalità con cui prendere le decisioni fondamentali per il futuro del Paese”. Poi, nella conferenza stampa finale, ha parlato di “un’ampia condivisione da parte della comunità internazionale che credo sia molto importante, non perché debba esprimere delle interferenze, ma perché il sostegno può favorire questa accelerazione del processo di stabilizzazione che può essere rimesso interamente agli attori libici”. E a una giornalista libica, secondo la quale oggi non sarebbero stati ottenuti successi, ha replicato: “Se il mezzo del successo è dire ‘oggi abbiamo trovato tutte le soluzioni per la Libia’, allora è un insuccesso”.

INVIATO ONU Per l’inviato delle Nazioni Unite per la Libia, Ghassan Salamé, la conferenza di Palermo è stata “un successo e una pietra miliare” nel percorso verso la stabilizzazione del Paese e “nello sforzo comune per aiutare i nostri amici libici a tracciare un futuro che porti via da questa situazione”.

STRETTA DI MANO HAFTAR-SARRAJ – Nella foto della stretta di mano tra Haftar e Sarraj, pubblicata sul sito del governo italiano, si vedono i leader politici sorridenti con Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, e Sarraj che si danno la mano e con il presidente del Consiglio che tiene le sue mani su quelle dei due libici. “Non è utile cambiare il cavallo mentre si attraversa ancora il fiume…”. Con questa metafora Haftar si è rivolto, come si apprende da fonti diplomatiche, a Sarraj. Una metafora per spiegare al presidente del Consiglio Presidenziale che “non c’è bisogno di cambiare l’attuale presidente prima delle prossime elezioni”.

HAFTAR DISERTA IL VERTICE – Dopo l’incontro, Haftar è ripartito da Palermo. “Non parteciperemo alla conferenza neanche se durasse cento anni. Non ho nulla a fare con questo” evento, ha spiegato il generale in un’intervista rilasciata ieri sera al suo arrivo a Palermo alla tv al-Hadath. “Tutta la mia partecipazione è con i ministri europei e dopo questi miei incontri con loro, partirò immediatamente”, ha chiarito. Nelle dichiarazioni alla tv Libya Al-Hadath, Haftar ha sostenuto di avere “altri impegni” che ne hanno reso necessaria la presenza in Libia.

TURCHIA SI RITIRA – Haftar ha disertato il vertice mentre la delegazione turca si è ritirata dalla conferenza di Palermo. Lo ha annunciato il capo della delegazione di Ankara, il vice presidente Fuat Oktay, citato dal sito del quotidiano ‘Sabah’. Secondo l’agenzia di stampa ‘Dpa’, la Turchia ha deciso di ritirarsi dopo essere stata esclusa dall’incontro di questa mattina tra il generale Haftar e altri Paesi, tra cui Italia, Egitto e Russia. “La Turchia sta lasciando l’incontro con molta delusione”, ha affermato Oktay. “L’incontro informale che si è svolto questa mattina con alcuni attori presentati come protagonisti del Mediterraneo è un approccio molto fuorviante e dannoso al quale ci opponiamo con forza”, ha spiegato.”

Il Vertice di Palermo ha deluso chi lo ha promosso? A nostro avviso (ma potremmo essere in errore) il premier Giuseppe Conte dovrebbe considerarsi soddisfatto: è riuscito a sollevare e “ufficializzare” il “problema Libia” a quanti lo hanno ignorato o sottovalutato, soprattutto nell’area araba, riuscendo a “provocare” incontri (se pur “forzati”) anche fra personaggi in netto e aperto contrasto fra loro. La stretta di mano fra il generale Khalifa Haftar e il presidente del Consiglio della Libia Fāyez al-Sarraj può non significare nulla di concreto, ma rappresenta (volenti o nolenti) un momento “formale” che senza la mediazione del premier Italiano difficilmente si sarebbe potuto verificare. Almeno in tempi brevi.

La situazione in Libia non cambierà dall’oggi all’indomani: in questo territorio i “tempi brevi” non esistono, e gli interessi che gravano sul territorio stesso hanno dimensioni abnormi, che con la razionalità della pace poco o nulla hanno a che vedere. La diplomazia italiana ha giocato un grande ruolo in questa vicenda del summit “siciliano”, anche se in Sicilia non è stata colta la valenza sia da chi governa l’Isola, sia dalla stessa collettività regionale. Ci sarebbe da chiedere “perché” il premier Conte abbia scelto Palermo come location per il summit appena conclusosi, non riconoscendo, poi, alcuna funzione partecipativa alla Sicilia.

Luci e ombre rimarranno tali: alla fine quanto si sono detti “veramente” i leader presenti nella prestigiosa Villa Igiea lo sanno solo i diretti interessati: all’esterno sicuramente solo le “dichiarazioni” più o meno ufficiali che tornano utili ai protagonisti, da essere utilizzati (forse) come “messaggi” traversali per “chi deve intendere”… Forse son più le cose non dette…

Galleria fotografica (dalla pagina Facebook ufficiale del premier Giuseppe Conte)

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