L’intervista al sindaco Lucano non cambia i confini tra moralmente doveroso e lecitamente consentito

di Luciana Cusimano

 

Probabilmente, risulterò impopolare. Accetto il rischio.
Non mi piace Fazio, non mi piace il taglio che dà alle sue interviste, non mi piacciono le sue trasmissioni… Lo trovo, appunto, “fazioso”, volendo giocare con le parole. Sicuramente questo mi dispone male verso l’ascolto.
A mio modesto avviso, la tanto attesa intervista al sindaco Lucano non ha aggiunto nulla, neanche in termini umani, all’idea che un po’ tutti ci siamo fatti sulla vicenda.
Che il “modello Riace” possa rappresentare una direttrice di metodo virtuosa per gestire il più umanamente possibile la questione dell’integrazione e, al contempo, rilanciare schemi sani di coesione sociale, sviluppo del territorio e delle aree interne, ovviando anche al loro spopolamento sempre più incalzante e preoccupante, è un dato di fatto incontrovertibile e inconfutabile. Forse anche una cogente necessità.
Ma sul mezzo pubblico e, più in generale sui social-media che, ormai, sono quasi gli unici artefici e responsabili del consolidamento della mentalità collettiva, non si possono lanciare certi messaggi distorti.
Ancora una volta si sono confusi e volutamente sovrapposti i piani del moralmente doveroso e del lecitamente consentito.
Non si può definire giusto, a rigore di termine, ciò che la Legge non prevede espressamente. Piaccia o non piaccia.
Tutto ciò che non può lasciare indifferenti, perché intrinsicamente connesso al nostro essere umani, non può essere compiuto in sfregio alla Legge.
Le leggi attualmente vigenti non possono essere paragonate alle leggi razziali. Le prime sono frutto di un processo democratico costituzionalmente previsto e garantito. Le seconde erano frutto di iniziative dittatoriali. Le prime sono condivise. Le seconde erano unilateralmente imposte.
Certi paragoni e certi parallelismi non possono essere fatti impunemente. Così come a certe azioni non consentite, per quanto moralmente encomiabili, devono succedere le conseguenze penali previste a monte.
Si chiama funzione di prevenzione generale e speciale della legge penale.
Come uomo può anche fare tenerezza. Come autorità, e in quanto tale sottoposto a giuramento di fedele osservanza della Costituzione e delle Leggi che ad essa si ispirano nell’espletamento delle proprie funzioni, è inaccettabile il fuorviante riferimento all’art.10 che tutela, sì, lo straniero ma, appunto, nel rispetto delle norme.
Un conto è aiutare il proprio prossimo e trattarlo meglio di un fratello, un conto è pensare che basti questo per supporre di aver rispettato la Costituzione più e meglio di chiunque altro.
Se si fa passare questo messaggio e lo si cristallizza non si sta facendo nulla per spronare al cambiamento costruttivo e al miglioramento del sistema. Si alimenta solo una sterile polemica fondata sull’idea, quanto mai attuale e triste, del “fesso chi legge” la Legge e la rispetta, con rassegnazione e senso del dovere, anche se non la condivide nei suoi fini e nei suoi esiti.

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One Thought to “L’intervista al sindaco Lucano non cambia i confini tra moralmente doveroso e lecitamente consentito”

  1. Nino

    Concordo perfettamente con l’analisi del Fazio Fazioso ed aggiungo il falso buonismo del sindaco Lucano la cui faccia mi da motivo di riflettere su questo soggetto che definirei androgeno.

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