Salta la cena per il Pd. La rabbia di Calenda: “Il Pd merita l’estinzione”

di Luigi Asero

In diretta a Circo Massimo su Radio Capital, ai dirigenti del Pd “non importerà” di perdere le prossime elezioni europee e regionali: “Quello che importa a loro è il congresso. Sta diventando un posto in cui l’unico segretario che si dovrebbe candidare è il presidente dell’associazione di psichiatria“. Un partito che, va giù duro Calenda, “merita l’estinzione“. Durissimo il commento di Carlo Calenda sui motivi che avrebbero fatto saltare la cena organizzata al fine di riorganizzare il partito.

Perché Carlo Calenda ieri sera ha annullato l’incontro scrivendo in un tweet queste parole: “Dopo 24h di polemiche interne e amenità varie, a partire dalla disfida delle cene, ho cancellato l’incontro“?

Carlo Calenda

Alla cena erano stati invitati fra gli altri Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Marco Minniti. Calenda spiega che “Lo spirito era quello di riprendere un dialogo tra persone che hanno lavorato insieme per il paese e aiutare il @pdnetwork. In questo contesto è inutile e dannoso” giustificando, ma pare più un altro velato atto d’accusa alla dirigenza Pd con un suo eccesso di entusiasmo la speranza di una buona riuscita dell’evento.

Aggiunge infatti successivamente, come riportato dall’agenzia AdnKronos, “Non è questione di darla vinta. Era diventata l’ennesima causa del tutto contro tutti. E non è quello che si voleva. Non è una decisione che ho preso da solo. Fino al Congresso il clima sarà questo. Non c’è modo di cambiare la situazione. Purtroppo”.
Infine “Renzi si era sfilato ieri pomeriggio via agenzie e retroscena a quel punto non aveva più molto senso. Andiamo avanti con l’opposizione. Ognuno facendo il suo. Di più in questo momento non si può fare. Troppi ego e troppi conti da regolare“.

Sul Partito Democratico insomma incombe una pietra tombale, anche l’ultima cena sembra essere saltata. Tanta divisione interna però ci fa sorgere un dubbio: a chi giova? Chi sta manovrando la fine di ciò che rimaneva del centro-sinistra? Che il compito di Matteo Renzi fosse quello di rottamare il Pd lo avevamo scritto in tempi non sospetti, quando alle Europee il partito aveva toccato il 40% dei consensi. Chi ha voluto ciò forse sta lavorando sotto mentite spoglie perché il partito scenda sotto il due per cento. Di questo passo resta poco da fare.

E poco convincente in tal senso è anche la proposta di Orfini di pochi giorni fa di sciogliere e rifondare un nuovo Pd. Le macerie che ne restano sono infatti inutilizzabili.

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