Dal Niger o da Sigonella droni della CIA sulla Libia?

Un Reaper in azione

di Salvo Barbagallo

 

La notizia è stata riportata da agenzie stampa e mass media del calibro del New York Times: la Cia è pronta a condurre attacchi segreti con droni contro al Qaeda e gli insorti dello Stato islamico in Libia, a partire da una base aerea recentemente ampliata nel Sahara, a Nord-Est del Niger. L’Askanews aggiunge: Funzionari Usa e del Niger hanno riferito che la Cia ha pilotato droni per missioni di sorveglianza durate diversi mesi da un piccolo aeroporto commerciale a Dirkou. Immagini satellitari hanno mostrato di recente che l’aeroporto è stato ampliato significativamente da febbraio fino a includere una nuova pista di rullaggio, barriere e postazioni di sicurezza. Secondo un reporter del New York Times, però, i droni decollano da Dirkou durante la notte, tipicamente tra le 10 di sera e le 4 del mattino. Il giornalista ha visto volare un aereo grigio – delle dimensioni di un Predator – almeno tre volte in sei giorni all’inizio di agosto. A differenza dei piccoli aerei passeggeri che atterrano occasionalmente in aeroporto, i droni non hanno luci lampeggianti che segnalano la loro presenza (…).

Poco o quasi nulla si conosce dei voli dei droni che decollano principalmente durante la notte dalla base USA di Sigonella (Sigonella in Sicilia, non certo nel Niger…) diretti a Sud del Mediterraneo. Nel giugno scorso il quotidiano La Repubblica pubblicò in prima pagina un reportage di Gianluca Di Feo dove si parlava di centinaia e centinaia di voli partiti verso la Libia proprio da Sigonella. Nel nostro articolo (in data 21 giugno) riprendendo le informazioni fornite da Gialuca Di Feo, noi specificavamo che Predator e Reaper strumenti di guerra “risiedono” stabilmente da anni a Sigonella, ma si dimentica (o si ignora?) che nella munitissima e fortemente armata base statunitense “Air Naval Station” (base “straniera su territorio italiano“ occupato militarmente in maniera permanente) accanto a questi micidiali droni ci stanno anche i ben più sofisticati Global Hawks dei quali nessuno parla e dei quali si sconosce l’effettivo utilizzo, ed altri mezzi in strutture autonome. Quel che non sapevamo, e non sappiamo, è se a Sigonella (Sicilia e “non” Niger”) operano reparti della CIA, così come non sappiamo se l’attuale Governo del nostro Paese conosca veramente cosa accade a Sigonella, e l’uso bellico quotidiano che di questa base “Italiana” fanno le forze “straniere” (quelle statunitensi) che lì risiedono in forma stabile da anni e anni, dovremmo dire da decenni per l’esattezza.

Di certo il cittadino “comune” può essere legittimato (sempre relativamente) alla mancanza di conoscenza delle “corresponsabilità” nostrane, così come (in teoria) può essere legittimato alla mancanza di conoscenza di ciò che è accaduto e sta accadendo in Libia, un Paese con il quale fino a poco meno dieci anni addietro mantenevano buoni rapporti di vicinato e con il quale sino alla mortale estromissione di Gheddafi si mantenevano reciproci scambi commerciali e imprenditoriali. Dal quotidiano online Analisi Difesa – che si riferisce a fonti di France Presse/Agi –  apprendiamo che Sull’ esteso territorio di un milione e 700mila chilometri quadrati che per 42 anni era stato dominato dal colonnello Muammar Gheddafi, ci sono militari di Italia, Francia , Stati Uniti, Regno Unito, Emirati Arabi Uniti e probabilmente anche di Egitto e Russia. L’Italia è presente ufficialmente con la Miasit (Missione bilaterale di assistenza e supporto) al Governo di accordo nazionale di Fayez Serraj. Prevede, dal primo gennaio al 30 settembre 2018, un impiego massimo di 400 militari, 130 mezzi terrestri e mezzi navali e aerei (questi ultimi nell’ambito delle unità del dispositivo aeronavale nazionale Mare Sicuro). Decine di uomini della Marina sono presenti ad Abu Sittah (porto militare di Tripoli) con una nave officina (trasporto costiero) classe Gorgona per coordinare le attività della Guardia Costiera libica, addestrarne gli equipaggi e ripararne le motovedette, incluse quelle donate dall’Italia. Miasit sostituisce e rafforza la vecchia missione Ippocrate a Misurata (300 uomini e 103 mezzi) che ha permesso la realizzazione di un ospedale militare da campo a Misurata che offre 30 posti letto. I militari italiani sono impegnati anche nell’addestramento delle forze locali anche se non poi mai stato precisato quali milizie vengano addestrate (quelle di Misurata? ….quelle che presidiano Tripoli?) (…).

Predator in azione

Come dire: in quel teatro di guerra permanente da “eventuali” bombardamenti di droni armati USA (Predator o Reaper) provenienti dal Sahara o da Sigonella (che importanza ha la provenienza?) possono rimanere coinvolti anche i militari italiani. L’attuale Governo è consapevole della “responsabilità” che ha sulla “libera” operatività delle forze belliche statunitensi residenti in Sicilia?

Ci piacerebbe avere una risposta dagli attuali ministro della Difesa, Elisabetta Trenta e degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi

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