Migranti: le realtà (note) che si vogliono ignorare

di Salvo Barbagallo

 

Migranti, questione irrisolta no-stop. Le realtà sono note e si vogliono ignorare, vale l’antico detto “si vede solo ciò che si vuole vedere”. Il problema (sic et simpliciter) è la Libia, soprattutto la Libia del “dopo Gheddafi”. In quell’area del Mediterraneo, da quel 20 ottobre del 2011, data dell’eliminazione di quello che veniva ritenuto il “dittatore”, la situazione è andata peggiorando e nonostante ci sia un Governo ufficiale (quello di Fayez al-Sarraj, voluto e pertanto riconosciuto dall’ONU) nel Paese non si è determinata alcuna stabilità.

Fayez al-Sarraj

I migranti a conti fatti, tornano utili a tanti, sicuramente non solo ai trafficanti di esseri umani: sono merce di scambio, sono strumento di pressione usati ora da un governo, ora da un altro. Sulla pelle dei migranti (accoglienza? solidarietà? ospitalità?) scorrono fiumi di danaro, c’è sicuramente chi ci lucra anche a livello politico, come ben sa Fayez al Sarraj che ha saputo e sa sfruttare adeguatamente le sventure degli altri. È vero che in questi sei primi mesi dell’anno il flusso dei migranti è calato notevolmente, proporzionalmente come si sono incrementati i “luoghi” di raccolta in Libia che apertamente vengono considerati “disumani”. Eppure una soluzione che tale possa definirsi non si riesce a trovare. Si assiste quotidianamente agli scontri fra dichiarati “buonisti” e quanti vorrebbero mettere un freno alla diaspora africana per evitare ulteriori danni, ma non si tengono in alcun conto gli strumenti esistenti, come Trattati firmati dai Paesi che erano interessati (e dovrebbero esserlo ancora) a rendere “equilibrata” l’area del Mediterraneo.

È ormai passata (volutamente) nel dimenticatoio la Conferenza di Barcellona del novembre 1995, quando venne istituito un partenariato globale e euromediterraneo al fine di trasformare il Mediterraneo in uno spazio comune di pace, di stabilità e di prosperità attraverso il rafforzamento del dialogo politico e sulla sicurezza, un partenariato economico e finanziario e un partenariato sociale, culturale ed umano. Durante la Conferenza venne redatto quel Trattato che prevedeva l’apertura (nel 2010) dell’area di libero scambio nel Mediterraneo. C’è da chiedersi a che servono Conferenze mondiali, internazionali, a che servono i Trattati se poi  s i s t e m a t i c a m e n t e  vengono disattesi? Quanto stabilito a Barcellona portò la speranza di un vero cambiamento, ma al cambiamento in quell’area che doveva essere caratterizzata dalla pace è subentrato il caos, provocato dalle false “primavere arabe”. E le conseguenze si sono piante (e si piangono) globalmente con il terrore jihadista, con le centinaia di vittime innocenti, con la migrazione forzata di centinaia di migliaia di disperati che fuggono dalle guerre che insanguinano le loro patrie.

Erano i giorni del 27 e 28 novembre del 1995 quando a Barcellona venne presentata come “Atto fondatore”, la Dichiarazione di un partenariato globale tra l’Unione Europea e dodici Paesi del Sud del Mediterraneo: gli Stati membri dell’UE e dei dodici Paesi terzi mediterranei (PTM): Algeria, Cipro, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Malta, Marocco, Siria, Tunisia, Turchia e Autorità palestinese si impegnavano a “favorire la nascita di uno spazio comune di pace e di stabilità del Mediterraneo”. Un obiettivo che doveva essere raggiunto grazie al dialogo politico multilaterale, a complemento dei dialoghi bilaterali previsti ai sensi degli accordi euromediterranei di associazione. I Paesi che hanno sottoscritto il Trattato si impegnavano a rispettare:

* I diritti umani e le libertà fondamentali, attraverso l’applicazione dei principi della Carta delle Nazioni Unite, della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo  e del diritto internazionale, nonché a scambiare informazioni;

* I principi dello Stato di diritto e della democrazia, riconoscendo il diritto di ciascun partecipante di scegliere e sviluppare liberamente il suo sistema politico, socioculturale, economico e giudiziario

* La sovranità degli Stati, l’uguaglianza di diritti dei popoli e il loro diritto all’autodeterminazione

* L’integrità territoriale, il principio di non intervento negli affari interni e la composizione pacifica delle controversie;

* A combattere il terrorismo, la criminalità organizzata e il traffico di droga;

A promuovere la sicurezza regionale, eliminare le armi di distruzione di massa, aderire ai regimi di non proliferazione nucleare sia internazionali che regionali, nonché agli accordi sul disarmo e sul controllo degli armamenti.

* A instaurare una zona di libero scambio (ZLS) che deve tradursi con la progressiva eliminazione degli ostacoli doganali (tariffari e non tariffari) agli scambi commerciali dei prodotti manufatti. I partner prevedono altresì una liberalizzazione progressiva degli scambi dei prodotti agricoli e dei servizi.

Matteo Salvini

Nulla di tutto ciò che è stato sottoscritto a Barcellona ventitre anni addietro è stato rispettato, a dimostrazione che i Trattati ben poca cosa sono se non esiste la “volontà” di farli rispettare e se i rappresentanti dei Paesi che li hanno sottoscritti non onorano le firme apposte in quei Trattati.

Oggi al vice premier e ministro dell’Interno Matteo Salvini basterebbe fare appello a quel Trattato di Barcellona. Chi lo ha preceduto nel suo ruolo istituzionale non lo ha fatto, lui potrebbe?

Come sempre, è solo “questione” di volontà politica…

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One Thought to “Migranti: le realtà (note) che si vogliono ignorare”

  1. Agostino Spataro

    Buono l’ articolo. Come lei saprà il Trattato di Barcellona é stato, di fatto, accantonato dopo che la Francia di Sarkosy s’inventlò l’Unione mediterranea per sabotare dall’interno il progetto euro-mediterraneo. Cosiché oggi non abbiamo né il Trattato del 95 nè l’unione di Sarkosy. Nel Mediterraneo, nel M.O. abbiamo MENA (progetto strategico Usa), i terrorismi, le guerre e massicci flussi d’immigrazione irregolare, i populismi ecc. Insomma, il caos pianificato e finalizzato al controllo delle risorse enegetiche a a ridimensionare, frantumare, liquidare il progetto di unione politica ed economica dell’Europa che potrebbe dar vita al “terzo polo” dello sviluppo mondiale.
    Ricordo che nei giorni della firma del Trattato ero a Barcellona per partecipare a una conferenza “alternativa” promossa dalla sinistra internazionale. Proponemmo un’altra idea di partenariato, più democratica e solidale, tuttavia considerammo il Trattato sottoscritto fra UE. e Paesi rivieraschi come una buona base di partenza. Oggi, l’Europa é subalterna al Mena e ancor più l’Italia che in quest’area poteva (potrebbe) giocare un ruolo primario nei processi di cooperazione economica e culturale. In un contesto di pace e di cooperazione, la Sicilia avrebbe, finalmente, la possibilità di valorizzare le sue risorse e di proiettarsi con successo nei nuovi scenari regionali e mondiali. Cordialmente. Agostino Spataro*
    *direttore di Infomazioni dal Mediterraneo ( http://www.infomedi.it )

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