Comiso – Quando un lodevole esempio di legalità si scontra con l’ignoranza e le beghe elettorali

di Tania Dipietro

 

Siamo in Sicilia, una regione che nell’ultimo ventennio troppo spesso si è proclamata vittima di un’incessante emergenza chiamata “randagismo”.

Ma chi in questa terra ci è nato e cresciuto, molti anni addietro rispetto alle nuove generazioni, sa benissimo com’è fatta questa parte del Mezzogiorno; fra tramonti  color amaranto che si spengono nel mare e vento di scirocco che accarezza le spighe nei campi… Ci si imbatte prima o poi nelle solite piaghe che da sempre hanno afflitto la nostra società: l’ignoranza e la mancanza di legalità.

Un tempo il territorio rurale che circondava i centri abitati apparteneva alla fauna locale, nessun problema di accettazione né tantomeno di intromissione da parte dell’uomo. Ed il cane? Beh, il cane fin dalla notte dei tempi aveva sempre vissuto con l’uomo o semplicemente in gruppi nelle periferie cittadine. Ma cosa è cambiato ad un certo punto? Perché l’ovvietà è divenuta un’emergenza?

Perché la società si è “evoluta”, se così si può dire, e mentre la borghesia ha preferito la compagnia di animali ricercati nati in allevamento (assolutamente privi di competenze e incapaci di adattarsi al territorio in caso di abbandono) d’altro canto la figura del cane libero che vagava nelle campagne  in grado di provvedere al suo fabbisogno, è stata ripudiata. E per contro sostituita da un sentimento di disprezzo misto a paura (per ciò che non riusciamo più a comprendere).

È combattendo con questo difficile e purtroppo diffuso stato d’animo che una delle pochissime amministrazioni comunali in Sicilia, quella della virtuosa cittadina di Comiso, ha maturato un’attenta propensione verso l’applicazione della legge regionale 15/2000 recante le norme per la tutela degli animali d’affezione e la prevenzione del randagismo.

Parliamo di un bilancio positivo la cui effettiva realizzazione non può essere messa in discussione; circa 50 sarebbero le avvenute adozioni (molte delle quali riguardano i cani già partiti per le strutture di ricovero al nord), mentre 19 circa sono gli animali reimmessi nel territorio comunale dopo opportuna sterilizzazione, sorvegliati da un tutor ed accompagnati da ordinanza sindacale.  Questi i risultati ottenuti negli ultimi  6 mesi, dall’inizio dell’anno sono state individuate varie zone limitrofe idonee al rilascio dei cani “di quartiere”; la zona artigianale o zona “PIP”, contrada  Mastrella, contrada Donnadolce e la stazione ferroviaria. Ma i problemi sorgono laddove gli animali (facilmente riconoscibili dal collarino rosso adottato dal Comune), si spingono all’interno del paese attirati da chi, fuori dai locali di ristoro, continua a dar loro impunemente cibo di qualunque genere.  Ebbene, ignorare l’etologia animale e quali necessità abbia realmente un cane diventa il vero ostacolo nell’integrazione col territorio circostante. Inoltre, più la loro taglia è grande e con maggiore facilità la gente li accusa (senza alcun fondamento) di incutere paura.

Da ieri, inoltre, un video girato a notte fonda che mostra un piccolo gruppo di 5 cani stazionanti al Parco Urbanistico dell’Ippari sembra aver infervorato gli animi di chi forse teme che i randagi possano invadere il pianeta come in un film di fantascienza “Schaffneriano” tipo “ Il pianeta delle scimmie”!? Non è ben chiaro cosa muova cotanta diffidenza e fastidio nei confronti di animali che tra l’altro non sono interessati alla compagnia dell’uomo,  sembra farsi spazio sempre più il dubbio che si tratti di una strategia politica in campagna elettorale volta a identificare la presenza naturale degli animali durante la notte come indice di un ipotetico degrado culturale. E così, l’animale, che non è assolutamente interessato alle nostre beghe politiche sembra purtroppo pagarne le spese.

Eppure la normativa vigente non indica in nessuna delle sue parti che il randagio vada sempre e comunque rinchiuso in canile, anzi, l’articolo 15 – comma 7 della 15/2000 recita come di seguito: sono rimessi in libertà, previa sterilizzazione, identificazione e iscrizione all’anagrafe come cani sprovvisti di proprietario, i cani catturati che vivono in caseggiati, quartieri o rioni, qualora cittadini residenti nel medesimo caseggiato, quartiere o rione ne facciano richiesta al comune purché i cani interessati siano di indole docile e le loro condizioni generali e di salute lo consentano.

È nel rispetto di quanto indicato dalla sopraccitata legge che l’Ufficio Ambiente di Comiso ha lavorato affinché la libertà dell’animale venisse rispettata e di conseguenza anche gli stanziamenti per il pagamento del canile venissero ridotti con la prospettiva di un futuro risparmio per le casse comunali.

Il capo settore dell’Ufficio Ambiente, Rita Battaglia, ricorda lo scetticismo iniziale delle persone riguardante la reimmissione dei cani di quartiere: “in molti avevano il timore di acquisire delle responsabilità”. Non è stato semplice, in quest’ottica, spiegare ai cittadini che il Tutor incaricato di seguire l’animale è un referente investito del semplice onere morale di avvertire gli uffici comunali nel caso di eventuali maltrattamenti subiti dal cane, possibili situazioni di pericolo o l’insorgere di problemi di salute dello stesso.  È un processo lento e graduale, secondo la sig.ra Battaglia, che però comincia a dare i primi frutti e agli 8 Tutor già noti capita spesso che si aggiungano spontaneamente nuovi abitanti che si imbattono in un cane docile vagante nel loro quartiere. Tutto questo è stato possibile grazie al prezioso ausilio di volontari come Veronica Greco che si dedica al controllo di questi animali, individuando le zone idonee dove inserire il “quattro zampe” di quartiere e la persona da designare come tutor per la tutela dell’animale.

Da due mesi circa, spiega il dirigente dell’ufficio Ambiente Ing. Micieli, è stata inoltre istituita una squadra composta da una unità del suddetto ufficio e alcuni agenti della Polizia Locale che effettuano controlli anche sugli animali di proprietà al fine di combatterne e prevenirne l’abbandono.

Si è passati da un bilancio che non prevedeva stanziamenti per la voce “randagismo, nella precedente amministrazione, ad 80 mila euro iniziali che in questi 5 anni sono aumentati”, afferma il vice sindaco Gaetano Gaglio. Il metodo con il quale si vuole affrontare la problematica legata agli abbandoni è iniziando con un’adeguata istruzione scolastica che sensibilizzi i ragazzi e li istruisca sull’argomento. Mentre a fare da “megafono” nella diffusione di corretti contenuti saranno le associazioni; protezionistiche, culturali, sportive e tutti i centri di aggregazione in generale. Infine, lo stesso vice sindaco che da sempre si è mostrato sensibile all’argomento, ha programmato degli incentivi per la sterilizzazione dei cani del privato cittadino.

Con questo lodevole esempio non soltanto di corretta applicazione della legge in materia di tutela animale ma soprattutto di crescita culturale, in una regione segnata dal prepotente disinteresse verso ciò che si è legiferato ormai da decenni, il nostro augurio è che Comiso possa divenire esempio per tutti quei comuni (e sono purtroppo numerosi) in cui l’accettazione della legalità e l’applicazione della normativa sono ancora un miraggio… tantopiù il rispetto degli animali.


L'INTERVISTA DI TANIA DIPIETRO AL VICE SINDACO, GAETANO GAGLIO

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