Acque di Sicilia: esercitazioni aeronavali “no-stop”

di Salvo Barbagallo

 

Appena conclusa la “Dynamic Manta 2018”, la più importante esercitazione aeronavale della NATO, che ecco, nelle acque della Sicilia Orientale, è in corso un’altra manovra, la “Eunavfor Med Sophia”. Anche questa è una esercitazione periodica, ma mentre la prima  citata, alla quale hanno preso parte mezzi aeronavali e terrestri di dieci Paesi alleati, aveva finalità addestrative “belliche” (guerra antisom), quest’ultima (come riporta il sito del Ministero della Difesa) è ufficialmente “finalizzata al contrasto delle reti dei trafficanti di esseri umani e a contribuire agli sforzi dell’Ue per il ritorno della stabilità e della sicurezza in Libia e nella regione”.

È interessante, o meglio, è istruttivo leggere e capire quanto è riportato nel sito del Ministero della Difesa italiano, che traccia la cronistoria e le ragioni di queste manovre militari che vanno riferite al 2015: “La situazione di crisi nell’area del Mediterraneo centrale, causata dal perdurante conflitto interno in Libia e dal conseguente collasso del sistema statuale, ha tra le molteplici conseguenze la crescita esponenziale del flusso migratorio che attraverso la Libia, raggiunge via mare l’Italia e gli altri paesi dell’Unione Europea. Un flusso migratorio facilitato e, soprattutto, sfruttato economicamente, da trafficanti di esseri umani che hanno messo in piedi una rete atta a lucrare sulla disperazione degli uomini, donne e bambini che ogni giorno tentano di intraprendere questo viaggio. In tale contesto, l’impiego di mezzi fatiscenti, inadatti alla navigazione in alto mare e sovraccarichi ha portato al ripetersi di naufragi molto spesso drammatici con la morte di centinaia e probabilmente migliaia di migranti. In particolare, dopo che lo scorso 18 aprile 2015 le acque del “nostro” Mediterraneo sono state teatro, secondo l’UNHCR, del più grande disastro della storia recente, con l’affondamento a Nord della Libia di un peschereccio con oltre 800 migranti, l’Unione Europea ha deciso di reagire con la massima urgenza. Così, solo due giorni dopo, su proposta dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e Politica di Sicurezza, Federica Mogherini, il Consiglio Europeo ha ribadito il forte impegno ad agire al fine di evitare tragedie umane derivanti dal traffico di essere umani attraverso il Mediterraneo definendo un Action Plan sulla migrazione fondato su 10 punti, tra i quali il secondo si è di fatto concretizzato in EUNAVFOR MED operazione Sophia. Il 18 maggio 2015 il Consiglio Europeo definiva il quadro generale dell’operazione di gestione militare della crisi volta ad adottare misure sistematiche per individuare, fermare e mettere fuori uso imbarcazioni e mezzi usati o sospettati di essere usati dai trafficanti di esseri umani nel pieno rispetto del diritto internazionale. Poco più di un mese dopo, il 22 giugno 2015, il Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea avviava ufficialmente l’operazione. (…) Il 20 di giugno del 2016, la Commissione Europea ha esteso il mandato dell’operazione SOPHIA per un’ulteriore anno, fino quindi al 27 luglio 2017, aggiungendo, altresì, due compiti integrativi al mandato della missione: l’addestramento della Guardia Costiera e della Marina libica; il contributo alle operazioni di embargo alle armi in accordo alla Risoluzione dalle Nazioni Unite nr. 2292 (2016), poi rinnovata con la Risoluzione 2357 (2017) (…).

Mezzi aerei e navali, ovviamente, gravitano da Sigonella ai porti siciliani, secondo esigenze logistiche. Si apprende anche che il 13 marzo scorso che a Sigonella è stato schierato il distaccamento della Marina Polacca con circa 60 militari e un velivolo da pattugliamento, ricerca e soccorso PZL Antonov An-28B1R Bryza, che è entrato a far parte dell’operazione militare navale dell’Unione Europea nel Mediterraneo centromeridionale “Eunavfor Med Sophia”.

E ancora dal sito del Ministero della Difesa: (…) sin dall’inizio dell’Operazione, le navi della Task Force europea hanno potuto contribuire allo sforzo che l’Italia, con l’Operazione Mare Sicuro, l’Europa con l’Operazione Triton dell’Agenzia Frontex e molte altre organizzazioni nazionali ed internazionali,  con le quali EUNAVFOR MED è in stretto coordinamento, stanno portando avanti nel Mediterraneo Centrale per la salvaguardia della vita umana in mare.  Un’attività, questa, che pur non rientrando nel mandato assegnato alla missione, è un obbligo ineludibile per il diritto internazionale, in adempimento al quale la missione EUNAVFOR MED si è prestata attivamente, prevedendo il soccorso anche nelle procedure operative. Ciò è avvenuto nel corso della prima fase e continuerà ad avvenire nel prosieguo della missione (…).

Non è nostra intenzione animare “polemiche” di sorta, ma è inevitabile la considerazione: con tante “esercitazioni” addestrative, con tanta presenza aeronavale europea, come mai non si è riusciti a interrompere il continuo e costante flusso di migranti provenienti dalla Libia e diretti verso le coste della Sicilia, Italia; come mai non sono stati bloccati i navigli provenienti dalla Tunisia diretti sempre in Sicilia e i conseguenti “sbarchi fantasma”? Rotte e spiagge di sbarchi sono ormai note da tempo e, purtuttavia, i migranti continuano a navigare nelle acque del Mediterraneo, le vittime si registrano, purtroppo, periodicamente e finiscono nelle profondità delle stesse acque, e tutto ciò nonostante la massiccia presenza delle navi militari e degli aerei di mezza (o tutta?) Europa nelle stesse aeree interessate.

Dimenticavamo: e … “gli sforzi dell’Ue per il ritorno della stabilità e della sicurezza in Libia e nella regione” che risultati hanno dato?

Chi vuol commentare, commenti; chi vuol riflettere, rifletta…

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