Catalogna, fra 48 ore altro “giorno della verità”

Carles Puigdemont in Danimarca all’arrivo in aeroporto a Copenaghen

di Carlo Barbagallo

 

Nel (quasi) silenzio dei mass media europei, la Catalogna fra 48 ore andrà incontro ad un altro, “nuovo”, giorno della verità: martedi prossimo il Parlamento Catalano procederà all’investitura del Presidente, dopo i risultati scaturiti dalle regolari elezioni del 21 dicembre scorso, unico candidato il già deposto Governatore Carles Puigdemont. L’ordine del giorno della sessione del Parlamento Catalano è esplicito: “Dibattito sul programma e voto di investitura del deputato Carles Puigdemont, candidato alla presidenza della Generalità di Catalogna”.

Come è noto Puigdemont è perseguito da un mandato di cattura emesso dal Tribunale spagnolo e, allo stato attuale, si trova in “auto esilio” in Belgio dall’ottobre del 2017 dopo il referendum sull’indipendenza della regione, anche se recentemente si è trasferito in Danimarca. Ovviamente, e come era prevedibile, Il governo spagnolo di Mariano Rajoy ha avviato la procedura per intentare ricorso davanti alla Corte Costituzionale contro la candidatura di Carles Puigdemont alla presidenza della Catalogna. Madrid ritiene infatti che lo status giuridico di Puigdemont sia “incompatibile” con la sua partecipazione alla vita politica del Paese. Se il parere dovesse essere favorevole, il governo iberico presenterà immediatamente il ricorso con effetto sospensivo contro la decisione del presidente del Parlament, Roger Torrent, di sottoporre alla plenaria il nome di Puigdemont come candidato all’investitura e scegliere un altro candidato. Secondo gli indipendentisti di PDeCAT, il ricorso del governo non ha “fondamento legale”: il gruppo politico di Carles Puigdemont nel Parlament catalano ha accusato il governo spagnolo di preparare “un colpo di Stato” e di voler “sequestrare la volontà del popolo catalano”.

Il presidente del Parlamento catalano Roger Torrent e Carles Puigdemont

Una situazione paradossale, come dicevamo, che cade nel silenzio compiacente di una Europa apparentemente assente, ma che non nasconde di condividere la linea dura adottata dal Governo di Madrid. Un Presidente deposto d’autorità, regolarmente (ri)eletto nel corso di regolare consultazione elettorale, si vede costretto a rimanere in esilio, in Belgio, poiché se tentasse di ritornare in patria verrebbe immediatamente tratto in arresto, così come già avvenuto per ministri e leader politici del precedente governo Catalano. La legge spagnola parla chiaro e non ammette deroghe. Il discorso sulle libertà represse abita altrove.

Carles Puigdemont, 54 anni, è diventato presidente per caso, tre anni fa. Il leader del fronte indipendentista allora era il presidente uscente Artur Mas. Da allora ‘El Puidgi’, come lo chiamavano da piccolo nel suo paese, Amer, 2300 abitanti, ha sostituito Mas nel ruolo dell’uomo più odiato in Spagna. Ha ripreso la fiaccola dell’indipendenza, fatto approvare dal Parlamento di Barcellona le leggi per un Referendum di indipendenza e per il successivo strappo dalla Spagna. La giustizia spagnola lo ha denunciato per disobbedienza, abuso di potere e presunte malversazioni. Rischia fino a 8 anni di carcere.

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