Quale ruolo della Russia nel Mediterraneo?

Giorni addietro ci siamo occupati del Med Dialogues tenutosi a Roma dal 30 novembre al 2 dicembre, sottolineando (è nostra opinione) la poca “utilità” concreta del summit che si tiene ormai da tre anni, là dove protocolli precedenti, come il Trattato di Barcellona del 1995, non sono mai stati rispettati dai Paesi sottoscrittori.

Oggi pubblichiamo un articolo di Tatiana Santi pubblicato sul sito Sputnik Italia- it.sputniknews.com – che nel corso degli incontri ha intervistato Tiberio Graziani, presidente dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (l’IsAG), direttore della rivista “Geopolitica”. Un colloquio che si presta a numerose riflessioni e che La Voce dell’Isola propone ai suoi lettori, che già da tempo seguono i nostri servizi sull’argomento. A seguire la nostra opinione sul Med Dialogues già pubblicata il 3 dicembre scorso.


Tiberio Graziani

SPUTNIK 4 Dicembre 2017

IL RUOLO DELLA RUSSIA NEL MEDITERRANEO

di Tatiana Santi

Roma è tornata capitale del Mediterraneo ospitando il forum annuale MED, organizzato dal Ministero degli Affari Esteri italiano e dall’ISPI. Il Mediterraneo, cerniera che unisce il Sud al Nord, l’Ovest all’Est, è una dimensione geopolitica infinitamente strategica. Qual è il ruolo della Russia nella regione?

Si è conclusa la III edizione dei dialoghi romani sul Mediterraneo (MED) che ha trasformato Roma in un laboratorio globale con lo scopo di formulare un’agenda positiva per la regione. Presenti al forum centinaia di leader politici, numerosi capi di stato, esperti di geopolitica e think tanks.

Al forum internazionale, che non ha trovato moltissimo spazio sulle pagine dei maggiori giornali italiani, si è discusso dei conflitti ma anche delle grandi opportunità della regione. Nel focus dei colloqui romani la crisi libica, in cui “la Russia ha un ruolo importante e positivo”, parola del Ministro degli Esteri Angelino Alfano, che ha tenuto una conferenza stampa congiunta con il suo omologo russo Sergei Lavrov nell’ambito della conferenza romana.

Per tirare le somme della terza edizione del MED, Sputnik Italia ha raggiunto Tiberio Graziani, presidente dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (l’IsAG), direttore della rivista “Geopolitica”.

È terminata la III edizione di MED, dove hanno preso parte anche l’Arabia Saudita, l’Egitto, il Qatar, la Libia, l’Iran, la Cina e la Russia. Tiberio, il vertice è stata un’occasione per sentire le posizioni di attori geopolitici che non si sentono così spesso?

— Sì, sicuramente. Probabilmente è stata la prima conferenza di questo tipo. Si è trattato di colloqui che non tengono conto della visione geostrategica molto cara ai Paesi NATO, una visione che poi si riverbera sul Mediterraneo. Dal punto di vista dell’Alleanza Atlantica il Mediterraneo è un’area da gestire dalla NATO. La presenza statunitense nell’area ovviamente vincola tutte le potenze del Mediterraneo, compresa l’Italia, a delle politiche che guardano a Washington piuttosto che agli interessi degli stessi Paesi mediterranei.

Il MED è stata un’occasione in cui si ha la possibilità di sentire la voce degli attori della regione. È molto importante che l’evento sia stato organizzato dall’Italia, bisogna ringraziare anche l’ISPI per questo oltre che il Ministero degli Affari Esteri. Fra i vari attori hanno partecipato anche Paesi extra regionali come ad esempio la Cina e la Russia, si tratta di interessi che condizioneranno l’economia e la geopolitica del Mediterraneo nei prossimi anni. Un esempio su tutti è la nuova via della Seta della Cina, di cui il Mediterraneo rappresenta un segmento. Ci sono grandissimi interessi della Cina per quanto riguarda i porti, compresi quelli della Sicilia e della Sardegna. È importante sentire il parere della Cina, che è molto determinata a portare avanti questo progetto globale.

Il focus del forum era puntato sulla questione libica, in cui la Russia ha un peso non indifferente, come ha sottolineato il Ministro Alfano durante la conferenza congiunta con il Ministro Lavrov. Che ruolo gioca la Russia in questa complessa crisi? Può rappresentare l’anello mancante per la soluzione del nodo libico?

— È una crisi molto complessa, non bisogna ogni volta focalizzarsi esclusivamente sulla Siria, sull’Egitto o sulla Libia. La crisi va vista in un quadro più ampio, è una crisi del Mediterraneo. Oltre all’aspetto economico di cui parlavo in riferimento alla Cina, vi è un aspetto legato alla sicurezza e qui parliamo dell’importanza della Russia. Mosca ha dei rapporti altalenanti con alcuni Paesi dell’area, cerca di stringere dei rapporti con l’Egitto, che sente molto la presenza statunitense. Nel recente passato tutto il complesso militare egiziano era molto legato a quello statunitense.

La Russia è presente nel Mediterraneo, ha le sue basi in Siria. Se in Siria si è riusciti a contenere e in qualche area anche a debellare Daesh, questo è dovuto principalmente all’iniziativa oramai di due anni fa da parte della Russia. Mosca si è fatta carico delle responsabilità che i Paesi europei non hanno preso. La Russia sta portando avanti lo stesso schema, quello di prendere l’iniziativa per risolvere la crisi, anche per il caso libico.

Che ruolo ha infatti la Russia nel Mediterraneo più in generale?

— La politica russa nel Mediterraneo è una politica che tende a mantenere un ruolo con la specificità basata sulla cooperazione. Ciò significa attivare i canali diplomatici, trovare delle soluzioni condivise per quanto riguarda l’aspetto geostrategico e militare per la sicurezza della regione. Questo riguarda anche lo sviluppo. Ritorna quindi la modalità secondo cui questo tipo di crisi si possono risolvere attraverso una serie di elementi che si focalizzano sulla cooperazione.

Cooperazione fra tutte le parti coinvolte, un po’quello che manca se vogliamo in Libia, no?

— Infatti, è un tema molto caro anche alla politica estera italiana. Spero molto nelle conclusioni di questo MED, perché oltre ai nuovi attori a cui si dà la tribuna, si sono sollevati aspetti basati sulla cooperazione della Russia e aspetti legati agli interessi economici in relazione con la Cina.

Qual è la particolarità della regione del Mediterraneo?

La particolarità del Mediterraneo è il suo posizionamento geografico. Il Mediterraneo è una cerniera che riunisce tre masse continentali: l’Europa, l’Asia e l’Africa. Il Mediterraneo ha un significato, oserei dire, simbolico, perché nel Mediterraneo si scontrano, ma allo stesso tempo si incontrano civiltà e sensibilità culturali diverse Se queste sensibilità culturali diverse, se queste popolazioni sono differenti anche da un punto di vista etnico è nel Mediterraneo che trovano un punto di incontro. Si spera che questo punto di incontro possa essere strutturato su basi di cooperazione, di rispetto della pari dignità fra i vari attori.


LA VOCE DELL’ISOLA 3 dicembre 2017

In sordina i “Dialoghi” romani sul Mediterraneo

di Salvo Barbagallo

Sarà una impressione nostra (che i fatti non sembrano smentire), ma riteniamo che il “rituale” e annuale appuntamento romano del “Med Dialogues” appena conclusosi nella Capitale italiana, in questo 2017 sia passato “quasi” inosservato, quasi “ignorato” dai mass media, di certo nell’assoluta indifferenza della collettività nazionale e, probabilmente, anche internazionale. Se, infatti, è internet il metro principale della divulgazione di massima, si può notare che pochi son i “richiami” a quello che doveva considerarsi un “evento”, che noi sin da quando è stato avviato l’iter tre anni addietro abbiamo considerato soltanto  un tranquillo “week end salottiero e vacanziero per i partecipanti”.

Il summit si è concluso ieri (2 dicembre), e di ciò che è accaduto alla sua apertura ne ha dato un resoconto puntiglioso Vanessa Tomassini su Notizie Geopolitiche: Si è aperta ieri la terza edizione del Forum Rome Med 2017 – Mediterranean Dialogues, promosso dal ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale e dall’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI). La conferenza si è aperta alle 14.00 con i discorsi del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha fatto il suo ingresso in sala con il presidente del Libano, Michel Aoun. Tantissimi leader ed esponenti di governo ed istituzioni hanno assistito ai discorsi di apertura e ai diversi panel su sicurezza, migrazione, cultura e società. Arabia Saudita, Egitto, Qatar, Libia, Iran e Cina hanno fatto da protagonisti sul palco, insieme a giornalisti della stampa italiana e rappresentanti di imprese come Eni e Leonardo. Saranno oltre 800 i leader che parteciperanno a questa terza edizione dei “dialoghi sul Mediterraneo”, in sala anche i ministri degli Esteri egiziano, Sameh Hassan Shoukry; il saudita Adel al-Jubeir; il vice premier e ministro degli Esteri qatarino, Mohammed bin Abdulrahman Jassim al-Thani; quello iraniano, Mohammed Javad Zarif; della Tunisia, Khemaies Jhinaoui e, tra le prime file ad ascoltare attento anche l’Alto rappresentante delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamè. Ed è proprio la Libia uno dei Paesi ad essere sotto i riflettori in questa tre giorni che si concluderà sabato, 2 dicembre. “L’Italia ha fatto molto per la Libia, ha offerto aiuto logistico e un grande supporto, ora ci auspichiamo azioni positive anche da altri partner europei”, ha affermato il vice presidente del Governo di Accordo Nazionale libico, Ahmed Omar Maiteeq, il quale ha avuto anche modo di scherzare dei rapporti “competitivi” tra Francia e Italia. “Anche la Francia ha diritto di avere i suoi rapporti con la Libia, non so come la vedete voi. Così come l’Italia, anche la Francia è presente in Libia con aziende ed imprese come la Total”, ha detto il vice presidente di Tripoli durante il suo intervento, il quale proseguendo ha affrontato il tema dell’immigrazione: “non possiamo stare a guardare quando c’è una crisi umanitaria di queste dimensioni (…).

Presenti tanti illustri personaggi di spicco, dunque, a questa “conferenza” che si è ripetuta per la terza volta, con (ri)appuntamento al prossimo anno, ma ci chiediamo quale sia il concreto “succo” di questo dispendioso incontro, e quale risvolto veramente positivo ne avranno i Paesi del Mediterraneo? Nel comunicato stampa d’apertura del summit emanato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, si leggeva: Tra i temi chiave della tre giorni di dibattito – in un’ottica di costruzione di un’agenda positiva che torni a ridare centralità alla regione in uno scenario internazionale in continuo mutamento – spiccano i nuovi equilibri nell’area, le strategie di sicurezza comune, la lotta al terrorismo dopo la presa di Raqqa e Mosul, le nuove strategie per la gestione dei flussi migratori, l’energia, il commercio internazionale nell’area. Un focus particolare sarà dedicato ad alcuni paesi chiave della regione come Arabia Saudita, Iran, Qatar, Egitto, Iraq e Libia e alla visione che dell’area hanno grandi potenze come Russia, Stati Uniti, Cina e India… Se ricordiamo bene, stesse tematiche che vennero avviate tre anni addietro: ma, allora, nei 36 mesi trascorsi cosa è stato fatto? Sarebbe utile avere un riscontro con una relazione “conclusiva”, almeno per potere affermare (in piena coscienza) che non si perde tempo e “qualcosa” di fattivo viene portato avanti…

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