Muos dice un vecchio detto siciliano: “Cornuti e bastonati”

di Catena Pazienza

 

Sui mass media nazionali e internazionali non sperate di trovare informazioni sull’apparato bellico statunitense installato a Niscemi, il Muos, e non sperate pertanto di conoscere quale sia l’effettiva operatività della struttura satellitare made in USA che ormai va avanti a pieno ritmo da lungo tempo. Altresì non sperate che qualche “politico” (deputato regionale o parlamentare nazionale) sollevi non solo la questione del Muos, ma anche tutte quelle delle ignote e pericolose attività che prosegue da anni la macchina di guerra americana presente in Sicilia – da Sigonella ad Augusta a Trapani eccetera – per il controllo dell’area del Mediterraneo. Così come non chiedetevi perché sfuggano all’attenzione le peripezie giudiziarie dei militanti anti Muos cui sono sottoposti quanti sono finiti nelle maglie della Giustizia Italiana perché hanno osato manifestare contro l’anacronistica presenza militare straniera in terra Siciliana. Fortunatamente c’è ancora qualche giornale online di casa nostra che riesce a seguire anche quanto accade nelle aule dei Tribunali di Sicilia. E’ il caso di MeridioNews (e ringraziamo per l’aggiornamento) che ci racconta quanto sta accadendo a Gela: In un processo allestito contro una cinquantina di attivisti, il Tribunale di Gela ha ammesso la costituzione in parte civile del Governo (…).

Cosa significa? Semplicemente che il ministero degli Interni dello Stato Italiano scende a difesa degli States a Stelle e Strisce contro chi ha osato manifestare pacificamente contro l’installazione del Muos. Paradossale? No di certo, è consequenziale… Nello specifico, come spiega a MeridioNews l’avvocato Andrea D’Alessandro che difende i manifestanti: «nell’udienza che si è tenuta oggi (tre giorni addietro ndr), il giudice ha ammesso la richiesta del Governo di un eventuale risarcimento danni (…)”. Paradossale? No di certo, consequenziale

L’episodio per il quale si tiene il processo, Scrive MeridioNews, si riferisce al 21 settembre 2013, in una fase calda del movimento, quando circa duecento attivisti decisero di allestire un vero e proprio picnic all’ombra delle 46 antenne e delle tre parabole del Muos all’interno della base statunitense di Niscemi. Una manifestazione pacifica che vide persino giungere, all’interno del contestato impianto militare, biscotti, pane e crema al cioccolato; nonché tanti bambini e anche qualche neonato. Per qualche ora la base divenne un grande parco, nel quale alcuni manifestanti gettarono dei semi di piante tipiche della vegetazione mediterranea. Per quell’azione, tuttavia, circa 50 attivisti stanno affrontando il processo di primo grado. E ora il Viminale si schiera apertamente contro di essi (…).

Paradossale? No di certo, consequenziale: è come se i militanti anti Muos avessero invaso un territorio straniero, e non un “pezzo” di Sicilia fra l’altro sotto tutela ambientale, dove si è costruito abusivamente un impianto militare della US NAVY statunitense i cui scopi bellici non sono stati resi noti. Chissà se il neo Governatore della Regione Siciliana, il “nazionalista” Nello Musumeci, troverà il tempo di occuparsi di questa tragica vicenda i cui costi umani (se ne ha) si ignorano, e chissà se nel “caso militarizzazione della Sicilia” ci metterà il naso, oppure no come hanno fatto i suoi predecessori. Pessimisticamente riteniamo che il neo Governatore con il suo nuovo Governo regionale non si arrischieranno a porsi contro il Governo nazionale, tenuto conto che gli accordi per l’invasione e occupazione  militare USA della Sicilia li hanno sottoscritti anche ministri di origine Siciliana, da Scelba a La Russa. Pessimismo e scetticismo dono d’obbligo, a questo punto. Come afferma l’antico detto Siciliano: “Cornuti e bastonati…”.

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