Migranti e foreign fighters: opinioni contrastanti e disinteresse generale

di Catena Pazienza

 

Il flusso migranti continua ininterrotto verso la Sicilia, i salvataggi in mare dei fuggitivi continuano ininterrotti ma le ONG denunciano gli ostacoli che incontrano nel portare a termine il loro lavoro. Gli ultimi migranti sono stati sbarcati nel porto di Catania domenica scorsa (27 novembre) dalla nave Acquarius di Sos Mediterranée e Medici senza frontiere: 421 esseri umani, 98 minorenni, soccorsi nelle acque del Mediterraneo. Più fortunati delle decine di vittime finite in fondo al mare poche ore prima. Due giorni prima il ministro dell’Interno Marco Minniti, a Pozzallo per il quarantesimo anniversario della morte di Giorgio La Pira, aveva dichiarato: “La Sicilia ha accolto e continuerà ad accogliere i migranti. Lo farà anche Pozzallo che ha l’accoglienza nel suo Dna, ma il fenomeno non può essere inseguito e lasciato in una fase emergenziale. Bisogna governare questi flussi migratori e toglierli dalle mani dei trafficanti di morte (…)”.

Parole meno rassicuranti Minniti aveva pronunciato in precedenza (il 23 novembre) intervenendo nell’Aula di Montecitorio al seminario su difesa e sicurezza organizzato dall’Assemblea parlamentare della Nato. “Se lo scorso anno qualcuno mi avesse chiesto se era possibile che una minaccia organizzata di Daesh poteva utilizzare i flussi migratori per minacciare l’Europa, avrei risposto di no: perché è del tutto evidente che un’organizzazione nella pienezza della sua attività non mette a rischio un assetto ‘nobile’, come quello terroristico, dentro un flusso incontrollato e non governabile come quello dei migranti. Ma nel momento in cui si tratta di una fuga individuale, di una diaspora, il rischio che questi singoli soggetti possano unirsi per mimetizzarsi ai flussi migratori diventa un rischio reale”.

Nella stessa circostanza Il presidente del Senato, Pietro Grasso, tratta la questione in senso diverso: “Un tema che mi sta particolarmente a cuore è quello del supposto nesso tra terrorismo e migrazioni. Il dato di fatto è che quasi tutti i terroristi che hanno agito in paesi europei erano cittadini francesi o belgi, non erano affatto arrivati insieme a migranti e rifugiati. L’ho detto molte volte: questa infondata connessione ha l’unica conseguenza di alimentare la paura e creare tensioni nel tessuto sociale (…). Certamente si devono rafforzare i controlli, ma non possiamo mettere in discussione il dovere, morale e giuridico, di accogliere le persone che fuggono da guerre e persecuzioni. La nostra comune responsabilità è proteggere la vita e la serenità dei cittadini, combattendo la barbarie con gli strumenti dello Stato di diritto, della democrazia, del multilateralismo e della diplomazia e proteggendo in ogni circostanza i diritti fondamentali e la libertà di credo di ogni persona, che sia cittadino, residente, ospite, profugo o migrante”.

Dimenticati o ignorati gli avvertimenti nell’agosto scorso, dopo l’attentato terroristico di Barcellona, del capo del Governo libico riconosciuto dall’Onu, Fayez al-Sarraj, che in un’intervista al Times, sottolineava: “L’Ue deve fare di più per aiutare a contrastare i trafficanti. Non possiamo far ricadere il peso solo sulla Libia e l’Italia, dal momento che è importante per tutta l’Europa”. Fayez al-Sarraj evidenziava Quando i migranti raggiungono l’Europa, si muovono liberamente. Se, Dio non voglia, ci sono dei terroristi tra i migranti, questo interesserà tutta l’Unione europea” (…)

Troppo distratta da altri eventi, l’opinione pubblica italiana mostra ormai da tempo disinteresse già per gli atti di terrorismo, dal momento che fino ad oggi il territorio nazionale non ha registrato azioni delittuose in nome del jihadismo del Califfato nero che le grandi Potenze dichiarano “sconfitto”, ma che continua a provocare stragi altrove nei Paesi africani. Stragi che in Italia interessano poco, così come l’indifferenza sovrasta il problema migranti ed “eventuali” foreign fighters che in Sicilia o in Italia possono essere soltanto…di passaggio….

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