Elezioni in Sicilia, battaglione d’assalto all’attacco delle poltrone

di Salvo Barbagallo

 

Strane elezioni in Sicilia quelle del prossimo novembre per le quali sono state presentate già liste e raggruppamenti di varia ed eterogenea natura. Vien voglia di esprimere la propria opinione, ma s’impone coscientemente una forte autocensura per evitare chissà quale rappresaglia, chissà quale ritorsione. In Sicilia si è sempre detto che tutto è possibile. Di certo è più facile parlare e scrivere di ciò che sta accadendo nella Catalogna che aspira alla sua Indipendenza, e registrare passo passo ciò che accade e affermare (sempre a livello di opinione) che in Spagna la Democrazia viene sconfitta quotidianamente, che il principio dell’Autodeterminazione, in fondo accettato e condiviso da tutti, è alla fine soltanto teoria, che il concetto di Libertà deve essere annoverato nel livello della “relatività” Einstaniana.

Ma cosa dire della Sicilia? Come descrivere ciò che ha preceduto la formazione delle Liste elettorali, gli scontri e incontri per formare coalizioni che potrebbero annoverarsi nella categoria dell’assurdo, con quale aggettivo bisognerebbe classificare chi ha cambiato casacca passando da destra a sinistra, e viceversa, con tanta disinvoltura da restare quanto meno perplessi, se non sconcertati.

Le ideologie? Sappiamo bene che da tempo sono state accantonate, la legalità molti sostengono che si è trasformata in un optional, non si contano le accuse, da destra e da manca, di possibili infiltrazioni di mafia fra i candidati al Governo della Regione, ma c’è la certezza che l’antimafia della Bindi sta a vigilare e si vedranno (in seguito) i risultati, per quel che risulta fino ad ora non si vedono sbandierare “programmi”, ma tutti sostengono che vogliono il “bene” della Sicilia. Ecco.

Ecco. La colorata massa dei candidati appare oggi come un “battaglione d’assalto”, all’assalto delle 62 poltrone di Sala d’Ercole, e non come la punta avanzata dei soccorritori di un territorio i cui abitanti (tranne pochi) sono stati depredati del loro futuro. Certo, i leader che esprimono le varie coalizioni sono tutti proiettati (come detto) al “bene” della Sicilia, ma c’è da dire che anche quanti li ha preceduti affermavano gli stessi doveri verso l’Isola e le sue collettività, tranne, poi, a non rispettare puntualmente le loro stesse dichiarazioni d’intenti.

A farci caso i sondaggi da mesi non offrono indicazioni sulla “possibile” percentuale di votanti, ma si stanno limitando a dire quale dei candidati alla Presidenza della Regione, al momento, è il più o meno “gradito”. Pedissequamente si evita, cioè, di andare a “sondare” l’umore dell’elettorato, forse considerando che è meglio lasciare come è il can che dorme e non stuzzicarlo.

Indubbiamente (e questo non è il frutto di un sondaggio, ma una presa diretta) molti sono i delusi dei movimenti trasversali inaspettati di candidati che sono transitati  da una parte all’altra delle diverse compagini in campo. Pensate ben quindici liste presentate per i molteplici raggruppamenti, e in diversi simboli riportata la Sicilia (in tante forme): c’è chi fa riferimento alla Sicilia come “arcipelago”, chi la vuole “bellissima” o “libera”, eccetera. Vittorio Sgarbi aveva addirittura ipotizzato (autocandidandosi a Presidente) un “Rinascimento”, finendo con il naufragare in un mare magnum (non Mare Nostrum) e dando così un colpo al cuore a chi aveva creduto e seguito (molto, molto ingenuamente) nella sua “mission”.

È vero: in Sicilia si è sempre detto che tutto è possibile. E noi vorremmo che “qualcosa” cambiasse: la gente ha tanta voglia di cambiamento, controbilanciata dal disincanto, dall’indifferenza. Noi? Preferiamo guardare alla Catalogna che mette in piazza centinaia di migliaia di giovani, anziani e più anziani, tutti a chiedere di “autodeterminare” il proprio destino. Ecco: forse è questa volontà che manca ai Siciliani. Una volontà sconfitta dalla rassegnazione, vinta dal potere del clientelismo, affascinata dall’assistenzialismo, soggiogata dai Poteri forti (mafia ma non solo mafia). Una volontà piegata alla delega nel timore di perdere quel poco che resta…

 

 

 

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