Catalogna: dal pugno di ferro alla cautela, all’imprevedibile

di Salvo Barbagallo

 

Fino a qualche ora addietro c’era qualcuno che si spingeva a dire che in Spagna era venuto alla ribalta un nuovo Erdogan, vista la durissima reazione adottata  contro la Catalogna dal premier Mariano Rajoy che per impedire la proclamazione dell’Indipendenza della regione aveva già inviato alcuni convogli dell’esercito in “supporto” alle forze della Guardia Civil ancora stanziate su quel territorio. Fino a qualche ora fa poteva apparire impensabile che potesse aprirsi uno squarcio nel tetro scenario della “repressione” ad ogni costo: non c’era nulla di buono, infatti, nella convocazione da parte di un giudice della Audiencia Nacional del capo della polizia catalana dei Mossos d’Esquadra Josep Lluis Trapero, dei presidenti delle grandi organizzazioni della Società civile indipendentista Anc e Omnium, Jordi Sanchez e Jordi Cuixart e dell’intendente dei Mossos Teresa Laplana. Che sono stati interrogati per ore, indagati per “sedizione” per le manifestazioni pacifiche di Barcellona, con il rischio di una condanna  fino a 15 anni di carcere.

Mariano Rajoy è rimasto irremovibile, ribadendo la richiesta al presidente catalano Carles Puigdemont di rinunciare alla Dichiarazione Unilaterale di Indipendenza (Dui), mentre la Corte costituzionale di Madrid vietava la riunione del Parlament, prima ancora che fosse convocata formalmente per lunedì prossimo, 9 ottobre. Grande il rischio che Rajoy, per impedire la dichiarazione di secessione, potesse invocare (e può sempre farlo) l’articolo 155 della Costituzione, prendere il controllo dell’autonomia catalana, destituire (e arrestare per sedizione) Puigdemont, sciogliere il Parlament, convocare elezioni anticipate e assumere il comando della polizia catalana dei Mossos. Come risposta Charles Puigdemont ha rinviato a martedì (10 ottobre) il suo intervento nel Parlamento regionale per fare il punto sul referendum di d’indipendenza. Secondo El Pais, questo slittamento serve al governo catalano per prendere tempo e negoziare una soluzione non traumatica con Madrid.

Il capo della polizia catalana dei Mossos d'Esquadra Josep Lluis Trapero
Il capo della polizia catalana dei Mossos d’Esquadra Josep Lluis Trapero

Dai mass media trapelano informazioni su una possibile mediazione della Svizzera nel braccio di ferro tra Barcellona e Madrid e quella affidata al cardinale di Barcellona Juan José Omella e all’abate di Montserrat Josep Maria Soler,  e quella portata avanti dai sindaci di Madrid e Barcellona Manuela Carmena e Ada Colau, mentre il leader socialista catalano Miquel Iceta, auspica una piattaforma della società civile. Tentativi di mediazione che, al momento, non sembrano avere una prospettiva, ma che comunque indicano una misura di cautela adottata a vari livelli.

Intanto c’è da registrare che Il prefetto spagnolo in Catalogna Enric Millo ha “chiesto scusa” alla popolazione per le violente cariche della polizia domenica contro i seggi del referendum, e quasi in contemporanea un giudice di Barcellona ha ordinato l’avvio di una inchiesta sulle cariche della polizia contro i civili lo scorso primo ottobre in Catalogna. Il magistrato ha deciso di indagare, dopo una denuncia del governo catalano, sull’operato della polizia in 23 centri elettorali nei quali risultarono ferite 130 persone.

 

 

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