Estate: tedeschi, francesi e inglesi preferiscono la Sicilia

di Vittorio Spada

 

Estate, i problemi si mettono da parte, le vacanze sono sacre. Una constatazione che non riguarda solo gli Italiani, ma che coinvolge (almeno in Europa) un po’ tutte le fasce sociali che sentono la necessità (come suol dirsi) di “staccare la spina” e prendersi un meritato riposo.

Passano (relativamente) in secondo piano le problematiche di fondo, quali quelle concernenti i timori del terrorismo jihadista, cercando le soluzioni con la scelta di mete che si ritengono sicure. Ne risentono principalmente i Paesi che sono stati (in una o più occasioni) presi di mira con attentati, che hanno lasciato profonde ferite nelle collettività colpite e che subiscono anche i danni collaterali di situazioni tragiche, quali la perdita di turismo.

Allarmano anche i “segnali” che arrivano dalle competenti autorità, come l’Interpol, che segnala possibili “vendette” dell’Isis in Europa dopo le sconfitte subite dal Califfato in Siria e Iraq: sarebbe pronta ad agire una “brigata suicida” composta da 173 combattenti che lo Stato islamico avrebbe addestrato e fatta già arrivare in Occidente. La notizia è stata diramata giorni addietro dal quotidiano britannico The Guardian che ha reso note le preoccupazioni dell’Interpol, ed ha prodotto anche una lista di nomi. Gli esperti dell’anti terrorismo europeo temono che possa essere messa in atto una nuova serie di attentati da parte dei presunti kamikaze di questa presunta “brigata” jihadista. Ovviamente l’allarme è altro e le misure di prevenzione sono state predisposte in tutta Europa.

Marta Serafini, in un’analisi pubblicata nel giugno scorso su Il Corriere della Sera, riportava già quanto sostenuto da The Guardian, esprimendosi in questi termini: L’Italia è stata solo fortunata? O ci sono altri fattori che ci hanno messo al sicuro fin qui da attentati e attacchi? A chiederselo sul Guardian sono Stephanie Kirchgaessner e Lorenzo Tondo che partono dalla storia di Youssef Zaghba, l’italo marocchino accusato di essere uno dei tre terroristi dell’attacco al London Bridge. Marta Serafini riporta l’opinione di Francesca Galli, esperta di anti terrorismo della Maastricht University, che sostiene che a metterci al riparo è stata l’assenza in Italia di una forte presenza di immigrati di seconda generazione a rischio radicalizzazione, un elemento che avrebbe permesso all’intelligence un monitoraggio dei soggetti a rischio più facile (…).

Quali che siano i motivi per i quali (fortunatamente) fino ad oggi l’Italia sia rimasta fuori dai “circuiti” jhadisti, resta il fatto che il nostro Paese viene considerato (sempre fortunatamente) “sicuro”, e la Sicilia in particolare. Nell’ultimo report sul Turismo curato da UniCredit e Touring Club Italiano, la nostra Isola è al nono posto fra le regioni italiane per presenze turistiche con oltre 14,5 milioni di presenze. Nel Rapporto si evidenziano i principali mercati esteri di provenienza che per la Sicilia sono stati, nell’ordine, la Francia (20,8%), la Germania (15,6%) e il Regno Unito (9,3%).

Sono dati che vanno riferiti al 2015, e quindi largamente superati nei periodi successivi, ma restano significativi nelle indicazioni di base anche se nei mesi successivi i valori sono cambiati: il rapporto indica, infatti, che per quanto riguarda invece la distribuzione percentuale delle presenze turistiche nelle province siciliane risulta in testa Messina con il 24,3% del dato complessivo regionale, trainata dai flussi turistici legati a Taormina: a seguire vi sono poi, ai primi posti, Palermo (20,2%), I dati successivi, anche se potranno essere considerati rispondenti solo nei prossimi report, indicano che la percentuale di presenze è cresciuta oltremodo a Palermo, Catania e Siracusa. Ciò è dovuto al notevole incremento dei flussi aerei provenienti dall’estero negli aeroporti di Catania Fontanarossa e Palermo. Dati che si erano già evidenziati nel periodo della scorsa Primavera che avevano visto il capoluogo regionale e il capoluogo etneo risultare rispettivamente al quinto e sesto posto, superando in numero di arrivi anche l’aeroporto di Firenze, che si collocava all’ottavo posto, mentre Palermo superava addirittura la meta privilegiata di Siviglia.

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