Le 3M: mafia, massoneria, migranti

di Luigi Asero

 

Tre lettere. Tre collegamenti apparentemente scollegati. Cosa c’entrano i migranti con la mafia e con la massoneria? 

E, al contrario, cosa c’entra la massoneria con i migranti? E cosa la mafia con i primi due? A una prima analisi qui stiamo parlando di un delirio. Eppure se si approfondisse seriamente allora i collegamenti li vedremmo, eccome!

Partiamo dal fatto che in sé il fenomeno dell’accoglienza non può essere classificato tout court come fenomeno mafioso, né massonico. Ma se si comincia a ragionare in termini diversi allora qualche remoto collegamento lo si può intravedere.

Innanzitutto chiariamo che l’impressione che si ha dell’enorme fenomeno migratorio è che ci sia dietro un ben preciso disegno, disegno che vede i poveri migranti oggetto di una serie di scambi di natura, diciamo così “commerciale”. Chiaro che il fenomeno migratorio nasca da una serie di fattori endogeni ed esogeni di natura profondamente diversa: carestia, sottosviluppo, guerra, conflitti interni, regimi dittatoriali, mancanza di libertà. Ed è chiaro che sono tutti fattori che porterebbero qualsiasi essere umano a fuggire da luoghi dove difficilmente avrebbe possibilità di vivere serenamente.

La domanda che bisogna farsi è però un’altra: chi ha interesse affinché permangano simili condizioni di vita e si portino le popolazioni a fuggire? Gli interessi sono molteplici ma portano tutti allo stesso risultato: il fenomeno migratorio. Eppure la spesa sostenuta dagli Stati è tale che, se consideriamo il tasso di cambio con quelle valute la stessa cifra che spende l’Europa, correttamente impiegata in quei luoghi porterebbe a un improvviso sviluppo di quelle aree depresse. Sviluppo che sarebbe naturale argine alla voglia di andar via, perché signori cari è ovvio che nessuno ha voglia di fare salti nel buio. E il viaggio di un profugo, poveri loro, è un salto nel buio. Su questo non c’è dubbio.

È chiaro anche, però, che questo fenomeno porti nei Paesi di accoglienza a una snaturalizzazione dei popoli. Se non nell’immediato ma certamente nei decenni prossimi. Ed è motto massonico “Ordo ab Chao” (“Dal caos nasce l’ordine”).

A chi può interessare una tale situazione? Qui entra in campo la M di una “certa” massoneria. Quella delle grandi lobbies, degli interessi economico-finanziari di mezzo mondo. Una parte di massoneria che invece di agire per “il bene e il progresso dell’umanità” agisce per “il bene e il progresso” della sua èlite. E nulla è peggio di un interesse comune, universale, che diventa privato, privatissimo, elitario appunto.

Come gestire il tutto? Con l’altra M, quella delle mafie (non quella siciliana, ma le mafie mondiali). Il braccio armato che materialmente si occupa di traffico d’armi, di rifiuti, di persone.

Dalla ricerca dell’Istituto Demoskopika ‘Sbarchi & Disperazione. Il giro d’affari della criminalità organizzata’ emerge che il guadagno illecito dal 2011 a oggi sarebbe pari a circa 4 miliardi di euro. Dal 2011, dalla caduta di Gheddafi, scatenata da una guerra in Libia… Serve altro per capire il collegamento delle 3 M?

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4 Thoughts to “Le 3M: mafia, massoneria, migranti”

  1. […] (Già pubblicato su La Voce dell'Isola) […]

  2. Throwel

    Mai lette tante stupidaggini… Il giornalismo è una professione, non un hobby, e questa non è informazione ma distorsione della realtà.

  3. Redazione

    Questo è solo un possibile ragionamento, non una “distorsione della realtà”, il che detto da una persona che non si firma se non con un nickname appare falso quanto una banconota da 25 €. Se si volesse imporre il ragionamento come realtà acclarata allora si porterebbero prove a supporto. È un ragionamento e tale resta. Chissà nel tempo cosa accadrà… (L.A.)

  4. Throwel

    Il ragionamento presuppone conoscenza dei fatti altrimenti è puro sofismo. Non si sta parlando del sesso degli angeli ma di ipotesi di reato. Accostare a caso, parlando di lobby (senza specificare nomi e cognomi) e di assonanze di consonanti non è giornalismo: semmai è chiacchiera.
    Il giornalismo d’inchiesta si fa approfondendo dati alla mano, confrontando testimonianze, documenti, risultanze. Qui invece c’è solo spazio per “sensazioni”. Una sparata sensazionalistica da blog, insomma. Chissà, forse se fosse corredata dagli estremi di presunte organizzazioni lobbistiche, sarebbe anche passibile di querela.
    Ribadisco: il giornalismo è una professione seria e non ammette dilettantismo né improvvisazione.

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