I dati da interpretare: la disoccupazione sale, però ci sono più occupati…

di Carlo Barbagallo

 

Ci risiamo, puntuali arrivano i dati Istat: il tasso di disoccupazione a marzo risale all’11,7 per cento con un aumento di 0,1 punti rispetto a febbraio e di 0,2 punti rispetto a marzo 2016, mentre il tasso di occupazione, invariato su febbraio, a marzo era al 57,6 per cento, in crescita di 0,6 punti su marzo 2016. Secondo l’Istat si è registrata una crescita della forza lavoro. Gli inattivi nella fascia 15-64 anni sono diminuiti di 34.000 unità su febbraio e di 390.000 unità su marzo 2016.

Gli istituti di analisi e statistiche sostengono che è il Settentrione l’Eldorado dei lavoratori italiani: con 1.476 euro mensili Bolzano risulta essere la provincia che, oltre ad avere il tasso di disoccupazione più basso, detiene il primato delle buste paga migliori fra i dipendenti. A seguire, numerosi altri centri del Nord, come Varese (1.471 euro), Monza e Brianza (1.456), Como (1.449), Verbano Cusio Ossola (1.434), Bologna (1.424) e Lodi (1.423). Magrissima, invece, la retribuzione media degli occupati nel Meridione, e non c’è certo da stupirsi.

Un aspetto interessante (e nel contempo preoccupante) lo mostra un’altra indagine, quella svolta dall’Istituto Toniolo che registra (con un campione di oltre seimila persone tra i 18 e 32 anni) la mancanza di prospettive per i giovani che rimangono a carico della propria famiglia. L’indagine del Toniolo, realizzata con il sostegno di Intesa Sanpaolo e della Fondazione Cariplo, evidenzia che la mancanza di lavoro e la situazione economica generale rappresentano per oltre il 70 per cento dei giovani italiani elementi di forte condizionamento che impediscono loro l’uscita dalla casa dei genitori. La categoria più penalizzata risulta quella dei Neet, i giovani inattivi che non studiano e non hanno un impiego, per la quale lavoro e congiuntura economica sono stati ostacoli rilevanti in più dell’80 per cento dei casi (83 per cento per il lavoro, 84,6 per cento per la situazione economica). Da sottolineare la situazione dei lavoratori con contratto a tempo determinato: il 79,4 per cento dei giovani occupati con questi contratti, percepisce la propria condizione occupazionale come un motivo rilevante nel ritardare l’uscita dalla casa dei genitori (contro il 70,1 per cento dei lavoratori a tempo indeterminato). Questa categoria appare anche la più penalizzata (assieme ai Neet) relativamente alla condizione economica: l’81 per cento la ritiene una causa rilevante nell’annullare le proprie aspirazioni di autonomia. Alessandro Rosina, docente di demografia all’Università Cattolica di Milano e coordinatore del Rapporto Giovani, sostiene che le basse opportunità di occupazione e le inefficienze del mercato del lavoro stanno frenano il pieno e qualificato contributo delle nuove generazioni ai processi di crescita del Paese, ma stanno anche tenendo in stallo da troppo tempo persone oramai trentenni che per motivi anagrafici non possono più essere considerate giovani, ma nemmeno adulte perché ancora lontani dalla conquista di una piena autonomia dai propri genitori e di formazione di una propria famiglia (…).

La disoccupazione, dunque? Nonostante le analisi e le statistiche sembra che si sia trasformata in un problema secondario, in special modo per quando concerne la situazione al Sud e in Sicilia. Poco tempo addietro il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una lettera inviata vescovi, sottolineava che Ridurre le distanze tra Nord e Sud e far crescere le occasioni di impiego per le nuove generazioni costituisce necessità vitale per la nostra Italia (…) non ci sarà una vera ripresa, neppure nel resto del Paese, se dovesse ulteriormente aumentare il divario a discapito del Mezzogiorno. Non ci sarà un rafforzamento della coesione e dunque un miglioramento della qualità della vita di tutti, se i giovani non saranno inseriti nel circuito della responsabilità, dei diritti, delle opportunità (…). Purtroppo le parole non bastono, viste le condizioni in cui versa Sicilia e Meridione nel suo insieme. Così come non sono sufficienti le promesse di iniziative volte allo “sviluppo”, alle quali non crede più nessuno. Soprattutto i giovani…

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