Sicilia: non si parla più né di disoccupati, né di migranti

di Carlo Barbagallo

 

Come nelle migliori previsioni periodiche: in Sicilia (e altrove) non si parla più né di disoccupazione, né del flusso migranti dalla Libia. Questi argomenti vengono tirati fuori sui mass media quasi sempre “a tempo determinato”, cioè quando sono ritenuti utili in qualche momento particolarmente critico della vita del Paese.

La giustificazione è semplice. Troppi argomenti importanti insistono sulle prime pagine dei quotidiani e sui notiziari televisivi: dai 59 missili lanciati da Trump in Siria, alla flotta USA avviata verso acque coreane, alla visita di Mattarella a Putin (anche se tenuta un po’ sottotono), alle beghe di casa nostra fra i pm sul caso Renzi senior, alle misure cautelari nei confronti di dodici tra dirigenti e dipendenti del Consorzio Autostrade Sicilia. Sono i fatti del quotidiano che finiscono con il coprire il “consueto” che non allarma o incuriosisce più nessuno.

Il flusso di migranti dalla Libia non ha avuto mai interruzione, gli sbarchi dei “salvati” nelle acque del Mediterraneo continuano nei porti siciliani, da Augusta a Catania, qualche scatto emotivo allorché viene riportata la tragica sorte di vittime in tenera età, ma giustamente impressionano maggiormente e suscitano raccapriccio le foto dei bambini colpiti in Siria dal gas nervino. L’ultimo sbarco nel porto di Catania pochi giorni addietro: dalla nave ‘Aquarius’ di Sos Méditerranée e Medici Senza Frontiere 432 migranti, di cui 388 uomini, 44 donne e 77 minori dei quali 6 tra 1 e 4 anni di età. Dei 77 minori, 59 sono non accompagnati. La nave Aquarius ha soccorso i 432 migranti che si trovavano a bordo di quattro imbarcazioni in difficoltà al largo delle coste libiche, in cooperazione con le altre navi di ricerca e soccorso, la Phoenix del Moas e la Sea-Watch 2. Secondo i dati Unhcr, tra il 1 gennaio e il 31 marzo 2017 sono sbarcate in Sicilia 24.241 persone. Un dato significativamente superiore a quello dello stesso periodo del 2016, quando arrivarono 18.784 persone (+29%). A marzo 2017 sono arrivati via mare in Sicilia 10.802 migranti, il 12% in più dello scorso anno, cinque volte di più rispetto a marzo 2015.

La disoccupazione? Sembra che si sia trasformata in un problema secondario, in special modo la disoccupazione nel Sud e in Sicilia. Certo, gli istituti d’analisi e ricerca puntualmente riportano i dati raccolti che, poi, non si discostano granché da quelli resi pubblici in precedenza. Qualche mese addietro il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio inviato ai vescovi di sei regioni del Sud riuniti a Napoli per discutere di lavoro per i giovani meridionali, affermava: Ridurre le distanze tra Nord e Sud e far crescere le occasioni di impiego per le nuove generazioni costituisce necessità vitale per la nostra Italia (…) non ci sarà una vera ripresa, neppure nel resto del Paese, se dovesse ulteriormente aumentare il divario a discapito del Mezzogiorno. Non ci sarà un rafforzamento della coesione e dunque un miglioramento della qualità della vita di tutti, se i giovani non saranno inseriti nel circuito della responsabilità, dei diritti, delle opportunità. 

Parole sagge che, purtroppo, i meridionali si sentono ripetere dalla fine del secondo conflitto mondiale: da quei tempi bui poco o nulla è cambiato.

Niente di nuovo, anzi, le notizie “nuove” diventano sempre più negative per quanto riguarda il futuro dei giovani: la disoccupazione supera la soglia del quaranta per cento, il livello più alto raggiunto dal giugno del 2015.

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