Cu’ ‘nsutta la Consulta Siciliana?

di Michele Cannavò

 

Dalla scoperta dei sei pianeti abitabili più uno, resa nota recentemente, una nuova misura condividiamo in quest’era: 40 anni luce, ovvero la distanza dell’idea fra ciò che esiste e quello che può esserci come il contrario; un’apertura di ricerca per l’Umanità, e un nuovo superarsi nell’idea dell’intorno e nella profondità.

Già poiché è sempre di fronte alle stelle che ogni essere umano precipita in un’idea più alta; smaterializzandosi e ri-materializzandosi nello spazio e nell’insieme: Persone, Donne e Uomini, e l’Universo.
E nell’era della transizione dei modelli sociali, tecnologici ed economici, dove alle geografie mobili in superficie si giunge e aggiungono quelle tonde, quando alla voce transnazionale adesso si propone l’interstellare, diventa complicato esimersi dalla domanda: da ieri all’oggi, per quale domani?
E se è difficile non chiederselo in Sicilia, certamente lo è in tutto il resto del Mondo.
Eppure Noi in Sicilia siamo, e di questo scriviamo, dove quest’anno si svolgerà il G7; dove oggi a Castel San Marco è stata fondata la Consulta Siciliana, non solo dalle associazioni: La Sicilia ai Siciliani, Siciliani Liberi, Antudo, L’Altra Sicilia e Terre e Liberazione.
Poiché se l’Europa si è ritrovata a Malta, il Mondo si riunisce in Sicilia, così come il grande nulla. Crocevia dei Popoli, fra le proprie punte più belle, dove il diritto incontrando l’interesse si superano.
E se l’Europa secondo il rapporto della commissione, vede la Lombardia a fare da traino dell’economia nostrana, è altrettanto vero che è anche la Sicilia (quindi non solo i siciliani) a consentirlo: poiché mantenuta, svilita, sdraiata; e Noi ignoranti, che ignoriamo.
E mentre gli studiosi portano il caso lombardo a esempio di “underperformance”, che si verifica quando i risultati in termini di competitività non corrispondono a quanto ci si aspetterebbe in base al Pil pro capite (come in altre città), la Sicilia, ‘marginale’ per Pil, figura nel plotone di coda della classifica sulla competitività, rispettivamente al 237/o posto. Allargando lo sguardo al 2010, sempre secondo il rapporto della commissione, quasi tutta la Penisola risulta calata in competitività.
E dove il Pil non s’infiamma e l’inflazione serpeggia, come è in Sicilia, allora la situazione è anche peggio. Poiché l’industria è d’un tempo, l’agricoltura a due tempi: Lavoro-Assistenzialismo, e l’ingegno e la creatività, fuori circuito, portano con se la paura della diversità.
Così seppur determinanti in tutti gli assets del Sistema-Paese-Italia, non lo siamo a casa nostra, e non compariamo in alcuno degli indicatori economici positivi, o per lo meno quelli che, ad esempio commercialmente-contabilmente, sono direttamente connessi alla terra ‘ferma’.
Perché?
Forse, ed è una motivazione insieme ad altre, poiché ognuno non riusciamo ad essere: peso; piatto; bilancia; contrappeso; pesatori; e, a punto, il tutt’uno.
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