Per la Cassazione il Muos non si tocca: è lì, e resterà dove è!

di Salvo Barbagallo

 

Alessandra Zinniti sulle pagine regionali del quotidiano La Repubblica di due giorni addietro (11 febbraio) informa: Un altro passo verso l’entrata in funzione della stazione di Niscemi del Muos, l’impianto satellitare di comunicazioni americano bloccato dal braccio di ferro giudiziario nelle aule di tribunale italiane. La Corte di Cassazione, confermando il verdetto del Tribunale del riesame di Catania, ha reso definitivo il dissequestro dell’impianto ritenendo che le opere realizzate all’interno dell’area militare nella sughereta di Niscemi siano legittime e dunque non abusive. I giudici della Cassazione hanno rigettato il ricorso presentato dalla Procura di Catania contro la decisione del Tribunale del Riesame e hanno giudicato inammissibile anche il ricorso della Procura di Caltagirone, la prima a disporre il sequestro della struttura ritenendola costruita senza le necessarie autorizzazioni (…).

Diciamo subito (perché ne siamo convinti, ma potremmo essere in errore…) che il MUOS di Niscemi è operativo da tempo, anche se nessuno lo può confermare essendo l’impianto satellitare della US Navy un apparato militare statunitense “segreto” come “segreta” è la sua attività presente e futura.

Diciamo subito (perché ne siamo sempre stati convinti, fino a quando qualcuno non dimostrerà il contrario) che nessuno in Italia, e men che meno in Sicilia, potrà mettere in crisi una struttura militare che è già costata agli Stati Uniti d’America oltre sessanta milioni di dollari (per quel che è noto, ma la cifra potrebbe essere di gran lunga superiore), e la cui importanza strategica nell’area euro-mediterranea-africana è fondamentale per gli USA. Gli Italiani, “brava gente”, più che qualche marginale e innocua protesta non potranno fare per contrastare il volere espansionista della grande Potenza mondiale d’Oltre Oceano che da decenni ha messo radici profonde in Sicilia. E ciò in quanto gli USA hanno avuto e continuano ad avere il pieno appoggio (servile?) dei Governi Italiani e Siciliani.

Certo, c’era la “speranza” che il nuovo Presidente USA potesse cambiare lo stato delle cose, ma Donald Trump è pur sempre l’altra faccia della stessa medaglia dove appariva, in precedenza, l’immagine di Barack Obama: da posizioni diverse i due Presidenti guardano il mondo come se fosse un feudo da gestire. E come i fatti stanno dimostrando, poco o nulla Trump sta cambiando degli assetti militari USA che Obama aveva predisposto nei Paesi “amici”. Per esempio. Come,  ha annotato Franco Iacch sul quotidiano Il Giornale (10 febbraio) Gli Stati Uniti hanno ufficialmente completato il rischieramento delle forze in Europa nell’ambito dell’operazione Nato Atlantic Resolve. La Brigata Aerea della Decima Divisione da Montagna, basata a Fort Drum, New York, ieri sera ha fatto scalo nel porto di Anversa, in Belgio. La Decima Divisione da Montagna ha trasferito in Europa 1700 soldati, 700 attrezzature di supporto, 50 elicotteri UH-60 Black Hawk e dieci CH-47 Chinook. Alla Decima CAB, Combat Aviation Brigade, si unirà un battaglione proveniente da Fort Bliss, Texas, con altri 400 soldati e 24 elicotteri d’attacco Apache. La Brigata Aerea effettuerà turnazioni in Lettonia, Romania e Polonia. La Combat Aviation Brigade sarà trasferita in Germania dove agirà a supporto della brigata corazzata statunitense, sbarcata in Europa nel mese scorso, e già in fase di formazione in Polonia e nei Paesi Baltici. Durante la sua distribuzione di nove mesi, la brigata corazzata statunitense effettuerà rotazioni in Ungheria, Polonia, Germania e Romania. La Terza Brigata Corazzata, Quarta divisione di Fanteria di stanza a Fort Carson, Colorado, ha trasferito in Europa 3500 soldati, 144 veicoli corazzati per fanteria Bradley, 87 carri armati M1A2 Abrams e 18 sistemi di artiglieria M109 Paladin. Il comando di brigata, che fungerà da centro di osservazione avanzata, è stato allestito in Polonia, con due battaglioni: il primo di cavalleria corazzata ed il secondo di artiglieria da campo equipaggiato con obici semoventi M109 Paladin. Turnazione costante nella città polacca di Orzysz, vicino l’enclave russa di Kaliningrad. Un battaglione di carri armati M1A2 Abrams pattuglierà la regione Baltica tra l’Estonia e la Lettonia. Due battaglioni di fanteria meccanizzata equipaggiati con i Bradley M2 e gli Abrams avranno un punto d’appoggio nella regione rumena e bulgara. Un battaglione Abrams, resterà in Germania. Il Pentagono ha già completato il trasferimento delle attrezzature pesanti nei quattro siti di stoccaggio in Belgio, Germania e Paesi Bassi. Garantiranno agli USA la rapida disponibilità di seimila attrezzature pesanti così da ridurre i tempi di risposta durante le possibili emergenze a livello mondiale. In Norvegia, infine, il Pentagono ha rifornito le strutture da attivare in caso di emergenza a supporto di una MEB, Marine Expeditionary Brigade, formata da 15 mila soldati con rifornimenti completi per 30 giorni di attività operativa (combattimento reale)…

Visto quanto sta accadendo a nord dell’Italia, non è detto che le forze militari statunitensi già di stanza nel nostro Paese non vengano “potenziate” ulteriormente, soprattutto in Sicilia ritenuta punta militare avanzata nel Mediterranee, e tenuto nel debito conto l’instabilità (eufemismo!) che regna in Libia. Non dovrebbe, pertanto, suscitare meraviglia la sentenza della Corte di Cassazione sul MUOS di Niscemi: il MUOS è lì e resterà dove è. La sua “funzione”, per gli USA, è fondamentale!…

Per rinfrescarci la memoria, rimandiamo a due articoli pubblicati nel 2015

 


Niscemi, Base M.U.O.S. (Mobile User Objective System) è un moderno sistema di telecomunicazioni satellitare della marina militare statunitense, dotato di cinque satelliti geostazionari e quattro stazioni di terra, di cui una a Niscemi, dotate di tre grandi parabole del diametro di 18,4 metri e due antenne alte 149 metri. Sarà utilizzato per coordinare tutti i sistemi militari statunitensi dislocati nel globo, in particolare i droni, aerei senza pilota che saranno allocati anche a Sigonella.

 

Muos: il Cod. Ordinamento Militare non conosce Niscemi

12 aprile 2015

di Guido Di Stefano

Il Decreto Legislativo 15 marzo 2010, n. 66, titolato come “Codice dell’ordinamento militare”,  modificato poi con D.Lgs. 24.02.2012, all’articolo  333 non riconosce al Comune di Niscemi lo “status” di comune militarmente importante. Vi riportiamo l’elenco dei comuni (nel territorio nazionale)  ritenuti importanti dal legislatore:

art. 333 

… omissis …

7) Sono comuni militarmente importanti:

  1. a) provincia di Udine: Paluzza – Pontebba – Malborghetto Valbruna – Tarvisio – Dogna – Chiusaforte – Resia – Lusevera – Taipana – Nimis – Attimis – Faedis – Pulfero – Torreano – Savogna – San Pietro al Natisone – Drenchia – Grimacco – San Leonardo – Stregna – Prepotto;
  2. b) provincia di Gorizia: Dolegna del Collio – Monfalcone;
  3. c) provincia di Trieste: Trieste.

8) Sono comuni costieri militarmente importanti:

  1. a) provincia di Venezia: Venezia;
  2. b) provincia di Ancona: Ancona;
  3. c) provincia di La Spezia: La Spezia – Porto Venere – Lerici – Ameglia;
  4. d) provincia di Livorno: Portoferraio;
  5. e) provincia di Latina: Gaeta;
  6. f) provincia di Napoli: Napoli – Pozzuoli;
  7. g) provincia di Taranto: Taranto;
  8. h) provincia di Brindisi: Brindisi;
  9. i) provincia di Foggia: Isole Tremiti e Pianosa;
  10. l) provincia di Agrigento: Isole Lampedusa e Linosa;
  11. m) provincia di Messina: Messina;
  12. n) provincia di Siracusa: Augusta – Melilli;
  13. o) provincia di Trapani: Trapani – Isole Egadi – Pantelleria;
  14. p) provincia di Cagliari: Cagliari;
  15. q) provincia di Sassari: La Maddalena – Olbia (solo isola Tavolara).

9) L’autorizzazione di cui al comma 3 occorre nelle seguenti zone costiere e isole:

  1. a) da San Remo ad Alassio;
  2. b) da Punta Mesco alla foce del Magra;
  3. c) da Sperlonga a Gaeta;
  4. d) da Capo Miseno a Punta Campanella;
  5. e) da Punta Rondinella a Capo S. Vito;
  6. f) da Capo S. Maria di Leuca a Capo d’Otranto;
  7. g) da Punta Penne a Punta della Contessa;
  8. h) da Numana a Falconara;
  9. i) da Capo S. Croce a Capo Murro di Porco;
  10. l) da Punta Pizzolungo a Punta Nubia;
  11. m) da Capo Ferro a Capo Testa;
  12. n) da Capo Spartivento Sardo a Capo Carbonara;
  13. o) isole Palmaria e Tino;
  14. p) arcipelago Toscano;
  15. q) isole Tremiti e Pianosa (Adriatico);
  16. r) isole Eolie, Egadi, Pantelleria, Lampedusa e Linosa;
  17. s) isole Tavolara e Asinara;
  18. t) arcipelago de La Maddalena.

Ciò ci porta a concludere semplicemente (qualcuno dirà forse semplicisticamente) che gli impianti nella sughereta di Niscemi  (il nomato MUOS) non sono poi così fondamentali ai fini della salvezza di Italia, NATO, Occidente, mondo come sostengono i difensori spontanei e/o d’ufficio  della supertecnologica installazione. Si badi bene che nel 2010 esisteva già la foresta “elettromagnetica”, con antenne emittenti frequenze basse e alte (non usiamo i superlativi ma possono starci): oggi sono in visione apparecchiature superiori per forma, dimensioni e potenza.

Qualcuno si è sbilanciato scrivendo che servono a fermare i terroristi dell’ISIS. Ma allora non c’erano! Forse i profeti sono tra noi e avevano presagito il loro spietato avvento?  E poi si spostano con loro  flotte aeree o loro squadre belliche navali? O qualcuno sa per certo che hanno o avranno in disponibilità missili? Se bastassero quattro antenne per intercettare terroristi  a piedi o in mezzi di linea o su barconi significherebbe che stiamo raggiungendo la potenza di Dio.

Eppure (lo ripetiamo) sembrerebbe (non è scritto!) che il sito non aveva (e non ha) tutta questa importanza strategica-difensiva. Non sarà che è destinato a trasmettere video-giochi e ameni spettacoli a tutti i militari (USA, NATO, amici) in giro per il Mediterraneo e per il mondo? Sembrerebbe, ma siamo certi che non è così: forse la realtà supera l’immaginazione.

Chissà se ci sono altri comuni dimenticati! Noi abbiamo presenti il bosco elettromagnetico di Monte Lauro, e gli alberi di Monte Soro (in recinto “militare”). E ci chiediamo se Sigonella non sia per caso un circolo ricreativo. O forse non comprendiamo l’arcano significato dell’espressione militarmente importante. O dobbiamo chiederci per chi?  A meno che come colonia abbiamo diritto ad essere individuati con i soli punti di sbarco. Ad essere maligni però possiamo scrivere:  cancellando sui carteggi (legislativi)  i siti militari (della colonia) si cancella pure la “devastante” parola indennizzi, che andrebbero applicati  ai cresciuti e crescenti disagi nella fruizione e sviluppo  delle infrastrutture (in primis aeroportuali).

E’ molto istruttivo il Decreto legislativo in trattazione.

Agli articoli 246-247 menziona i droni definendoli aeromobili a pilotaggio remoto, alias “ADR”.

Figuratevi che tratta anche esaurientemente circa visite parlamentari (ispettive) agli articoli 301-302-303-304-305,  in basi nazionali, straniere e multinazionali.

Interessanti sono le “dediche” alle regioni (anonime) a statuto speciale (forse parla anche della distratta o rinunciatarie Sicilia): un fugace  accenno  nell’articolo 238, qualche parola in più art. 307 (dismissione beni) dove emergono le province autonome di Trento e Bolzano.

Abbastanza spazio ricevono comuni, province (di allora), regioni dall’articolo 320 all’articolo 338, dove si parla di servitù (limitazione o privazione di diritti) e indennizzi. In particolare vi sottoponiamo alcuni passaggi  da approfondire circa le loro implicazioni e applicazioni, atteso che il MUOS  costituisce una ulteriore aggravante di tutte le servitù esistenti (note e ignote, il cui soddisfacimento economici è tutto da verificare).

 

Art. 322 Comitato misto paritetico – Programmi delle installazioni militari

… omissis …

  1. Il Comitato è formato da cinque rappresentanti del Ministero della difesa, da due rappresentanti del Ministero dell’economia e delle finanze, designati dai rispettivi Ministri, e da sette rappresentanti della regione nominati dal presidente della Giunta regionale, su designazione, con voto limitato, del consiglio regionale. Per ogni membro è nominato un supplente.

… omissis …

  1. Il Comitato si riunisce a richiesta del Comandante militare territoriale di regione o del Comandante in capo di dipartimento militare marittimo o del Comandante di regione aerea o del Presidente della regione; presiede l’ufficiale generale o ammiraglio più elevato in grado o più anziano; funge da segretario l’ufficiale meno elevato in grado o meno anziano.

… omissis …

  1. Alla riunione del Consiglio dei Ministri è invitato il presidente della giunta regionale interessata.

Art. 325 Indennizzo per le limitazioni

… omissis …

Art. 329 Contributo ai comuni

  1. Ai comuni il cui territorio è assoggettato alle limitazioni previste dall’ articolo 321 è dovuto un contributo annuo pari al cinquanta per cento dell’ammontare complessivo degli indennizzi spettanti ai proprietari degli immobili siti nei comuni stessi.
  2. Il contributo ai comuni è annualmente erogato, indipendentemente dalla presentazione delle domande di indennizzo.
  3. 3. Il contributo è erogato in base alle limitazioni risultanti gravanti sul territorio comunale al 1° gennaio di ogni anno.

Art. 330 Ulteriori provvidenze in favore di comuni e regioni

  1. Fermo quanto previsto dall’articolo 329, ai comuni nel cui territorio sono presenti aree appartenenti allo Stato, in uso all’amministrazione militare e destinate a poligoni addestrativi di tiro, è corrisposto un contributo annuo rapportato al reddito dominicale e agrario mediodelle aree confinanti con quelle su cui insistono i poligoni di tiro, rivalutato secondo i coefficienti stabiliti ai fini dell’imposizione sul reddito.
  2. Alle regioni maggiormente oberate dai vincoli e dalle attività militari, comprese la dimostrazione e la sperimentazione di sistemi d’arma, individuate ogni quinquennio con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentito il Ministro della difesa, lo Stato corrisponde un contributo annuo da destinarsi alla realizzazione di opere pubbliche e servizi sociali nei comuni nei quali le esigenze militari (compresi particolari tipi di insediamenti), incidono maggiormente sull’uso del territorio e sui programmi di sviluppo economico e sociale.
  3. Il contributo è corrisposto alle singole regioni sulla base della incidenza dei vincoli e delle attività di cui al comma 2, determinata secondo parametri da stabilirsi con decreto del Ministro della difesa di concerto dell’economia e delle finanze, sentite le regioni interessate.
  4. Ai comuni con popolazione fino a centomila abitanti, in cui esistono insediamenti militari (caserme, depositi, o altre infrastrutture militari), sono corrisposte entrate ordinarie da partedello Stato facendo riferimento, oltre che al numero degli abitanti, anche a quello del personale militare presente, che è considerato, a tal fine, come popolazione residente. Uguale trattamento verrà riservato ai comuni che ospitano basi della NATO o di Paesi alleati.

Art. 331 Revisione generale quinquennale delle limitazioni

… omissis …

Art. 334 Parere dell’autorità militare per talune opere e lavori

  1. E’ richiesto il parere del Comandante territoriale per tutte le nuove realizzazioni o varianti strutturali significative interessanti grandi comunicazioni stradali (strade statali e autostrade) e ferrovie nonché per tutti i lavori interessanti dighe di ritenuta, impianti minerari marittimi, idroelettrici, grandi stabilimenti industriali, centri termonucleari, impianti elettrici ad altissimo potenziale, grandi depositi di oli minerali, oleodotti, metanodotti, in qualsiasi parte del territorio nazionale le opere vengano compiute.
  2. Il parere è espresso nel termine di novanta giorni. Se il Comandante territoriale non si pronuncia entro il predetto termine, la mancata pronuncia equivale a parere favorevole.

 

Trattamento privilegiato per la provincia di Bolzano: le sono singolarmente dedicati gli articoli dal 339 al 350.

Vengono poi affrontati i temi di urbanistica, edilizia, paesaggio, energia (352-355); ambiente (da 356 a 369):  con invito ad attenzionare il 358, il 361, il 364 e soprattutto l’elettromagnetico 366  commi 3 e 4..

A proposito il decreto trattato non è di veloce  lettura: si compone di 639 pagine che ci presentano 2272 articoli e ci comunicano gli estremi di  oltre 1400 atti (della materia) normativi precedenti abrogati  e di quelle decine  rimaste  tra noi.


Sicilia “proprietà” degli USA?

30 maggio 2015

di Salvo Barbagallo

Gli Stati Uniti d’America sono veramente “adirati” per la questione MUOS di Niscemi: la questione “legale” che sta tenendo bloccati (momentaneamente) i lavori degli impianti satellitari, infatti, non era stata messa in conto, ed ora “auspicano” che intervenga il Governo nazionale. E’ quanto emerge da un’intervista del console generale degli Stati Uniti d’America a Napoli, Colombia Barrosse, rilasciata al quotidiano locale “La Sicilia”, che sembra farsi compiacente “portavoce” delle istanze statunitensi. Ed è di certo molto istruttivo il contenuto dell’intervista, che porta la firma di Mario Barresi. Il console esordisce affermando “La faccenda del MUOS? Viene seguita con molta attenzione dalla Casa Bianca, la stessa attenzione che mi auguro ci sarà da parte del governo italiano…”. E’ evidente e consequenziale che ci sia “molta attenzione” sulla vicenda dal momento che – come afferma Colombia Barrosse – “nel sito di Niscemi sono stati spesi finora 62 milioni di dollari, più un indotto complessivo di 210 milioni di euro ogni anno fra l’installazione e Sigonella…”.

Ma, ovviamente, non è soltanto la parte economica che ha il suo peso nella storia: il “sistema satellitare”, senza Niscemi, perderebbe il “controllo” dell’intera area del Mediterraneo, del Nord-Africa e del Medio Oriente, anche se funzionante per il resto del globo.  La responsabilità del “blocco” del MUOS, secondo il console americano, ricade su “un piccolo gruppo di persone” che fa leva sulla paura della gente. Come dire che il discorso sull’inquinamento (eccetera) è soltanto una “manipolazione”. Noi preferiamo non entrare nel merito dei tecnicismi che hanno portato il MUOS-USA in Tribunale e le decisioni prese dai magistrati. Abbiamo espresso in precedenza, e per lungo tempo, la nostra opinione: il MUOS sarà realizzato e opererà dalla Sicilia perché, alla fine, prevarranno i Trattati bilaterali Italia-USA e la “ragion di Stato”. Il problema è a monte e la responsabilità ricade sui Governi “italiani” che hanno firmato “quei” Trattati che hanno trasformato, nella pratica, pezzi di territorio della Sicilia  in “proprietà” esclusiva degli Stati Uniti d’America. L’installazione militare di Niscemi esiste da decenni, così come da decenni esiste Sigonella-USA e tante altre (piccole o meno grandi) installazioni sparse per l’intera isola. Il “pericolo” non è l’eventuale inquinamento che può provocare il MUOS: il pericolo è nella presenza degli apparati militari. E qui non si tratta di essere “antiamericani” o “antimilitaristi”. Al console statunitense Colombia Barrosse ci piacerebbe chiedere come reagirebbero i suoi connazionali se l’Italia (ohibò!) avesse installazioni militari sue in una qualsiasi parte degli States. A nostro avviso – ma noi, è risaputo, non siamo esperti di Trattati internazionali – ci troviamo di fronte a una “sovranità” territoriale violata. E poiché non siamo “esperti” in faccende internazionali, ci riferiamo sempre e pedissequamente a quanto contenuto in un Trattato internazionale, quel “Trattato di pace fra l’Italia e le Potenze Alleate ed Associate” sottoscritto a Parigi il 10 febbraio del 1947 che all’articolo 50, comma 4, recita letteralmente “In Sicilia e Sardegna è vietato all’Italia di costruire alcuna installazione o fortificazione navale, militare o per l’aeronautica militare…”.

Ovviamente, i Trattati vanno firmati con l’intento poi, più o meno celato, di disattenderli alla prima occasione, a seconda della convenienza di una parte o di un’altra.

Non è soltanto il MUOS che dovrebbe allarmare i Siciliani, ma tutto l’armamentario (più o meno noto) esistente in Sicilia il cui uso (o abuso) non viene portato a conoscenza. E ci mancherebbe che si venisse a sapere, per esempio, quale attività svolgono i droni Global Hawks stanziati a Sigonella da anni, e che tipo di armi vengono custodite nel depositi della Naval Air Station.

Pezzi di Sicilia “proprietà” degli Stati Uniti d’America? A quanto pare risposta “affermativa”, visto che, con molta disinvoltura, per apparati militari non italiani gli USA in terra italiana (leggasi MUOS o Sigonella, o altro) spendono decine e decine di milioni di dollari.

Il console Colombia Barrosse ricorda che fra Italia e USA c’è “un rapporto di alleanza storico e valido”. Noi ricordiamo al console americano che, al tempo di Mussolini, c’era un altrettanto “rapporto di alleanza storico e valido” tra Italia e Germania. Sappiamo tutti come è andata a finire…

Un pensiero riguardo “Per la Cassazione il Muos non si tocca: è lì, e resterà dove è!

  • 13 febbraio 2017 in 23:44
    Permalink

    Di fronte ai titoli e agli articoli sul pronunciamento della Cassazione in merito al dissequestro, corre l’obbligo di informare l’opinione pubblica che il MUOS non appartiene al Ministero della Difesa italiano ma al governo USA; la notizia che il MUOS torna al Ministero della Difesa, pertanto, non ha alcun fondamento poiché l’impianto del Mobyl User Objective System (MUOS, appunto), installato all’interno della sughereta di Niscemi, in Sicilia, appartiene al corpo dei Marines degli Stati Uniti D’America, nazione che nel mondo comanda militarmente l’Occidente, ma che, fino a prova contraria, non ha ancora annullato la sovranità territoriale dello Stato Italiano. Si puntualizza che Tribunale di Caltagirone ha aperto il procedimento per abuso perché la costruzione viola il Regolamento della Riserva Naturale Orientata “Sughereta di Niscemi” per il quale l’area sulla quale sorge è inedificabile. Tale procedimento penale è ancora in corso. I legali del Movimento No MUOS, in attesa di conoscere le motivazioni sottese al pronunciamento, puntualizzano che la Cassazione si è espressa sul sequestro che è una misura cautelare, mentre il giudizio penale è in corso e deve ancora aprirsi il dibattimento. Appare, pertanto, del tutto singolare il leit motiv comune ai comunicati stampa e ai servizi radiotelevisivi lanciati in queste ore da quotidiani locali e nazionali tesi a presentare tale pronunciamento come definitivo: evidentemente, la fonte delle notizie, parziali e di parte, evita con attenzione di informare che il procedimento penale è agli inizi.

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