DOSSIER MUOS. Quel che si deve sapere. Ma nessuno può fermarlo

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Di Salvo Barbagallo

Manifestazioni locali e nazionali, prese di posizione di deputati regionali, dello stesso presidente della Regione Rosario Crocetta, proteste della popolazione del territorio interessato, nulla potrà fermare la realizzazione degli impianti militari statunitensi MUOS a Niscemi. Troppo tardi si sta incominciando a prendere coscienza che la Sicilia è un’Isola “occupata” militarmente da forze armate straniere, all’interno delle quali (in parte, come componente NATO) l’Italia è partner. La responsabilità ricade principalmente sui Governi nazionali che si sono succeduti dal dopoguerra ad oggi, ma anche sui Governi regionali che mai hanno voluto applicare lo Statuto Speciale Autonomistico. Oggi è troppo tardi per dire “NO” al MUOS, è troppo tardi per dire “NO” alla militarizzazione della Sicilia: i Trattati stipulati non possono essere disattesi, il grande gioco politico-economico-militare non può essere interrotto, le proteste destinate a cadere nel vuoto. Troppi gli interessi che ruotano su queste delicate vicende.

Non c’è solamente il MUOS che va attenzionato, ma tutte le installazioni militari statunitensi nella nostra Isola, da Sigonella, ad Augusta (base appoggio sottomarini), a Capo Passero, a Mineo, Niscemi.

La presenza militare USA dal 1950, data in cui presero l’avvio i lavori per Sigonella, costituisce un mondo a sé stante: le autorità italiane (o siciliane), così come quelle che sovrintendono le basi americane, quasi mai si sono adoperate per un processo di “integrazione”, né hanno mai favorito rapporti di concreto interscambio fra le comunità. Non si è mai aperto un effettivo dialogo. Eppure per le installazione e attorno alle installazioni ruotano anche interessi locali, come appalti e subappalti per le innumerevoli costruzioni che sono state realizzate nel tempo.

Le basi USA solo in pochi casi sono venuti alla ribalta nazionale e internazionale: nel 1983 per i 112 missili Cruise con testata atomica dislocati a Comiso; nell’ottobre del 1985 per il caso della “Achille Lauro”, quando Craxi si scontrò con il governo statunitense che intendeva catturare (con la Delta Force fatta arrivare appositamente in Sicilia) i terroristi che si trovavano a bordo di un aereo fermo a Sigonella; e, adesso, per la costruzione degli impianti del MUOS a Niscemi.

Contro il MUOS l’attuale Governo nazionale italiano non ha alcuna ragione per scontrarsi con Obama né, tantomeno, Rosario Crocetta potrebbe oggi fare nuovamente la voce grossa.

Il 19 luglio scorso il satellite più pesante (quasi 7 tonnellate) finora lanciato con un razzo Atlas, è partito da Cape Canaveral e messo in orbita: era  il Muos-2, facente parte di un programma di cinque satelliti (il primo già in orbita e funzionante). Il programma sarà pienamente operativo nel 2015, come ha precisato la Lockheed Martin, principale contrattista del Mobile User Objective System, il sistema di comunicazioni di nuova generazione, «elemento critico della sicurezza nazionale Usa».

Il sistema MUOS sarà composto da quattro satelliti operativi e uno di riserva in orbita, e da quattro stazioni terrestri, una alle Hawaii, una a Norfolk in Virginia, una in Australia e la quarta a Niscemi.

Il MUOS fornirà utenti con accessi militari point-to-point e con comunicazione compensata con l’accesso basato su un sistema di precedenza e preventivo per voce, dati, video o una miscela di servizi voce e dati che coprano l’intero globo. Le Connessioni possono essere instaurate su richiesta dagli utenti nel campo, in pochi secondi. In parole povere, le grandi antenne paraboliche, grazie ai satelliti, collegheranno le unità navali, aeree e terrestri mentre sono in movimento, in qualsiasi parte del mondo si trovino.

Il MUOS (Mobile User Objective System) è un sistema ad altissima frequenza (UHF-Ultra High Frequency, nello spettro da 300 MHz a 3 GHz) del sistema SATCOM, in primo luogo al servizio del DoD (Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti). Il Programma delle Comunicazioni Satellitari” della Marina Militare degli Stati Uniti d’America del comitato esecutivo del programma (PEO) per i sistemi spaziali a San Diego è lo sviluppatore a capo del programma MUOS.

Il programma MUOS è stato affidato nel 2002 alla Lockheed Martin, la più potente delle compagnie del comparto difesa degli Stati Uniti d’America, con oltre 126.000 dipendenti e un fatturato annuo da capogiro per 45,8 miliardi di dollari.

Lockheed Martin, dunque,  è il “Prime Contractor” del sistema e progettista del MUOS su commissione della US Navy Contract, come venne annunciato il 24 settembre 2004.

Tra i subappaltatori chiave del MUOS vi sono, inoltre, la General Dynamics, la Boeing e la Harris.  Il primo satellite MUOS, MUOS-1, è stato lanciato nello spazio il 24 febbraio 2012, il secondo, come detto, il 19 luglio scorso, il terzo è programmato entro il 2013, il quarto nel 2014, l’ultimo entro l’ottobre del 2015.

Quanto costa il MUOS? Le cifre esatte non si conoscono, ma l’intero programma dovrebbe superare i quattro miliardi di dollari. Una cifra astronomica, ma il gioco, a quanto pare, vale la candela.

Quanto è stato speso e quanto costerà la base di Niscemi una volta completata? Sono dati estremamente “riservati”. Antonio Mazzeo, in un suo articolo, fa notare che Come se non bastasse, nel capitolo “altre forniture, attività 5-7” del bilancio di previsione 2012 per la Marina Usa c’è pure un finanziamento di 280.000 dollari destinato alla stazione di Niscemi (NCTS Sicily Microwave), per “progettare, realizzare, installare e testare le componenti elettroniche necessarie all’interconnessione con le principali installazioni di NAS Sigonella, in modo di assicurare circuiti affidabili a supporto VLF, HF, MUOS e di altre missioni tattiche strategiche operate da NCTS Sicily”. Questo programma ha il pregio di sbugiardare i politici e i militari che avevano assicurato che con l’entrata in funzione del MUOS sarebbero state disattivate le 41 antenne a microonde della stazione US Navy, con conseguente riduzione delle pericolosissime emissioni elettromagnetiche a Niscemi. Contractor è SPAWAR – Space and Naval Warfare Systems Center Pacific, il centro di ricerca spaziale della Marina con sede a San Diego, California. Sarà una coincidenza, ma proprio SPAWAR ha elargito negli ultimi due anni all’Università degli Studi di Catania 475.000 dollari per programmi top secret nel campo dell’elettronica e delle telecomunicazioni. Il MUOS è sempre più una vacca da mungere e una fabbrica del consenso”.

Non vogliamo essere pessimisti, ma il MUOS a Niscemi, a nostro modestissimo avviso, nessuno sarà in grado di fermarlo, neanche le giuste manifestazioni di massa: di fronte a investimenti e programmi, pianificati da anni e anni, di rilevanza globale poco importa se a rimetterci sarà la salute degli abitanti del territorio, oppure se gli aeroporti di Comiso e Fontanarossa potranno subire interferenze pericolose. Le onde elettromagnetiche che emetteranno le antenne paroboliche avranno, infatti, pesantissimi effetti sul traffico aereo nei cieli siciliani. “La potenza del fascio di microonde del MUOS è senz’altro in grado di provocare gravi interferenze nella strumentazione di bordo di un aeromobile che dovesse essere investito accidentalmente“, spiegano i tecnici.

Sono un centinaio le basi americane in Italia, al cui mantenimento il nostro Paese contribuisce nella misura di circa il 40 per cento: svolgono sempre più funzioni di carattere globale nella strategia USA. Queste basi (cui si aggiungono quelle Nato sempre sotto comando USA) dipendono dalla catena di comando statunitense e sono quindi di fatto sottratte ai meccanismi decisionali italiani: quando e come vengono usate dipende non da Roma ma da Washington.

Le installazioni USA in Sicilia sono:

  • Sigonella [Ct]. Principale base terrestre dell’Us Navy nel Mediterraneo centrale, supporto logistico della Sesta flotta [circa 8.000 persone tra militari e civili americani ]. Oltre ad unità della Us Navy, ospita diversi squadroni tattici dell’Usaf: elicotteri del tipo HC-4, saltuariamente caccia Tomcat F14 e A6 Intruder, gruppi di F-16 e F-111 equipaggiati con bombe nucleari del tipo B-43, da più di 100 kilotoni, squadrone di Glòbal Hawhs e Predator (velivoli senza pilota).
  • Motta S. Anastasia, Stazione di telecomunicazioni.
  • Caltagirone, Stazione di telecomunicazioni.
  • Vizzini, depositi munizioni.
  • Palermo, aeroporto Punta Raisi, base saltuaria dell’Usaf.
  • Isola delle Femmine [Pa], deposito munizioni Usa e Nato.
  • Marina di Marza, Stazione di telecomunicazioni.
  • Pachino (Rg). Quasi all’estrema punta meridionale della Sicilia sorge una delle installazioni più segrete delle forze armate statunitensi: si tratta del cosiddetto Target Range di Pachino, in provincia di Siracusa, centro di supporto per le esercitazioni aeree e navali USA e NATO nel Mediterraneo centrale. Il poligono consta di una serie d’infrastrutture realizzate all’interno di una delle aree naturali e paesaggistiche più belle della Sicilia, tra Isola dei Porri, Punta delle Formiche e Grotticelle (dove sorgono torri e piloni di segnalazione), Punta Castellazzo (dove la US Navy ha realizzato un deposito, un pontile per le imbarcazioni e una piattaforma per l’atterraggio di elicotteri) e Marza (depositi, magazzini e una torre di controllo). Epicentro del Pachino Range Target una boa ancorata in mare aperto, posta a 36° 39’ 19” di latitudine nord e 15° 00’ 52” di longitudine est, da cui si estende con un raggio di 2.700 metri l’“area di impatto” delle attività addestrative USA. Esse comprendono, secondo quanto riportato dall’Accordo tecnico tra il Ministero della difesa italiano e il Dipartimento della difesa riguardante le installazioni in uso alle forze armate USA di Sigonella, “lo sganciamento di bombe e mine inerti da parte di aerei, elicotteri e dello squadrone di pattugliamento navale P-3; le operazioni speciali di US Navy e Marina militare italiana con munizioni e dispositivi esplodenti (EOD – Esplosive Ordnance Disposal); simulazioni di atterraggio di elicotteri, diurni e notturni; lanci in acqua di paracadutisti; detonazione di materiale esplodente con peso inferiore ai 10kg”. Il complesso di Pachino viene utilizzato anche per le esercitazioni dei velivoli dell’US Air Force. Nel giugno 1995, esso permise al cacciabombardiere strategico Rockwell B-1 Lancer di sperimentare la sua potenza distruttiva contro obiettivi navali nel suo primo volo no stop dalla base aerea di Dyess (Texas) verso l’Europa. La missione, denominata “Coronet Bat”, si concluse nelle acque siciliane con lo sganciamento di decine di bombe a caduta libera BDU-50 “Mark 82” da 500 libbre. Al tempo, il B-1 era pure armato con 24 missili da crociera AGM-86 e AGM SRAM in grado di trasportare bombe nucleari del tipo B-61 e B-83.
  • Augusta, base sottomarina della Sesta flotta e deposito munizioni.

Sulle acque del golfo di Augusta si specchiano i monti Climiti: al loro interno i fiumi carsici hanno scavato nei secoli numerose grotte naturali. In una di esse, Cava Sorciara, la Marina Militare ha occultato uno dei suoi maggiori depositi di munizioni in tutta Italia. Per oltre mezzo secolo, secondo fonti parlamentari, l’area è stata pure utilizzata per immagazzinare le armi chimiche in dotazione alle forze armate nazionali e statunitensi. Inutile chiedersi se e quando essa sia mai stata bonificata. Cava Sorciara è ancora un’installazione top secret, come lo è il grande centro di telecomunicazione della vicina località di Palombara (sede alternata al Centro di comando operativo della Marina Militare di Santa Rosa, Roma), pienamente integrato nella rete C3I (comando, controllo, comunicazioni e intelligence) dell’Alleanza atlantica.

 

  • Monte Lauro, Stazione di telecomunicazioni.
  • Centuripe, Stazione di telecomunicazioni.
  • Mineo, Stazioni di telecomunicazioni e deposito.
  • Niscemi, base del NavComTelSta [comunicazione Us Navy
  • Nebrodi, Stazioni di telecomunicazioni.
  • Trapani, base Usaf con copertura Nato.

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