Published On: gio, feb 9th, 2012

L’uomo del Terzo Millennio sui sentieri dell’esistenza del contingente

Già  ventisei secoli or sono, nelle colonie greche un uomo tremendo iniziò a tracciare il sentiero di Sofia.

Lo chiamavano l’investigatore  o l’iper-scrutatore; infatti, il filosofo era un uomo di straordinaria attività mentale e morale.

La filo-sofia nasce propriamente con Parmenide ed Eraclito. Ciò che immediatamente la precede: fisiologia ionica, pitagorismo, orfismo, Ecateo, è preludio e nulla di più. Parmenide ed altri del suo tempo dettero all’esposizione della loro dottrina il nome di aletheia tale è il nome originario del filosofare.

Nella lingua volgare il termine a-letheia assunse il significato di scoprimento, denudamento, rivelazione, disvelamento .

Quando nel I secolo d.C. , si verificò una nuova radicale scoperta, una nuova e grande “Rivelazione” (cioè velare per una seconda volta), distinta dalla filosofia, il termine aletheia in sette secoli di filosofia aveva già usurato il suo senso metaforico e si dovette ricercare un altro termine per esprimere la «rivelazione»: fu così adottato il termine apo-kalipsis, che significa esattamente la medesima cosa, ma solo in un modo più caricato.

In quanto aletheia, la filosofia equivale a verità, a verifica, scoperta della verità, o della realtà nuda al di là delle vesti di falsità che la nascondono. Ciò che è nudo è la realtà e il denudamento è la verità, verifica o aletheia. Il nome aletheia, fu inventato per uso intimo; era un nome che non destava sospetto né si prestava ad attacchi del prossimo. Ma appena la gente seppe che c’erano filosofi nella polis, dei «verificatori», prese ad attaccarli, a fraintenderli, a confonderli con altre occupazioni equivoche, ed essi dovettero abbandonare quel nome meraviglioso quanto ingenuo e accettarne un altro, generatosi spontaneamente e infinitamente peggiore, però più pratico, vale a dire, più stupido, più vile, più prudente, fu adottato il termine “Filosofia”. Il pensatore deve per questo nascondere l’attivita’ a cui si dedica ( ricerca della “verità”) evitandone anche il nome e ricorrere a precauzioni e simulazioni.

Qualche secolo più tardi il Messia, attraverso una famosa parabola, ci ricorderà che chi è in possesso di un lume non lo nasconde sotto un letto ma lo pone su un comodino in modo tale da avere Luce. I primi “ricercatori” dell’antica Grecia furono così costretti ad avere cautela nelle loro esposizioni dottrinali per non correre il rischio di essere condannati a morte.

Se analizziamo il passato filosofico ci accorgeremo che tutte le filosofie ci presentano abitualmente il mondo “diviso” in due mondi, un mondo patente e un trans-mondo. La chiarificazione del rapporto tra queste due dimensioni fu una delle 12 fatiche di Ercole, che questi uomini tremendi, eroici, condottieri, dovettero affrontare.

Il primo risultato di questa indagine generò l’ idea dell’ uomo come «microcosmo» e dunque evidenziarono ciò che vi è di propriamente divino nell’uomo stesso.

Questa concezione ricorre costantemente nella filosofia greca, da Anassimene a Pitagora, da Eraclito e Empedocle, da Democrito a Aristotele, dagli stoici alla scuola esegetica di Alessandria. Essa trovò la sua espressione più famosa nel mito platonico dell’ origine del mondo raccontato nel Timeo, secondo il quale l’anima e il corpo del mondo furono creati dal Demiurgo avendo a modello la forma ideale della “creatura vivente”.

Il significato del termine non mutò sostanzialmente nei neoplatonici, negli gnostici e nella Kabbalah ebraica. La scolastica cristiana approfondì il senso della somiglianza esistente tra l’uomo “immagine di Dio” e il Cosmo, anch’esso segnato dalle orme del suo “creatore” . La corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo fu successivamente ripresa, sotto vari aspetti, da Nicola Cusano, Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, Paracelso, Giordano Bruno, Tommaso Campanella, fino a Leibniz e a Rudolph H. Lotze.

Il rapporto analogico fra macrocosmo e microcosmo è formulato perfettamente nella Tavola Smeraldina ; ma ne diede testimonianza in prima persona lo stesso Gesù’ Cristo, che attinse dalla “sorgente di vita” quell’energia indispensabile per compiere quei “prodigi”.

Per questi Filosofi, la dimensione sovrasensibile, rappresentava la cartina tornasole del loro operato. Chi meglio del firmamento poteva indicare le vie della Ragione?

Dunque, è evidente che questi cavalieri del libero pensiero, nel corso dei secoli, indagarono continuamente le forze latenti dell’uomo; occulte energie che riposano in pace nel cuore di ogni individuo. Questi condottieri della saggezza guidarono l’umanità’ tra i sentieri di Sofia, vie tortuose dello spirito umano.

A noi fu rivolto l’invito dei figli di Minerva, che ci esortano ad apprendere e a conoscere le cose del mondo con quei nomi che essi hanno dato attraverso quelle manifestazioni, scaturiti dallo spirito dei loro artefici divini. Questi nomi contengono i segreti delle cose, come nel caso del vocabolo enigmatico “aletheia”.

La profanazione dei termini si è protratta nel corso dei secoli, giungendo fino a noi, con tutte le sue costanti tradizionali e le sue variabili storiche.

Da secoli, i maestri di questa ignobile arte, hanno dettato con le loro encicliche e con i loro emendamenti, le regole esistenziali che miliardi di persone hanno, consapevolmente o ingenuamente, rispettato. Questi persecutori della “Parola” hanno indottrinato per anni la comunità mondiale con i loro dogmi. Le varie religioni della terra pretendono da sempre di possederela Verità. Laloro “rivelazione”, intesa come trasferimento della Verità Assoluta da un’individualità’ ad un’ altra, si è risolta miseramente nel ri-velare (velare di nuovo) piuttosto che svelare (togliere il velo).

“Attraversare i Misteri”, come intende invece Ermete Trismegisto, non significa certo ascoltare una teoria logica che induce alla Conoscenza. Questa Conoscenza è l’Essenza dell’Essere, è l’Essenza dell’Essere, è identità con l’ Essenza (Padre), è transustanziazione dalla materia (psiche) in Spirito (Spirito Santo); è, in definitiva, la trasformazione del piombo in oro (realizzazione e sacrificio del figlio).

In realtà nessuno dei Grandi Iniziati (Gesù’, Maometto, Buddha, Krisna…o lo stesso Jahvè sul monte Sinai) hanno mai espressamente inteso svelare una Verità Assoluta; piuttosto, tutti hanno invece offerto un loro Metodo di realizzazione che si è successivamente, identificato con le particolari religioni o atteggiamenti mentali atti a realizzare l’illuminazione del Sé.

La realizzazione è partecipazione diretta, azione soggettiva. Per realizzare e conoscere i nomi segreti delle cose bisogna scendere in campo e combattere……ma qualcuno non vuole…… !

Gaetano Di Benedetto

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